Il killer del mais all'assalto della Lombardia. Secondo gli ultimi dati del servizio fitosanitario del Pirellone, la Diabrotica, parassita di origine americana in grado di spianare intere file di granturco, è ormai presente su quasi il 90% del territorio regionale.

Le rilevazioni di Coldiretti indicano che, con una manovra a tenaglia, l'insetto sta stringendo l'assedio a Milano, colpendo a Magenta, Cuggiono, Cusago, Abbiategrasso, Melzo e Melegnano. Un'azienda di Cusago ha segnalato danni su oltre 100 ettari di terreno, la quasi totalità dei campi coltivati.

Ma l'assalto sta arrivando anche da sud, nelle aree della provincia di Lodi, in particolare nei comuni di: Castelnuovo Bocca D'adda, San Rocco al Porto, Meleti, Caselle Landi, Maleo, Cornovecchio, Camairago e Bertonico.

Nelle altre province della Lombardia vengono segnalati casi a Brescia, Bergamo, Cremona e Como. Secondo il servizio fitosanitario  regionale, le uniche aree immuni sarebbero Lecco, Sondrio e Varese, con una minore incidenza per Pavia e Mantova.

«Se va avanti così – spiega Francesca Toscani, responsabile di Coldiretti nella zona di Codogno – tutti i campi di mais saranno colpiti, perché gli esemplari adulti voleranno e infesteranno anche i terreni che per adesso sono ancora in salvo. Una stima dei danni sarà possibile farla con il raccolto, ma se va avanti così l'anno prossimo sarà un disastro». E il killer del mais dilagherà ovunque.

«Serve un monitoraggio accurato del territorio per delimitare le aree di crisi e intervenire subito» spiega Enzo Pagliano, direttore della Coldiretti di Milano e Lodi. «Bisogna distinguere fra presenza e danno effettivo che si misura con un calo delle rese per i raccolti – spiegano al Pirellone – per una stima dell'incidenza del parassita sulle produzioni sarà necessario attendere agosto-settembre. Bisogna vedere cosa accade nel complesso e soprattutto verificare ogni caso di cui abbiamo notizia».

Il killer del mais schiude le uova verso maggio e le larve si nutrono delle radici delle piante che, una volta mangiate, crollano a terra come fossero state spianate da un'invisibile ruspa. A quel punto gli individui adulti possono partite all'attacco delle spighe. L'assalto prosegue per tutto giugno e luglio, con la trasformazione delle larve in farfalle che poi diffondono le uova in altri terreni. Le prime segnalazioni sulla presenza del parassita in Italia risalgono al 1998 in Veneto, poi nel 2000 in Lombardia e l'anno dopo in Piemonte, quindi in Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige.

Le uniche difese sono i trattamenti fitosanitari e la rotazione del mais con altre colture (in modo da togliere alle larve dell'anno dopo la loro fonte di cibo). Ma quest'ultima misura diventa un problema per quelle aziende che il granturco lo coltivano per usarlo come foraggio per il bestiame.

«Già stiamo attraversando un periodo molto difficile con aumenti dei costi e diminuzione dei prezzi all'origine dei prodotti – conclude Pagliano – l'assalto della Diabrotica senza alcun intervento di sostegno alle aziende da parte della Regione sarebbe la goccia che fa traboccare il vaso».