Lav, sulle confezioni delle uova informazioni ambigue sull'allevamento
Una nuova indagine della Lav (Lega anti vivisezione) su 17 confezioni di uova da allevamento in gabbia, in vendita nei supermercati di Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Bari ha dimostraro che le confezioni di uova presentavano informazioni ambigue sul sistema di allevamento delle galline
Informazioni ambigue su molte confezioni di uova di galline allevate nelle gabbie di batteria, sistema d'allevamento che interessa ancora l'80% delle galline allevate in Italia (68% nell'Ue): è questo il risultato della nuova indagine svolta dalla Lav (Lega anti vivisezione) su 17 confezioni di uova da allevamento in gabbia, in vendita nei supermercati di Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Bari.Per questo la Lav presenterà un nuovo ricorso all'autorità garante della concorrenza e del mercato, dopo l'analogo atto che l'associazione presentò nel 2008, cui fece seguito l'intimazione del garante a gran parte delle aziende contestate, di correggere l'etichettatura rendendola conforme alla normativa e in modo da indicare correttamente il sistema di allevamento sulle confezioni di uova.
«Intimazione purtroppo disattesa da alcuni marchi, a quanto pare - dichiara Roberto Bennati, vicepresidente della Lav - e così i consumatori di uova ogni giorno rischiano di essere ingannati da scritte fuorvianti, a volte poco leggibili perché riportate con carattere molto piccolo o seminascoste, o da immagini bucoliche non corrispondenti alla realtà dell'allevamento intensivo nelle gabbie di batteria. Questa mancanza di trasparenza può costituire un freno all'applicazione della Direttiva europea n.74/1999 che introdurrà il divieto delle gabbie di batteria convenzionali a partire dal 2012 e quindi un freno alla riconversione verso sistemi d'allevamento non in gabbia. Sollecitiamo quindi il ministero delle Politiche agricole a perseguire una politica di maggiore rigore e a farsi promotore di un'azione normativa integrativa, al fine di garantire un'etichettatura delle uova aderente alla realtà della produzione e del sistema di allevamento delle galline, nel rispetto delle scelte e della volontà dei cittadini».
«Una buona parte dell'industria alimentare europea non solo ha già iniziato ad adeguarsi alla normativa che scatterà dal 2012, ma è andata oltre e non utilizza o non commercializza più uova da allevamento in gabbia o ha già assunto questo impegno: si tratta di molti grandi gruppi della distribuzione alimentare in Olanda, Belgio, Austria, Francia e Regno Unito, come Rewe (la 4ª maggiore catena di distribuzione in Europa) - continua Bennati - Chiediamo ai supermercati che operano in Italia, nonché ai nostri Comuni, di fare altrettanto e fin da quest'anno, favorendo l'applicazione della direttiva e soprattutto assecondando la richiesta di uova provenienti da sistemi d'allevamento più attenti al benessere animale. Ricordiamo che, secondo un sondaggio Eurobarometro, il 62% dei consumatori europei sarebbe disposto a cambiare il proprio consueto luogo d'acquisto per poter comprare prodotti alimentari maggiormente rispettosi degli animali».Per orientare al meglio i consumatori, sabato 13 e domenica 14 marzo, in 350 piazze d'Italia, la Lav distribuirà la nuova guida-pratica al sistema di etichettatura delle uova, utilissima a molte famiglie dal momento che il consumo medio procapite annuo nell'Ue è di 220 uova. Presso i tavoli Lav sarà possibile anche firmare le cartoline-appello rivolte ad amministrazioni locali e supermercati invitandoli a preferire le uova di galline libere. Si potrà anche sostenere questa campagna portando a casa il tradizionale uovo di cioccolato fondente della Lav (commercio equo e solidale), in cambio di un contributo minimo di 11 euro.

