Additivi, le bufale del Governo non aiutano la buona Ristorazione
«Conosco solo due cucine, quella buona e quella cattiva». Fra i tanti commenti dei cuochi italiani sull'ordinanza-bufala del ministero della Salute per 'accontentare” la campagna stampa di 'Striscia la notizia” contro gli additivi in cucina, ci piace sintetizzare il pensiero prevalente con le parole di Emanuele Scarello, il dinamico friulano che sta rilanciando alla grande i Jeunes restaurateurs d'Europe (Jre). Nessuna polemica con le ridicole iniziative della sottosegretario Francesco Martini, ma al tempo stesso una dimostrazione di totale disinteresse che la dice lunga su come la ristorazione italiana ha accolto un provvedimento sballato, inconsistente e truffaldino.
Una posizione che condividiamo in pieno, anche perché, come abbiamo scritto per primi in Italia quando l'ordinanza è stata, finalmente, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, è chiaro anche agli incolti che il testo firmato da ministro Ferruccio Fazio (ma chi glielo ha fatto fare, dopo le figuracce già accumulate con la storia dei vaccini per l'influenza?) non ha alcun valore normativo. Si vieta genericamente l'utilizzo di tutti gli additivi rimandando alle norme già in vigore, aprendo poi la strada al loro impiego purché ne sia comunicato l'uso al cliente. Ma in che forma deve avvenire questa informazione (che si spera sia almeno preventiva, come 'Italia a Tavola” richiede da tempo) non è indicato. Né sono fissate le sanzioni per chi non lo fa.
Le stesse stupidaggini - che ci avevano costretto a dare dell'oca alla sottosegretario che si è assunta il merito di questa sciocchezza normativa - sono presenti anche nell'altro intervento forte voluto da Striscia: la messa la bando dell'azoto 'per evitare incidenti”. A parte il fatto che andrebbe allora vietato di usare in cucina anche friggitrici o impastatrici, l'ordinanza fa un buco nell'acqua anche qui. Fissando il divieto di detenere sostanze gassose, parla di 'eccezione degli additivi alimentari” e, guarda caso, l'azoto è proprio uno di questi visto che la Ue lo ha messo fra quelli permessi con il codice E941. Al Ministero non ci si poteva informare un po' meglio?
Ci sarebbe solo da ridere, se in realtà non ci fosse da preoccuparsi. Se qualche additivo nei fatti è forse pericoloso, il Governo per pura demagogia se ne frega non indicando alcuna sigla davvero 'vietata”, senza se e senza ma. E non lo può fare perché altrimenti sarebbero coinvolte quasi tutte le industrie alimentari che nelle loro etichette ne indicano un bel po' con le sigle numeriche precedute dalla E.
Nessuna attenzione quindi ai rischi per i cittadini-consumatori, ma solo una genuflessione a una testata di Mediaset che ha deciso di giocare una sua partita personale contro la cucina molecolare, invece che impegnarsi a sostenere quella che punta su materie prime di qualità e sulla stagionalità.
E tutto questo mentre il settore agroalimentare e quello del fuori casa meriterebbero interventi di sostegno e di adeguamento ben più sostanziali. Pensiamo a un riordino del rapporto di somministrazione alimenti fra bar e ristoranti (che vede di fatto una liberalizzazione per i primi e sempre più aggravi per i secondi). Per non parlare di radicali trasformazioni delle condizioni fiscali per equiparare ristoranti e agriturismi e colpire al contrario con tasse più elevate chi somministra cibi spazzatura. è quasi incredibile che la Romania ci dia lezioni di tutela della salute a tavola colpendo i fast food, mentre da noi il Governo sponsorizza e promuove McDonald's. In questa logica la burla degli additivi non conta davvero nulla.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
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alberto.lupini@italiaatavola.net
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