Fronte delle Regioni sempre più unito No unanime agli Ogm
Le Regioni e le Provincie autonome hanno ancora un volta ribadito la loro avversione alle coltivazioni transgeniche sul territorio della Penisola. E chiedono l’attivazione della clausola di salvaguardia come strumento per mantenere il territorio di tutte le Regioni libero da coltivazioni Ogm
Ancora un no unanime e compatto alle coltivazioni transgeniche sul territorio italiano. La Conferenza delle Regioni di oggi, 16 dicembre, infatti, che ha visto relazionare sul tema il presidente della commissione Politiche agricole Dario Stefàno, assessore della Regione Puglia, ha nuovamente fatto propria la posizione di tutti gli assessori all'Agricoltura delle Regioni e delle Province autonome in merito alle colture transgeniche. «Una posizione che viene ribadita - spiega Stefàno - e che, quindi, non lascia spazio a dubbi: i territori italiani devono rimanere Ogm free. Le Regioni lo hanno ribadito con estrema chiarezza». Posizione questa che, ora, il presidente Errani si incaricherà di comunicare, e ribadire, al Governo italiano sollecitando i Ministeri competenti a procedere all'attivazione della clausola di salvaguardia, a norma dell'art. 23 della Direttiva CE 18/2001.
Anche nella decisione odierna della Conferenza delle Regioni è stato ribadito quanto già comunicato in apposito documento al ministro Galan, in occasione dell'Ultimo Comitato tecnico agricolo della settimana scorsa: «L'intesa sulle linee guida sulla coesistenza - sottolinea l'assessore Stefàno - è stata già ritirata dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome il 7 ottobre scorso e, dunque, non v'è più alcuna ragione per riproporla alla discussione. In più, in quella stessa sede del 7 ottobre, fu approvato un ordine del giorno in cui si chiedeva ai Ministeri competenti di procedere all'attivazione della clausola di salvaguardia, a norma dell'art.23 della Direttiva CE 18/2001, nei confronti delle 'varietà geneticamente modificate».
In analogia con quanto già fatto da altri Paesi, quali Austria, Francia, Germania, Grecia, Lussemburgo e Ungheria, dove la clausola è tuttora in vigore. «C'è di più - aggiunge Stefàno - il Consiglio dell'Unione Europea, che ne detiene la prerogativa, si è già espresso rigettando la richiesta di rimozione, proposta dalla Commissione dell'Ue, per Austria e Ungheria, sulla base dell'assenza di una valutazione del rischio per l'ambiente. Questo, è evidente, dà ancora più forza alla nostra posizione». Attivazione della clausola di salvaguardia, dunque, come unico strumento per mantenere il territorio di tutte le Regioni italiane libero da coltivazioni transgeniche. «E che consente peraltro- prosegue l'assessore Stefàno - di risolvere anche i contenziosi esistenti che, comunque, non possono essere imputati ad inadempienze da parte delle Regioni e Province Autonome».
«Come pure - conclude Stefàno - il ricorso alla clausola di salvaguardia da parte del nostro Paese rappresenterebbe quella alternativa alle linee guida sulla coesistenza, così da adempiere alla Sentenza del Consiglio di Stato n. 183/2010».
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