Il Trentino terra di vigneti. Viaggio tra bollicine, vini e distillati
Le attrattive turistiche della regione, e della provincia di Trento più in generale, sono numerose: dal trekking all’arrampicata e dal bike tour all'immancabile enogastronomia. Lo scettro è racchiuso nelle mani dei vigneti che regalano vini rossi, bianchi, spumanti e distillati di pregio
TRENTO - Le qualità che qui sono prodotte sono molteplici, complice anche un clima freddo o fresco a seconda delle stagioni che si contrappone alle distese, o meglio dire piane presenti proprio alle pendici dei monti (alluvionali o inondate di sole) e queste ultime in Trentino non fanno solo cornice, ma anche molto del contenuto. Certamente recarsi in Trentino, detto così, può apparire un po' vago, incentriamo dunque la focalizzazione sul capoluogo e a raggiera, per una ventina di chilometri.

Sicuramente le attrattive turistiche della regione, e della provincia di Trento più in generale, sono numerose: dal trekking, all'arrampicata, bike tour e molto altro, ma noi ci occuperemo di gusto e di sapori. Lo scettro è racchiuso nelle mani dei vigneti, questi, nelle piane, appaiono come evidenti pennellate, cuori e creatori dei vini trentini.
Ma dopo aver osservato, ed essersi fatti catturare da questi scenari, occorre addentrarsi tra paesi e contrade per scivolare, in ultimo, nelle cantine. Ve ne sono svariate da queste parti, molte di tradizione antica, dalle più piccole ma che raccolgono comunque prodotti di qualità, a quelle davvero grandi, aziende con la a maiuscola quali Rotari o Ferrari, o anche Metius piuttosto che Abate Nero o Cavit, non sono nomi da poco, ma tutte queste hanno in comune lo spiegare cosa voglia dire fare vino: tradizione, passione, arte.
Visitare una cantina è un'esperienza entusiasmante e a spiegare come i vini siano una vera e propria forma d'arte, quelli meritevoli s'intende, sono proprio gli enologi. Dico, avete mai incontrato alcuni educatori raffigurati in certe pagine gaddiane, compresi interamente nel loro ruolo di detentori del giudizio morale e del gusto estetico? Io sì. E l'enologo incarna questo ruolo di precettore, educatore e giudice di un buon vino per sé e per il pubblico, il consumatore. Il vero banco di prova però è la tavola, occorre tuttavia una precisazione.
Uno tra i prodotti più consumati sono le bollicine, quindi un vino spumante. Molti considerano (e io ero tra questi) le bollicine un prodotto d'elite, da stappare in qualche occasione, e centellinare in coppa raramente. Bisogna ricredersi anche perché in Trentino, le varie qualità di bollicine sono usate dall'aperitivo al fine pasto con molta naturalezza. Il motivo è semplicissimo, è un vino che squisitamente si adatta a i tipici piatti locali; la carne salada, il trentingrana, i tanti formaggi più o meno stagionati, primi e secondi spesso adagiati su un letto di creme d'accompagnamento fatte con erbette, asparagi di Zambana, o mele della Val di Non... E dopo i tanti piatti possibili c'è da sbizzarrirsi con la scelta dei vini. Ecco, questi ultimi però, innanzi tutto si osservano, si nota l'unghia, il colore, ma prima di portarli alla bocca si gustano col naso. Dopo aver dato loro un bel giro, che ravviva subito tutte le qualità di questo nettare, basta avvicinarlo al naso per scandirne pregi, difetti, i grappoli di profumi che possono andare dalla frutta matura (mele, ciliegie, mirtilli o fragole, lychees –ottimo Endrizzi-) sino ai prodotti lievitanti (crosta di pane, dolce secco), o infine un retrogusto di ciccolato o caffè per talune varietà.
