Arriva nelle librerie italiane 'Adottare la terra (per non morire di fame)”. è il titolo del libro del ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Luca Zaia (nella foto). L'agricoltura sta morendo. Stretta tra catastrofi naturali e l'invasione di organismi geneticamente modificati, la terra è in una situazione che definire drammatica sarebbe un eufemismo. Di mezzo ci vanno milioni di contadini, che in tutto il mondo compiono da sempre gli stessi gesti e conducono ogni giorno la stessa vita. Occorre un'idea, ma serve anche la volontà di realizzarla fino in fondo.

In un Ministero istituzionalizzato e lontano dalla luce dei riflettori come quello dell'agricoltura è arrivata una delle nuove leve della politica. Luca Zaia ha dato vita a un'esperienza culturale trasversale, non ideologica e dal forte indirizzo pragmatico.

Questo libro nasce da un'intuizione: per salvare l'uomo dai suoi errori occorre adottare la terra. Proprio come se fosse un'orfana. Proprio come se fosse una bambina bisognosa di tutto. In realtà ha bisogno di poco: un po' di buon senso, una classe dirigente che si innamori dello spazio e dei luoghi che abita, un po' di rispetto. Sembra poco, invece sarebbe una rivoluzione. Necessaria se, come spiega l'autore, non si vuole morire di fame.

Occorre partire, quindi, da un cambiamento di mentalità: bisogna abbandonare l'idea che il mondo rurale rappresenti una sorta di residuo del passato. Oggi più che mai esso incarna, invece, una realtà viva, ricca di risorse e di valori; è il settore fondamentale, "primario" nel senso pieno del termine, per il nostro futuro.

I prodotti delle agricolture "vere", afferma Zaia, sono sempre espressione di un'umanità autentica, di una storia e di una cultura, di una tradizione e di un sapere radicati in un territorio, in una "comunità". Intorno alla terra, quindi, si crea e si consolida una specifica "identità ". Lo stesso federalismo, considerato dal ministro come un traguardo irrinunciabile per rilanciare l'agricoltura italiana, viene presentato in quest'ottica: il federalismo, sostiene Zaia, «è una prospettiva realizzabile solo se si crede che esistano ancora differenti identità culturali (quindi sociali e produttive), e che esse siano una ricchezza per il nostro territorio».

Il libro è il racconto di un'esperienza che guarda alle storie di terra incontrate in due anni di impegno e di lavoro, un viaggio i cui orizzonti si allargano all'Europa e al resto del pianeta. Un libro fotografico di istantanee folgoranti e di idee così antiche da apparire nuovissime.

Luca ZaiaEcco alcuni brani tratti dal libro:
«A me viene in mente che il mondo così come lo abbiamo immaginato per centinaia di anni sia come un bicchiere lasciato sul bordo di un tavolo, ma già sul punto di cadere, in un ralenti drammatico, ineluttabilmente destinato all'abisso. Sembra prossima la folle caduta, l'impatto, l'impazzire delle schegge deflagrate nel caos. Però il bicchiere, per ora, è soltanto inclinato. La moviola può attendere. Per ora».

«Non ho mai creduto in un dio che, malvagio o burlone, si prenda gioco dell'umanità oppure ci voglia punire per i nostri errori. Sono radicato in una cultura religiosa che non avverte l'incombenza della vendetta divina. Semmai Egli, chiamatelo poi, se volete, Destino o Cosmo, ci lancia dei messaggi che servono per vivere meglio. Ciò che leggo in questi messaggi davvero sembra di inequivocabile interpretazione: bisogna cominciare a prendere sul serio il nostro futuro. Bisogna tornare ad avere una visione».

«Sta di fatto che mai come in questi ultimi decenni i cambiamenti sopravvenuti sono stati radicali e, per molti aspetti, sorprendenti. Non concordo con l'assunto terroristico di qualche estremista dell'ecologismo, sempre in grande spolvero nel sistema mediatico, che vive di iperboli e di esagerazioni: sono convinto che, per molti aspetti, la modernità sia stata capace di farci vivere meglio...»