Franco VerrascinaROMA - « è tempo di assumere decisioni ferme e conseguenti per fronteggiare la crisi economica e sociale che sta devastando il nostro comparto agricolo e zootrecnico». è una fase vertenziale dura quella che ha annunciato Franco Verrascina (nella foto) presidente della Copagri, la conferederazione dei produttori agricoli che ha riunito a Roma il suo terzo consiglio nazionale.

La risoluzione approvata prevede l'avvio di una mobilitazione nazionale ad ampio raggio che si articolerà nella pressione politica nei confronti delle istituzioni di governo competenti e in vari presìdi presso i valichi di frontiera, i porti e gli stabilimenti industriali che fanno venire prodotti dall'estero spacciandoli poi per italiani. Azioni forti, queste, per tutelare la produzione nazionale contro le importazioni illegali, le contraffazioni e le manipolazioni, che rappresentano rischi per la salute, concorrenza sleale e grave danno all'economia agricola italiana.

«Dopo la Marcegaglia - ha detto Verrascina - diciamo anche noi che la pazienza è finita. Non c'è una politica agraria nel nostro Paese, manca totalmente da parte del Governo e del ministero delle Politiche agricole di una programmazione di intervento sui comparti produttivi che, già limitati da carenze strutturali come la frammentazione dei fondi, l'assenza di ricambio generazionale, gli squilibri interni alle filiere, si trovano a fronteggiare un insostenibile crollo reddituale principalmente legato a ricavi che non coprono neanche i costi».

La Copagri chiede in particolare la rapida definizione e attuazione di un pacchetto di misure straordinarie per il superamento dell'emergenza che comprenda il ripristino delle agevolazioni sul gasolio, la detassazione degli investimenti per tutte le imprese agricole (Tremonti), il rinnovo della della fiscalizzazione degli oneri sociali per l'intero settore, l'accesso al credito sostenuto da garanzie pubbliche, l'innalzamento del tetto degli aiuti e una maggiore disponibilità delle risorse per il fondo per le aree sottoutilizzate. Drammatico il quadro delineato dal presidente Copagri - confederazione a cui aderiscono 300mila associati di 98 province e 19 regioni -  e numeri dimostrano l'urgenza di cambiare rotta.

Oggi i prezzi all'origine dei prodotti agricoli sono inferiori dell'1% rispetto a dieci anni fa mentre i soli costi di produzione, senza considerare gli oneri burocratici e amministrativi, sono aumentati del 30%.Il valore della produzione da 49 miliardi di euro è scesa a 43 e il valore aggiunto da 27 a 23. Crollato il reddito degli agricoltori, dal 20 al 25%.

Poi c'è l'indebitamento verso il sistema creditizio che, salito lo scorso maggio a 39,5 miliardi con una percentuale di sofferenza del 6% testimonia un crescente bisogno di liquidità delle aziende. E non è tutto: l'agricoltura è un settore che continua a offrire lavoro: un importante contributo che rischia di essere annullato dal persistere di una mancata programmazione. Sono state 213.728 le ditte che solo nel 2009 hanno assunto 1.187.000 lavoratori, per un totale di 107 milioni di giornate. Non può attendere oltre - è stato auspicato - un confronto articolato promosso dal ministero delle Politiche agricole sulla Pac, la politica agricola comunitaria su cui gli altri paesi europei discutono da tempo e su cui Francia e Germania hanno già presentato una posizione congiunta. Su questo e sul tema generale dello stato della nostra agricoltura la Copragri, in piena convergenza con la Cia e alla Confagricoltura, ha già stilato documenti unitari.

Sempre più di attualità inoltre il problema del fotovoltaico su cui per la certezza di un reddito alcuni imprenditori stanno puntando tutto a scapito della tradizionale produzione. Intanto è stata annunciata la Festa nazionale dell'Agricoltura: si terrà a Fiesole (Fi) il 16 e il 17 ottobre.