Giro estivo fra i rifugi e gli agriturismi della Lombardia. Alti e bassi come sempre. In alta quota merita sicuramente un voto di eccellenza, nella bergamasca, il rifugio "Tagliaferri" (nella foto). Si raggiunge, come abbiamo fatto noi, dopo quasi 5 ore di scarpinata, da Schilpario. Ha festeggiato quest'anno i 25 anni. Cucina ottima, accoglienza e ospitalità esemplari. Così anche ai "Cassinelli", prima di salire sulla Presolana.

Un luogo sicuro che offre poche e genuine specialità. In salita e in discesa dai 2553 metri del maestoso gruppo che ci ha visto arrampicare e godere panorami splendidi con il mitico "Lorenzì", il rifugio è un sicuro punto di approdo. E di la dal confine, fra Bergamo e Brescia, ad angolo, al Roccolo aria di casa in un agriturismo di nome e di fatto. Note positive salendo anche ai rifugi "Occhi" e "Garibaldi". Unici e incomparabili paesaggi e cucine oneste, di buona volontà, cosi come al lago della Vacca al Tita Secchi, sotto il maestoso Corno del Blumone.

Notevole per qualità e legami con il terrritorio il Vivione. Ci si sente insomma a casa con la bonarietà dei proprietari e soprattutto la cura e le genuinità degli alimenti. Merita una tappa prima di continuare la salita verso l'Alta valle.

Cucina buona, ma camere da dimenticare invece in un agriturismo di Temù. Altro che vista dell'Adamello, come da depliant pubblicitario. A noi è capitato di dormire, a cavallo di ferragosto, in una cantina, o meglio in una taverna. Al Tonale infine accoglienza e ospitalità, bresciana e trentina, cordiale, pulita e con professionalità.

Dalla montagna al lago. A Puegnago in riva al lago di Garda la scoperta di un agriturismo che cucina carne da "urlo". In Valtenesi nei pressi dei laghetti di Sovenigo l'appuntamento con la genuinità. Insomma un'estate, possiamo dirlo, con più luci che ombre. Finalmente.
Ma una nota stonata la troviamo sempre: ad esempio, quanto costa un litro di latte? Nei super di tutte le grandi catene commerciali si viaggia fra gli 80 e 90 centesimi fino a 1,40 euro massimo per in litro. Disastrosi i prezzi nei piccoli negozi di paese.

Ci è capitato, in una forneria e uno spaccio della bassa bresciana, di acquistare latte di tutte le tipologfie da un mino di 1,65 ad un massimo di 1,85 al litro. E poi si dice che il piccolo commercio deve vivere! Ma come si fa a raddoppiare, o triplicare, il costo di un litro di latte a 500 metri di distanza fra un negozio e un super? Chi controlla i prezzi? Hanno sicuramente ragione gli allevatori quando protestano. A loro vanno dai 30 e 34 centismi al litro, fuori noi lo abbiamo pagato 1,85 euro!