L'abbamdono progressivo dei terreni agricoli Italiani sta creando un problema seria sia all'agricoltura, che è stata la nostra forza e il nostro simbolo, ma crea anche scopiglio a livello economico.

Da anni si parla di crisi, di posti di lavoro persi, c'è chi rimpiange la Lira, ma noi italiani siamo diventati pantofolai, signori del salotto, vogliamo solo ed esclusivamente posti di rilievo, e non mi meraviglio se poi girando l'Italia mi accorgo che ci sono km di terreni abbandonati e poi sento in tv che in Italia c'è crisi, non c'è lavoro. Le cose sono due o io sono un deficente mentale, o gli altri ci raccontano frottole: credo nella seconda, l'Italia ha la soluzione sotto gli occhi, il ministero delle Politiche agricole deve affrontare la questione agricoltura in maniera diversa se vuole rilanciare il comparto. Invece di spendere milioni di euro in manifestazioni, che servono pure ma se non hai il prodotto cosa mi pubblicizzi?

Creiamo delle cooperative agricole parastatali da affidare ai giovani, non solo, creiamo posti di lavoro, ma abbattiamo i prezzi, diamo qualità e non siamo costretti a importare prodotti dalla Cina o dalla vicina Olanda.

L'Italia è un paese contadino e tale deve rimanere, non possiamo e non dobbiamo cadere nella trappola del posto fisso, altrimenti rischiamo di cadere cosi in basso che non ci sarà Tremonti che tenga.

Il Ministro Galan deve capire che la forza dell'Italia è la terra, se lui non capisce questo rischiamo di diventare un Paese sotto il controllo cinese!

Un'ulteriore conferma a tutto questo viene dai dati diffusi dall'Associazione nazionale bonifiche e irrigazione (Anbi) relativi all'evoluzione nazionale della superficie agricola utilizzata (Sau): nel periodo fra il 1990 ed il 2003 la Sau si è ridotta del 20,4% passando da oltre 15 milioni di ettari a poco più 12, con 3 milioni di ettari (10% del territorio nazionale) conquistati dalla cementificazione o dai processi di abbandono e desertificazione.

Approfondire è utile ed è per questo motivo che riporto il calo della Sau nel Lazio (dal 48% al 35% della superficie regionale), nell'Abruzzo (dal 48%al 27%), nella Liguria (dal 17% all'8%), nella Campania (dal 48% al 36%), nella Sardegna (dal 56% al 42%) con un trend che interessa peraltro, anche se in modo disomogeneo, l'intero territorio nazionale.