Frodi e contraffazioni alimentari. Per i salumi la soluzione c'è?
In occasione del quarantesimo anniversario della Féhta dou Lar di Arnad si è svolto questa mattina, al Grand Hôtel Billia di Saint-Vincent, l’incontro-dibattito Salumeria italiana tra frodi e contraffazioni. Delineate le linee guida per un futuro con maggiori garanzie per produttori e consumatori
In occasione del quarantesimo anniversario della Féhta dou Lar di Arnad, tradizionale appuntamento dedicato al Vallée d'Aoste Lard d'Arnad Dop, che si concluderà domani 30 agosto prossimi, l'Assessorato dell'agricoltura e risorse naturali, in collaborazione con il Comune di Arnad, il Casino de la Vallée e la Coldiretti, ha organizzato questa mattina, al centro congressi del Grand Hôtel Billia di Saint-Vincent, l'incontro-dibattito Salumeria italiana tra frodi e contraffazioni.L'iniziativa ha costituito una sorta di Stati Generali dei salumi italiani, affrondando il tema, quanto mai attuale, delle frodi e delle contraffazioni che da molto tempo danneggiano il settore, sia in Italia che all'estero. Emerge sempre più, infatti, la necessità di proteggere il Made in Italy dagli abusi e dalle imitazioni, nonché di renderlo maggiormente competitivo sul mercato internazionale, con un sistema di trasparenza della comunicazione che passi attraverso i marchi riconosciuti a livello europeo e che attivi ulteriormente quel sistema di controlli efficaci già messo in atto dal nostro Paese.
Una gremita platea, composta da amministratori, produttori e rappresentanti dei consorzi di produzione dei principali salumi italiani, ha seguito con un certo interesse gli interventi al tavolo dei relatori coordinato dal giornalista enogastronomico Paolo Massobrio.
Dopo gli onori di casa di Giuseppe Isabellon, assessore regionale all'agricoltura della Val d'Aosta, terra di prodotti dalla bassa quantità, ma dalla alta qualità, ci si è soffermati sull'analisi del quadro normativo attuale attraverso gli interventi del funzionario della direzione generale sviluppo agroalimentare, qualità e tutela del consumatore del Mipaaf Gianni Capuzzi, del direttore generale dell'Istituto nord-est qualità Francesco Ciani e del funzionario dell'Istituto controllo qualità di Torino Giancarlo Fiando.
Il dibattito ha portato alla definizione, da parte di Capuzzi, di quello che è il Libro Verde, attraverso tre chiavi di lettura: la crescente importanza del settore agroalimentare degli ultimi anni, la globalizzazione dalla quale non si può prescindere nell'ottica di una visione internazione dei mercati e la necessità di semplificare la normativa oggi troppo complessa. Capuzzi, nella sua presentazione del quadro normativo e nell'affrontare la questione legata alla comunicazione del concetto di qualità rivolta al consumatore, ha voluto soffermarsi sul termine «marchio»: Dop e Igp (Massobrio ha, provocatoriamente, messo in dubbio il senso di quest'ultima) non possono essere definiti tali in quanto legati ad un territorio e non all'attività di un'azienda.
Come si fa, dunque, a definire un prodotto di qualità? «I rigorosi disciplinari – ha risposto Ciani – portano all'ottenimento di un prodotto di qualità che viene certificato. è una garanzia istituzionale che però vale solo in Italia. Il nostro problema è legato a quei prodotti che arrivano nel nostro paese spacciandosi per italiani».
Tra gli organismi nazionali che più si batte per questo problema è la Coldiretti che nelle scorse settimane ha dimostrato, attraverso una serie di appostamenti in tutte le regioni ed in modo particolare al Brennero, che nel nostro paese arrivano materie prime o prodotti ad paesi stranieri privi della qualità che l'Italia ha voluto imporre per la produzione interna.
Nino Andena (nella foto), vicepresidente Coldiretti, non nasconde i numeri parlando di salumi: «In Italia gli allevatori riescono a coprire il 60/65% del fabbisogno di carne suina. Quasi il 50% della produzione è concentrata in Lombardia. Siamo autosufficienti solo per i polli ed i conigli». Perché dunque non aumentare la produzione interna evitando, magari, la concentrazione in determinate regioni? «Per il nostro sistema è poco competitivo. Ed è proprio la forbice dei prezzi che mette in crisi: basti pensare che se 100 è il prodotto finito circa 50 va alla Gdo, 25 alla trasformazione, 10 al trasporto e solo 15 all'allevamento».
Arrivando dunque a trovare uno spiraglio per contrastare la contraffazione del salume italiano cosa si dovrà fare? «I sistemi per mettere in trasparenza il sistema produttivo ci sono – ha risposto Andena – ma vengono contrastati dagli interessi dei poteri economici, dalle lobby. Solo con un lavoro di squadra, che preveda la collaborazione di allevatori, amministratori, consumatori si potrà arrivare ad un miglioramento della situazione attuale». «Non vogliamo essere l'ancora del mondo che va avanti – ha chiarito Andena -. Il concetto è che ciascuno di noi ha una propria carta di identità ed è libero di circolare senza problemi. L'anomalia sta nel fatto che qualcuno è in circolazione con la carta di identità di una nazione diversa dalla sua…».
Ma chi è il nemico, da abbattere, dei salumi? «La troppa stratificazione delle normative» ha risposto Capuzzi, «Noi stessi! C'è una sorta di dualismo che ci porta, spesso, a voler tenere il piede in due scarpe» ha incalzato Ciani, «Una mancata consapevolezza del consumatore su quello che acquista», ha commentato Fiando ed i «Falsi obiettivi, oggi difficili da smontare, dovuti ad un errore strategico di presentazione dei prodotti» ha concluso Andena aggiungendo che «la diversità ci farà grandi».

