ROMA - Il paesaggio rurale è un bene collettivo, legato alla storia e alla cultura di un popolo. Non può essere affidato a dinamiche economiche ma, così come avviene per i centri urbani, può e deve essere oggetto di una pianificazione. La sua tutela inoltre, che non è solo conservazione, deve mirare alla difesa dell'ambiente in armonia con le esigenze dell'agricoltura moderna e in particolare della vitivinicultura. Per questo le Città del vino hanno raccolto idee, regole ed esperienze concrete per un vero e proprio piano regolatore rurale nel volume Vino e paesaggio, materiali per il governo del territorio vitivinicolo curato da Pier Carlo Tesi, Lorenzo Vallerini e Luigi Zangheri e presentato a Roma in collaborazione con la Camera dei deputati.

Il percorso di riflessione era già cominciato negli anni Novanta con il nome ambizioso ma incisivo di "Piano regolatore delle Città del vino", spinto dall'opportunità di adeguare le realtà agricole al cambiamento dei tempi e all'esigenza di sviluppare tecniche nuove anche esteticamente valide. I mutamenti climatici degli ultimi anni e l'erosione dei suoli hanno reso ancora più forte la necessità di far crescere la cultura del paesaggio e far maturare l'idea che il territorio rurale debba essere oggetto di pianificazione dell'ente pubblico, in particolare dei comuni, in pieno accordo con chi sulla terra vive e ne trae utilità.

Con la Convenzione europea del paesaggio, anche la Conferenza del consiglio d'Europa ha contribuito a far maturare in chi decide e nella gente comune il principio che il territorio è un bene di tutti, un valore aggiunto che va salvaguardato. Le tematiche affrontate dalle Città del vino con grande anticipo ed espresse a Strasburgo le sono valse la promozione a membro permanente della conferenza.

Giampaolo Pioli«Nessuno pensa a un paesaggio cartolina, immutabile nel tempo - ha detto Giampaolo Pioli (nella foto a sinistra), presidente dell'Associazione - il territorio è il risultato di secoli di trasformazioni, segnato dal latifondo e dalla mezzadria. Nessuno è uguale a quello di 50 anni fa. è' in continua evoluzione, deve attirare il turismo ma anche gli investimenti per perseguire uno sviluppo economico basato sulle sue reali vocazioni».

Come sindaco di un piccolo comune di 3.500 anime, Suverato, Pioli non ha mancato di denunciare l'attuale crisi finanziaria dei comuni che impedisce di fatto l'attuazione di progetti, con il risultato di una costante sproporzione tra responsabilità e risorse. Il volume, frutto di due anni di lavoro, affonta in 5 capitoli le più varie tematiche, dalle normative vigenti ai piani paesistici regionali e anche l'analisi dei motivi del mancato inserimento di aree vitate italiane nel Patrimonio dell'umanità dell'Unesco, a cui invece appartengono zone francesi come Saint Emilion, e molte altre austriache, portoghesi e ungheresi.

Vino e paesaggio non vuole essere un volume di architettura pesaggistica ma una raccolta di materiale che non detta regole ma suggerimenti ad uso dei comuni, principali responsabili dell'assetto del territorio e dei produttori, quindi supporti metodologici e riferimenti operativi per le buone pratiche a tutela del paesaggio, e su insediamenti residenziali e produttivi.

«Il patrimonio paesaggistico fatto di vigneti, di coltivazioni, di borghi antichi ma anche di moderne strutture come le tante cantina d'autore - scrive Paolo Benvenuti, direttore delle Città del vino nell'introduzione - ha bisogno di essere governato con norme e strumenti che siano espressione di una forte condivisione tra pubblico e privato, tra sindaci e imprenditori,tra uffici tecnici e vignaioli».