Turismo sottotono a giugno e luglio Agosto si mantiene stabile
Stagione estiva debole, ma non drammatica. Così la pensano gli esercenti sulle presenze dei turisti nei posti di villeggiatura secondo quanto emerge da un'indagine Fipe-Confcommercio. Gli esercenti prevedono che l'estate 2009 si chiuderà con un -3,7% di fatturato. Di moda la vacanza mordi e fuggi
Stagione estiva debole, ma non drammatica. Così la pensano gli esercenti sulle presenze dei turisti nei posti di villeggiatura secondo quanto emerge da un'indagine Fipe-Confcommercio. Gli esercenti inoltre prevedono che l'estate 2009 si chiuderà con un -3,7% di fatturato rispetto ad agosto. Nel dettaglio, per il 60% degli intervistati la prima parte della stagione estiva (giugno e luglio) si è rivelata sottotono rispetto ad un anno fa. Per uno su quattro poco è cambiato, mentre il 15% degli intervistati ritiene che le cose siano andate perfino meglio.Il quadro si fa meno grigio includendo, nelle valutazioni degli intervistati, anche le aspettative sulla seconda parte della stagione estiva che comprende agosto, mese decisivo per le sorti dell'intera stagione. Diminuisce sensibilmente la quota dei pessimisti (dal 60% al 42,5%) e altrettanto sensibilmente sale la quota di coloro che ritengono la stagione 2009 in linea con quella dell'anno precedente. Sulla base delle indicazioni fornite dagli operatori la stagione estiva 2009 potrebbe chiudersi con una leggera flessione del movimento turistico stimabile in meno di un punto percentuale (-0,8%). In valore assoluto si tratta di una perdita di 3,6 milioni di presenze. è luglio il mese con la flessione più consistente pari a -1,3%. Agosto pare mantenere le posizioni dell'anno scorso con una flessione marginale (-0,2%).
I dati indicano la sostanziale tenuta della stagione estiva in termini di flussi in linea con le più recenti dinamiche del movimento turistico. Si va consolidando, ancor più in un contesto di crisi economica come l'attuale, la tendenza a diversificare la vacanza nel corso dell'anno non rinunciando a quella principale estiva ma, magari, sacrificandone una parte per durata, per spesa o per entrambe. Negli ultimi quattro anni il peso dell'estate sulle vacanze complessive degli italiani, pur restando prevalente, si è progressivamente ridotto. è cresciuto, di contro, il peso di tutti gli altri periodi dell'anno.
Nel 2008, quando la crisi già mordeva, le notti di vacanza degli italiani sono rimaste sostanzialmente invariate nel periodo estivo, ma sono aumentate del 24% nel trimestre ottobre-dicembre. Incrementi, sebbene più contenuti, hanno riguardato anche il primo e il secondo trimestre. La stagione estiva costituisce, oramai, un mercato maturo che rimane fondamentale per il complesso dell'economia turistica ma che non può essere preso a riferimento per valutarne potenzialità e dinamiche di sviluppo.
In definitiva, la destagionalizzazione del turismo, un fenomeno strutturale che la crisi sta soltanto accelerando, fa si che i bilanci sull'economia turistica vadano riferiti sempre meno all'estate e sempre di più agli altri periodi dell'anno. In questo nuovo scenario a soffrire saranno le imprese stagionali, mentre prospettive incoraggianti si aprono per le imprese permanenti. Anche nel turismo si va affermando un modello di consumo, già ampiamente diffuso nella vita di tutti i giorni, che tende a spalmare il budget sul maggior numero di occasioni di spesa/vacanza.
Posto che vai, vacanza che trovi
è di moda la vacanza mordi e fuggi. Tre giorni all'anno in una località, altri cinque di un altro mese in un'altra, dieci giorni per il mese di agosto… è questo il nuovo modo di trascorrere le ferie. Sarà per la crisi economica, sarà per un nuovo stile di vita, sarà per i continui inviti a scaglionare le vacanze, sarà per le tecnologie che rendono la canicola estiva meno attanagliante in casa e in ufficio, ma in Italia e in tanti altri paesi si è riscoperto il piacere di frazionare le vacanze, distribuendole su più periodi, interrompendo quindi più frequentemente le abitudini quotidiane.
E così il vacanziere di trent'anni fa con la valigia in mano gonfia di vestiti per un mese di soggiorno lascia il posto al nuovo turista con il trolley piccolo e maneggevole dall'uso frequente. E se la nuova tendenza fa soffrire chi incentrava gli affari in maniera esclusiva sulla stagione estiva, le micro-vacanze sembrano favorire il sistema turistico nel suo complesso e soprattutto quelle destinazioni che possono contare su un efficiente sistema di servizi integrati. La conferma arriva da un'indagine del Centro studi Fipe, basata sulle risposte fornite dai gestori di pubblici esercizi in grado di intercettare qualsiasi forma di turismo. Dall'analisi condotta su riscontri reali e non sulle intenzioni dei vacanzieri risulta che nei due mesi di inizio stagione l'andamento è stato fievole rispetto a quello dell'anno precedente. I dati misurati sulle presenze turistiche parlano chiaro: per il 60% degli esercenti giugno e soprattutto luglio sono trascorsi sottotono e si spera in un andamento migliore per le settimane di agosto.
«L'estate turistica mostra qualche prevedibile debolezza, ma non sarà una debacle - afferma Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe - perché alle ferie estive non si rinuncia, nemmeno in periodo di crisi. E sarà così anche nei prossimi anni. L'estate rimarrà lo zoccolo duro del nostro turismo anche per un aspetto climatico e difficilmente potrà essere modificabile nella sua concezione tradizionale. Le possibilità per lo sviluppo del turismo, allora, vanno ricercate negli altri periodi dell'anno che il turista, anche quello italiano, dimostra di gradire, cercando di ottimizzare il suo budget turistico annuale e accelerando quel processo di destagionalizzazione da tutti auspicato anche per elevare il tasso di produttività e di efficienza del settore».
Le nuove tendenze dei turisti si sono però tradotte in termini di fatturato in una perdita di circa 1,2 miliardi di euro per i primi due mesi estivi, pari a un -3,7% rispetto al 2008. A spendere meno saranno soprattutto gli italiani che consumeranno meno superalcolici, vino, pesce e dolci, ma si lasceranno andare su birra, aperitivi e soprattutto su gelati, bibite, panini, pizza, frutta e verdure.
Per quanto riguarda le destinazioni, il calo maggiore è registrato nelle località di montagna e nei laghi, perdono poco le località marittime, mentre sembrano tenere le città d'arte e i centri minori. La perdita del turismo straniero riguarda maggiormente tedeschi, francesi e olandesi, americani e giapponesi, queste ultime due nazionalità penalizzate anche dalla rivalutazione dell'euro.

