Patata di Bologna e Ricciarelli nel registro delle Dop e Igp
La Commissione europea ha iscritto nel registro delle Dop e Igp i Ricciarelli di Siena e la Patata di Bologna. A breve anche il Marrone della valle di Susa sarà inserito nell’elenco. Con 201 specialità tutelate negli ultimi 10 anni sono raddoppiati i prodotti Dop/Igp italiani riconosciuti in Europa
La Commissione europea ha riconosciuto l'Igp ai 'Ricciarelli di Siena” e la Dop alla 'Patata di Bologna”. Nati come dolci tipici e insostituibili delle ricorrenze natalizie, i Ricciarelli di Siena hanno esteso il loro consumo anche agli altri mesi dell'anno, soprattutto per effetto della forte affluenza nel territorio di visitatori e turisti di ogni parte del mondo. Fin dall'antichità Siena si è caratterizzata per una forte presenza dell'artigianato dolciario, retaggio del ruolo importante svolto nei secoli dalle locali spezierie che, sorte nel Medioevo, sono state le depositarie della produzione tipica del territorio. La 'Patata di Bologna”, invece, presenta tradizionalmente un contenuto medio di sostanza secca e una buona consistenza della polpa, elementi che la rendono particolarmente adatta a essere utilizzata in molteplici modi in cucina. Il gusto tipico ma non troppo pronunciato e la sua buona conservabilità ne fanno ancora oggi il riferimento ottimale per il mercato. La Dop si lega da sempre alla zona di produzione, come confermano le peculiarità qualitative della Patata di Bologna (odore, gusto, intensità del colore della polpa e della buccia), determinate, oltre che dalla genetica, anche dall'ambiente di coltivazione (suolo, clima, tecnica colturale, tipologia di conservazione) tipico della provincia di Bologna.
è stata inoltre pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea di oggi la domanda di riconoscimento come Igp del 'Marrone della valle di Susa”. è dunque iniziata la procedura comunitaria che prevede sei mesi di tempo per permettere agli altri Stati membri di presentare domanda di opposizione alla richiesta di Igp. Trascorso questo periodo il Marrone della valle di Susa verrà iscritto nel registro ufficiale europeo delle Dop e Igp.
Il Marrone della valle di Susa si caratterizza per il colore e la croccantezza della polpa, per il sapore dolce e profumato e per la pezzatura medio grossa: elementi che hanno reso il Marrone della valle di Susa molto apprezzato sul mercato interno ed estero.
Fin dal 1200 si hanno notizie della coltivazione dei castagneti da frutto. Merita di essere ricordato il 'Castagneretum di Templeris”, situato tra i comuni di Villarfocchiardo e San Giorio di Susa, appartenente all'ordine dei Templari, ove ancora oggi vi sono le più antiche ceppaie. «Continua il lavoro di tutela del patrimonio agroalimentare di qualità italiano - ha commentato il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia - la Commissione europea ha iscritto nel registro delle Dop e Igp i 'Ricciarelli di Siena” e la 'Patata di Bologna”. A breve, inoltre, anche il Marrone della valle di Susa sarà inserito nell'elenco delle indicazioni geografiche tutelate. Si tratta di ulteriori valori aggiunti al nostro già ricco made in Italy, una garanzia di eccellenza per i consumatori e, per i produttori, l'occasione per tutelare la loro tradizione produttiva».Con 201 specialità alimentare tutelate negli ultimi dieci anni sono raddoppiati i prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp) italiani riconosciuti in Europa dove il Made in Italy di qualità ha conquistato il primato superando la concorrenza francese. E quanto emerge da una analisi della Coldiretti dopo il riconoscimento dei 'Ricciarelli di Siena” Igp e della 'Patata di Bologna” Dop. I riconoscimenti nazionali sono aumentati dai 101 del 2000 ai 201 attuali, di gran lunga superiori a quelli della Francia (170 prodotti) che guidava invece la classifica all'inizio del millennio. Se i Ricciarelli di Siena sono i dolci tipici delle ricorrenze natalizie, il riconoscimento della Patata di Bologna Dop è un preciso segnale verso la valorizzazione del legame con il territorio delle produzioni che dimostra come l'Italia non abbia bisogno della patata ogm Amflora recentemente autorizzata dalla Commissione Europea.
Il 'tesoro” Made in Italy si fonda su 126 Dop e 75 Igp tra i quali 74 prodotti ortofrutticoli, 39 oli extravergini di oliva, 37 formaggi, 32 prodotti a base di carne, 6 prodotti da panetteria, 4 spezie o essenze, 3 aceti, 3 prodotti di carne e frattaglie fresche, 2 pesci, molluschi o crostacei freschi e prodotti derivati e 1 miele). Complessivamente il fatturato dei prodotti a denominazione di origine Made in Italy ha sfiorato nel 2009 i dieci miliardi di euro realizzati per quasi il 20% sui mercati esteri dove crescono parallelamente anche le imitazioni ed i tarocchi. I prodotti più consumati sono i formaggi (con il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano in testa) ed i salumi (tra i quali guidano la classifica il Prosciutto di Parma e quello di San Daniele), ma sono cresciute anche le altre categorie di prodotto come gli ortofrutticoli (dalla Mela della Val di Non a quella dell'Alto Adige, dalle Arance Rossa di Sicilia alla Pesca e Nettarina della Romagna) e gli extravergini.
A frenare la diffusione del Made in Italy a denominazione è la proliferazione dei prodotti alimentari taroccati all'estero che sono causa di danni economici, ma anche di immagine. Il rischio reale è che si radichi nelle tavole internazionali un falso Made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili. è il caso dei formaggi tipici dove il Parmesan è la punta dell'iceberg diffuso in tutto il mondo, dagli Usa all'Australia, ma ci sono anche il Romano, l'Asiago e il Gorgonzola prodotti negli Stati Uniti dove si trovano anche il Chianti californiano e inquietanti imitazioni di soppressata calabrese, asiago e pomodori San Marzano 'spacciati” come italiane. E in alcuni casi sono i marchi storici ad essere 'taroccati” come nel caso della mortadella San Daniele e del prosciutto San Daniele prodotti in Canada. I Paesi dove sono più diffuse le imitazioni sono Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti dove appena il 2% dei consumi di formaggio di tipo italiano sono soddisfatti con le importazioni di formaggi Made in Italy, mentre per il resto si tratta di imitazioni e falsificazioni ottenute sul suolo americano con latte statunitense in Wisconsin, New York o California. Ma a preoccupare sono anche le tendenze di Paesi emergenti come la Cina dove il falso Made in Italy è arrivato prima di quello originale e rischia di comprometterne la crescita.
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