Non solo bollicine, infatti molti piatti tipici, spesso di carne sanguigna ancor meglio si adattano ai rossi, quali il notissimo Teroldego - piana rotaliana - piuttosto che il Marzemino. Qualità altissima per entrambi, l'uno forse un po' più noto, ed in grado di farsi apprezzare più agevolmente, l'altro di gusto più ricercato, un vino da studiare. A fine pasto? Una grappa naturalmente, Nosiola, Segnana o anche un Vino Santo definito 'passito dei passiti”... Ma di questo si parlerà una prossima volta.

Sicuramente le attrattive turistiche della regione, e della provincia di Trento più in generale, sono numerose: dal trekking, all'arrampicata, bike tour e molto altro, ma noi ci occuperemo di gusto e di sapori. Lo scettro è racchiuso nelle mani dei vigneti, questi, nelle piane, appaiono come evidenti pennellate, cuori e creatori dei vini trentini.
Ma dopo aver osservato, ed essersi fatti catturare da questi scenari, occorre addentrarsi tra paesi e contrade per scivolare, in ultimo, nelle cantine. Ve ne sono svariate da queste parti, molte di tradizione antica, dalle più piccole ma che raccolgono comunque prodotti di qualità, a quelle davvero grandi, aziende con la a maiuscola quali Rotari o Ferrari, o anche Metius piuttosto che Abate Nero o Cavit, non sono nomi da poco, ma tutte queste hanno in comune lo spiegare cosa voglia dire fare vino: tradizione, passione, arte.
Visitare una cantina è un'esperienza entusiasmante e a spiegare come i vini siano una vera e propria forma d'arte, quelli meritevoli s'intende, sono proprio gli enologi. Dico, avete mai incontrato alcuni educatori raffigurati in certe pagine gaddiane, compresi interamente nel loro ruolo di detentori del giudizio morale e del gusto estetico? Io sì. E l'enologo incarna questo ruolo di precettore, educatore e giudice di un buon vino per sé e per il pubblico, il consumatore. Il vero banco di prova però è la tavola, occorre tuttavia una precisazione.
Uno tra i prodotti più consumati sono le bollicine, quindi un vino spumante. Molti considerano (e io ero tra questi) le bollicine un prodotto d'elite, da stappare in qualche occasione, e centellinare in coppa raramente. Bisogna ricredersi anche perché in Trentino, le varie qualità di bollicine sono usate dall'aperitivo al fine pasto con molta naturalezza. Il motivo è semplicissimo, è un vino che squisitamente si adatta a i tipici piatti locali; la carne salada, il trentingrana, i tanti formaggi più o meno stagionati, primi e secondi spesso adagiati su un letto di creme d'accompagnamento fatte con erbette, asparagi di Zambana, o mele della Val di Non... E dopo i tanti piatti possibili c'è da sbizzarrirsi con la scelta dei vini. Ecco, questi ultimi però, innanzi tutto si osservano, si nota l'unghia, il colore, ma prima di portarli alla bocca si gustano col naso. Dopo aver dato loro un bel giro, che ravviva subito tutte le qualità di questo nettare, basta avvicinarlo al naso per scandirne pregi, difetti, i grappoli di profumi che possono andare dalla frutta matura (mele, ciliegie, mirtilli o fragole, lychees –ottimo Endrizzi-) sino ai prodotti lievitanti (crosta di pane, dolce secco), o infine un retrogusto di ciccolato o caffè per talune varietà. Non solo bollicine, infatti molti piatti tipici, spesso di carne sanguigna ancor meglio si adattano ai rossi, quali il notissimo Teroldego - piana rotaliana - piuttosto che il Marzemino. Qualità altissima per entrambi, l'uno forse un po' più noto, ed in grado di farsi apprezzare più agevolmente, l'altro di gusto più ricercato, un vino da studiare. A fine pasto? Una grappa naturalmente, Nosiola, Segnana o anche un Vino Santo definito 'passito dei passiti”... Ma di questo si parlerà una prossima volta.

