Fra sommerso e criminalità se ne va il 25% del prodotto italiano
Nuova denuncia della Confesercenti che punta il tipo contro truffe, racket e rapine. Chiesti interventi, a partire dalle videosorveglianze, per mettere in sicurezza imprenditori e dipendenti. Denunciato il collegamento fra clandestinità e violenza che è ormai giunto a livello insopportabili
«Un Paese come il nostro, che fa parte del G8, G12, G20, non può accettare che il 25% del suo prodotto sia imputabile al sommerso e al peso della criminalità. L'espansione dei mercati illegali, accentuata dall'insorgere di forme di criminalità transnazionale, dall'accumulazione e dal riciclaggio incontrollato di immensi capitali di origine mafiosa, al traffico di droga e di esseri umani, è in grado di inquinare l'economia e le Istituzioni del nostro Paese». Lo ha detto il Presidente della Confesercenti, Marco Venturi, nella sua relazione all'Assemblea elettiva 2009.«Racket, furti e rapine colpiscono pesantemente le nostre imprese e le espongono a violenze ed a difficoltà economiche. Per questo dobbiamo reagire - ha aggiunto - per mettere in sicurezza aziende, imprenditori e dipendenti, incentivando l'uso di sistemi di video sorveglianza ed assicurando una maggiore presenza delle forze dell'ordine nel territorio».
«Dobbiamo interrompere la spirale della paura e della violenza prodotta dalle aggressioni criminali, che ci collocano tra le principali vittime di abusi e violenze, perpetrate quotidianamente dalla criminalità comune e da quella organizzata».
In particolare il binomio clandestinità/violenza «è reso sempre più evidente dal fatto che un terzo dei reati è commesso da clandestini e che l'83% degli stranieri detenuti sono entrati illegalmente nel nostro Paese. Questi dati non possono non pesare sull'accoglienza e soprattutto non possono essere scaricati solo sull'Italia».
Fonte: Agi

