La Svezia gourmet in tavola. A Roma i piatti venuti dal freddo
La Svezia ha presentato a Roma nella residenza dell'ambasciatore svedese Ruth Jacoby, le sue eccellenze gastronomiche con una successione di piatti illustrati da un narratore che li annunciava descrivendone origini, tradizioni, dosaggi e modo di prepararli. Sono stati presentati sei piatti tipici
ROMA - è la cucina scandinava a brillare oggi nel panorama gastronomico mondiale e se World's 50 Best della rivista Restaurant Magazine ha incoronato il Noma di Redzepi di Copenaghen come miglior ristorante del mondo, una pioggia di stelle continua a cadere anche sulla vicina Svezia. Le ultime due sono andate al Frantzén Lindeberg, un ristorantino della Città Vecchia - Gamla Stan - di Stoccolma i cui proprietari, Björn Frantzén e Daniel Lindeberg, si vantano di non avere un menu tradizionale perché a decidere ogni giorno sono l'orto bio e la disponibilità delle migliori materie prime.
Stoccolma continua così a essere l'unica capitale del nord Europa con ben due ristoranti da due stelle ma non solo: altri sette si fregiano di una stella nella mitica Guide Rouge, un numero davvero rilevante per una città delle sue dimensioni.
E Goteborg, il secondo grande centro, non è da meno con cinque ristoranti con una stella. Ma al di là dei riconoscimenti ufficiali, questo paese coperto per metà dai boschi e con l'orgoglio del rispetto assoluto della natura e dei suoi sapori ha deciso di scendere in campo per promuovere all'estero le sue eccellenze, spesso artigianali e comunque prodotte in quantità limitata, difficilmente reperibili anche nei negozi gourmand.
Un primo goloso blitz all'estero per far conoscer la cultura gastronomica svedese dal promettente nome Fabulous Flavours of Sweden si è svolto a Roma nella residenza dell'ambasciatore Ruth Jacoby, con una successione di piatti illustrati da un narratore che li annunciava descrivendone origini, tradizioni, dosaggi e modo di prepararli.
Numerosi i brindisi alternati a qualche filastrocca rituale, in omaggio alla tradizione, cantato in coro dagli eleganti padroni di casa senza perdere una briciola dell'aplomb diplomatico. Una serata deliberatamente calda, all'insegna della semplicità e dell'amicizia, in cui sono stati serviti sapori di tundre e foreste lontane, carni affumicate di renna e di alce, aringhe con intriganti salse tra l'agrodolce il piccante.
Uno strappo gradito è stato qualche tocco fusion nei piatti del freddo, come la presenza discreta di un pezzetto di parmigiano, omaggio alla nostra storia gastronomica, così come il pane e i grissini serviti insieme alle nordiche croccanti e aromatiche gallette di segale e d'orzo.
Sono stati presentati sei piatti tipici di questo grande paese, il terzo più vasto dell'Unione europea con appena 23 persone per kmq e 7.000 km di coste, che vive dei frutti della breve buona stagione e che per garantirsi le scorte per il resto dell'anno ha messo a punto perfetti metodi di conservazione, dalla semplice essiccazione all'affumicatura fino alla salagione e alla marinatura con sale e zucchero.
Al primo piatto servito - aringa e salmone marinati con salsa di senape, mouse di caviale di merluzzo e formaggio alle spezie - si è brindato con un sorprendente vino di betulla. Sì, proprio con il liquido che viene fatto sgorgare in abbondanza bucando il bianchissimo tronco dell'albero. Viene fatto fermentare per due anni fino a diventare una specie di "prosecco", per lo meno nel colore e nel perlage,ma decisamente e gustosamente aspro.
A seguire è stata servita la Tentazione di Johnsson, uno sformato gratinato a base aringhe, patate, cipolla e panna, tipica specialità natalizia. Il piatto di centro è stato un sontuoso mix di alce, renna e pernice con forti contrasti di agrodolce da smorzare con un succo purissimo di mirtillo (ci vogliono 2.300 bacche per farne una bottiglietta da 60cc), alternato a sorsi di un distillato di fuoco. Poi è arrivata una densa zuppa di piselli gialli, piatto medievale arricchito con pezzetti di maiale, fatto apposta per sostenere le forze in vista dei rituali digiuni, e infine un salsicciotto d'agnello seccato al camino prima di essere cucinato.
A conclusione un plateau di formaggi di vari tipi, molli, erborinati e stagionati cui la Svezia sta diventando un apprezzato esportatore. Il gran finale della serata gastronomica, con soddisfazione di chi già conosceva la fama della pasticceria svedese, si è svolto davanti al buffet di dolci: c'erano tortini di riso con panna e marmellata, coppette di panna con la gelatina di olivella spinosa, un altro prezioso frutto dei boschi color arancio vivo, cioccolatini e biscotti assortiti, da gustare col caffè. Sapevate che gli svedesi, dopo i finlandesi, sono il popolo che ne consuma di più?
Sia la gentile ambasciatrice di Svezia in perfetto italiano nonostante sia in carica da soli quattro mesi, sia gli altri consiglieri e funzionari padroni di casa, alcuni in una lingua per noi impossibile ma gentilmente tradotta in simultanea, hanno espresso il desiderio di far conoscere sempre più le loro tradizioni gastronomiche nel mondo perché - hanno sottolineato - per crescere anche in questo campo non bisogna dimenticare le proprie radici: un'operazione di visibilità che non a caso è stata fatta partire da Roma e dal paese che vanta il primato mondiale delle eccellenze del gusto.

