A giugno l'inflazione si è attestata al +0,5% annuo, al livello più basso da settembre 1968 (+0,4%). Secondo la stima preliminare dell'Istat, i prezzi al consumo hanno fatto registrare su base mensile, e cioè rispetto a maggio 2009, una variazione positiva dello 0,1%. Gli aumenti congiunturali più significativi si sono verificati per i capitoli Trasporti (+0,9%) e Ricreazione, spettacoli e cultura (+0,6%); variazioni nulle si sono registrate nei capitoli Bevande alcoliche e tabacchi e Istruzione.

Variazioni negative si sono verificate nei capitoli Comunicazioni (-1,2%), Servizi sanitari e spese per la salute (-0,5%), Prodotti alimentari e bevande analcoliche e Servizi ricettivi e di ristorazione (-0,1% per entrambi). Gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli Bevande alcoliche e tabacchi (+4,9%), Altri beni e servizi (+2,4%) e Istruzione (+2,1%). Variazioni tendenziali negative si sono verificate nei capitoli Trasporti (-4%), Comunicazioni (-0,9%) e Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-0,1%).

L'aumento tendenziale dei prezzi degli alimentari dell'1,9% è stato quasi quattro volte superiore il valore medio dell'inflazione (+0,5%), nonostante nelle campagne i prodotti agricoli si trovino in piena deflazione con un calo del 12,7% a maggio secondo Ismea. Il fatto che i prezzi dei prodotti alimentari continuino ad aumentare su base tendenziale nonostante il crollo del 12,7% dei prezzi agricoli alla produzione conferma la presenza di pesanti distorsione nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola che colpiscono gli agricoltori ed i consumatori.

Il record della riduzione nei campi si è verificato per i cereali con un crollo dei prezzi alla produzione del 36,3% rispetto allo scorso anno, ma sugli scaffali la pasta è salita del 2,1% e il pane dello 0,9%.

L'analisi evidenzia dunque l' aumento della forbice dei prezzi tra produzione e consumo nella filiera alimentare lungo la quale i prezzi aumentano quindi in media quasi cinque volte. In generale, per ogni euro speso dai consumatori in alimenti ben  60 centesimi vanno alla distribuzione commerciale, 23 all'industria alimentare e solo 17 centesimi agli agricoltori ed esistono quindi ampi margini da recuperare, con piu' efficienza, concorrenza e trasparenza, per garantire acquisti convenienti alle famiglie e sostenere il reddito degli agricoltori in un momento di difficoltà economica.

Gli italiani spendono 205 miliardi all'anno in alimenti e bevande (141 miliardi in famiglia e 64 fuori) che rappresentano ben il 19% della spesa familiare ed è quindi necessario interrompere un trend che impoverisce cittadini e imprese agricole in un difficile momento di crisi economica.