L'indice dei prezzi al consumo ad agosto ha segnato una variazione del +0,3% congiunturale e del +0,1% su base tendenziale. Il dato, definitivo, è stato reso noto dall'Istat. Ad agosto gli aumenti congiunturali più significativi sono stati rilevati per i capitoli trasporti (più 1,8%) e ricreazione, spettacoli e cultura (più 0,6%); variazioni nulle si sono registrate nei capitoli servizi sanitari e spese per la salute e istruzione; variazioni congiunturali negative si sono verificate nei capitoli comunicazioni (meno 0,3%), prodotti alimentari e bevande analcoliche (meno 0,2%), Abbigliamento e calzature e abitazione, acqua, elettricità e combustibili (meno 0,1% per entrambi).

Gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli bevande alcoliche e tabacchi (più 2,8%), altri beni e servizi (più 2,6%) e istruzione (più 2,2%); variazioni tendenziali negative si sono verificate nei capitoli trasporti (meno 3,1%) e abitazione, acqua, elettricità e combustibili (meno 2,1%).

Nell'ambito delle 20 città capoluogo di regione, gli aumenti tendenziali più elevati (sempre dell'indice Nic) si sono verificati nelle città di Napoli (più 1,9%), Trieste (più 1,8 %) e Reggio Calabria (più 1,3); le variazioni più moderate hanno riguardato le città di Milano e Trento (meno 0,6 % per entrambe), Bologna e Firenze (meno 0,5% per entrambe), Aosta e Palermo (meno 0,4% per entrambe).

è scandaloso l'aumento di pane e pasta mentre il grano viene pagato oggi agli agricoltori il 28% in meno dello scorso anno. è quanto afferma la Coldiretti nel commentare i dati relativi all'inflazione nel mese di agosto pubblicati dall'Istat che evidenziano una crescita tendenziale dei prezzi degli alimentari che è, senza alcuna giustificazione, di nove volte superiore al valore medio dell'inflazione. I prezzi pagati agli agricoltori per i prodotti agricoli in campagna sono in forte calo per tutte le categorie e di conseguenza l'andamento crescente dei prezzi al consumo degli alimenti non è giustificabile se non con la presenza di manovre speculative.

I prezzi al consumo di pane, pasta e cereali sono aumentati dell'1% rispetto allo scorso anno, nonostante la multa di 12,5 milioni dall'Antitrust al cartello dei produttori di pasta, mentre il grano duro da cui è ottenuta è calato del 28%. Il grano duro viene pagato oggi 22 centesimi al chilo agli agricoltori mentre la pasta è venduta in media a 1,5 euro al chilo, secondo il servizio sms consumatori, con una moltiplicazione di oltre il 400% dal campo alla tavola se si considerano le rese di trasformazione.

In generale, il fatto che i prezzi dei prodotti alimentari continuino ad aumentare su base tendenziale dello 0,9% nonostante il crollo del 16% in media dei prezzi agricoli alla produzione ad agosto dimostra la presenza di pesanti distorsioni nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola che colpiscono gli agricoltori ed i consumatori.

 Il record della riduzione nei campi si è verificato per i cereali con un crollo dei prezzi alla produzione nei campi del 31% rispetto allo scorso anno, ma in campagna sono in calo le quotazioni di vini e oli di oliva che su base annua hanno registrato, rispettivamente, contrazioni del 20% e del 5%, e anche della frutta (-30%). Nell'attività di allevamento il confronto su base annua segnala una variazione negativa per i prezzi alla produzione di suini (-9%). Ancora più accentuato il calo delle quotazioni dei lattiero-caseari, che rispetto ad agosto 2008 registrano in media una flessione del 15%, mentre segnano un meno 8% i prezzi degli avicoli.

Si è dunque verificato un aumento della forbice dei prezzi tra produzione e consumo nella filiera alimentare lungo la quale i prezzi aumentano quindi in media quasi cinque volte. In generale, per ogni euro speso dai consumatori in alimenti ben 60 centesimi vanno alla distribuzione commerciale, 23 all'industria alimentare e solo 17 centesimi agli agricoltori. Gli italiani spendono 205 miliardi all'anno in alimenti e bevande (141 miliardi in famiglia e 64 fuori) che rappresentano ben il 19% della spesa familiare ed è quindi necessario interrompere un trend che impoverisce cittadini e imprese agricole in un difficile momento di crisi economica.


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Fonte: Agi