La crisi e la minore disponibilità economica hanno cambiato i piatti in tavola per le famiglie italiane: nel 2008 il 60% ha modificato il menu; il 35% ha limitato gli acquisti; il 34% ha optato per prodotti di qualità inferiore. I consumi, in generale, hanno continuato a ristagnare, mentre nelle meridionali si è avuta una flessione superiore al 3%.

Nonostante le difficoltà, la spesa alimentare mensile (482 euro), in termini monetari, è cresciuta, sempre nello scorso anno, del 2,5%. è quanto afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori in relazione al 17° Rapporto annuale dell'Istat sulla situazione del Paese. Nel contesto dei "tagli" alimentari, si riscontra che il 40,2% delle famiglie italiane ha ridotto gli acquisti di frutta e verdura, il 36% quelli di pane e il 39,5% quelli di carne bovina. Nella ripartizione geografica, si nota che al Nord il 32% delle famiglie ha limitato gli acquisti (il 39% ha ridotto le "voci" pane e pesce).

Al Centro la percentuale di chi ha dato un colpo di forbice ai consumi sale al 36% (il 37% ha ridotto il pane, il 48% il pesce, il 43% la carne bovina); mentre nelle regioni meridionali si arriva al 50% (il 38% ha ridotto il pane e il 56% la carne bovina). Per quanto concerne la scelta di prodotti di qualità inferiore, l'orientamento delle famiglie, a livello nazionale, ha riguardato il pane per il 40,2%, la carne bovina per il 46,2%, la frutta per il 44,5%, gli ortaggi per il 39,7%, i salumi per il 32,5%.

Nel 2008 la spesa alimentare ha rappresentato, in media, il 18,8% di quella totale ed è - rileva la Cia - così ripartita: 3,2% pane e cereali, 4,3% carne, 1,7% pesce, 2,5% latte, formaggi e uova, 0,7% oli e grassi, 3,4% frutta, ortaggi e patate, 1,3% zucchero, caffè e altri, 1,7% bevande. Nello scorso anno e' aumentata la percentuale di famiglie che ha acquistato prodotti agroalimentari presso gli hard-discount (dal 9,7 del 2007 al 10,2%). Comunque, gli iper e i supermercati restano i punti vendita dove si ha la maggiore concentrazione degli acquisti da parte degli italiani con il 68,2% (specialmente nel Centro-Nord con il 73%).

Fonte: Agi