Il settore alimentare resiste alla crisi L’export cresce del 10%
Il settore registra una crescita dell’export (+10%). «Nonostante le difficoltà dovute alla congiuntura internazionale l'industria alimentare si conferma secondo settore produttivo del Paese», dichiara il presidente di Federalimentare. Previsto, tuttavia, per il 2009 un calo della produzine del 3,5%
Rallentano i consumi e la produzione, ma, nonostante la crisi, cresce l'export (+10%): questo il quadro in chiaro-scuro del settore alimentare tracciato dal presidente di Federalimentare, Gian Domenico Auricchio (nella foto), in occasione dell'assemblea annuale della Federazione italiana dell'industria alimentare in corso a Parma. Nel semestre settembre 2008-marzo 2009 i prezzi al consumo dell'alimentare lavorato diminuiscono del 4,5%, la marca continua a essere punto di riferimento per 7 italiani su 10, mentre il binomio servizio e salute continua a incontrare il favore dei consumatori anche in un periodo di tagli al budget familiare. Un 2008 comunque difficile per l'industria alimentare italiana, che ha però evidenziato la sua capacità di tenuta.«Nonostante le difficoltà dovute alla congiuntura internazionale - ha spiegato Auricchio - l'industria alimentare si conferma secondo settore produttivo del Paese con un fatturato pari a 120 miliardi di euro dei quali l'export, a quota 20 miliardi di euro, rappresenta il 16,7%, con una crescita in valore di quasi il 10% sul 2007». Per Auricchio, va sottolineata inoltre la solidità dell' espansione commerciale del settore: i tassi di crescita nell'ultimo decennio sono oscillati costantemente, in valuta, tra il +6% e il +8%; le esportazioni del settore alimentare, nell'arco 2000-2008, sono così aumentate complessivamente del +60% in valuta, contro il +41% dell'export totale nazionale.
«Il comparto - ha detto ancora Auricchio - ha chiuso il 2008 con un bilancio di produzione che ha segnato un -0,6% su dati grezzi. Le vendite alimentari 2008 a prezzi correnti si sono fermate su un +0,7%. è una variazione che incorpora la dinamica dei prezzi e delle quantità. I prezzi al consumo dell'alimentare lavorato, paragonando la media 2008 a quella 2007, hanno raggiunto un picco del +5,8% nel corso del 2008, per poi ribaltarsi in un -4,5% nel confronto semestrale settembre 2008/marzo 2009».
«è chiaro - ha proseguito Auricchio - che il modesto incremento del fatturato delle vendite non ha coperto l'inflazione, per cui i volumi in molti casi hanno sofferto. Non a caso, i dati Istat sui consumi alimentari 2008 delle famiglie mostrano, in valori concatenati (vale a dire, depurati dall'inflazione) un calo del -2,4% sull'anno precedente. Anche il valore aggiunto del settore ha sofferto nel 2008 calando di circa due punti rispetto al 2007». La crisi ha dunque investito anche il settore alimentare, seppure con dinamiche meno pesanti rispetto ad altri comparti. «Lo confermano - ha concluso il presidente di Federalimentare - anche i dati di produzione nel primo trimestre del 2009. A fronte di un crollo del settore industriale nel suo complesso (-21%), l'industria alimentare ha segnato una flessione molto più contenuta del -4%».
Previsioni per il 2009: calo della produzione del 3,5%
«Le previsioni attestano una diminuzione del 3,5% della produzione nel corso dell'anno: l'unica incognita è l'export, il fatturato dovrebbe tenere». Queste le previsioni dell'industria del mercato alimentare per il 2009 annunciate a Parma dal presidente di Federalimentare Gian Domenico Auricchio. «In Gran Bretagna, Francia, Spagna e Usa - ha spiegato Auricchio - è concentrato il 50% dell'export, e sono quei mercati fortemente toccati dalla crisi». Tuttavia, ha detto ancora il presidente di Federalimentare, le previsioni non tralasciano l'ottimismo: «Se le imprese continueranno a investire in qualità e sicurezza e le istituzioni ci daranno una mano - ha concluso Auricchio - sono convinto che usciremo dalla crisi».
Fonte: Agi

