MILANO - Il 73,7% delle imprese avverte un peggioramento della situazione economica del paese nel primo trimestre del 2009, rispetto al trimestre precedente, e il 30,9% ritiene che questa situazione si aggraverà ulteriormente nel secondo trimestre del 2009. Il risultato è frutto dell'indagine su credito e Pmi realizzata da Confcommercio in collaborazione con Format Ricerche di mercato, e presentata oggi nell'ambito del roadshow di Confcommercio. Gli effetti della crisi - si afferma - si fanno sentire sull'andamento economico delle imprese stesse che risulta peggiorato, nel primo trimestre del 2009, nel 53,5% dei casi con un'analoga previsione anche per il secondo trimestre dell'anno per il 23,4% delle imprese. Una situazione di difficoltà , quindi, per fronteggiare la quale, quasi il 60% delle Pmi intende ricorrere ad una riduzione dei costi, ad esclusione di quelli relativi al personale.

Per quanto riguarda i rapporti con le banche, tre imprese su quattro li ritengono soddisfacenti ma alcune condizioni andrebbero migliorate, in particolare: il tasso applicato (per il 48,5% delle imprese), i costi (39,3%), le richieste di garanzie (24,9%). A conferma di ciò, quasi la metà delle imprese ritiene elevato sia il costo del finanziamento sia il livello delle garanzie reali e personali richieste.

Poco meno del 40% delle imprese manifesta un qualche genere di difficoltà nel fare fronte al proprio fabbisogno finanziario nel primo trimestre del 2009 e solo il 15% prevede un miglioramento nel secondo trimestre. Tra le principali cause delle difficoltà, quasi la metà delle imprese indica ricavi insufficienti, mentre per il 42% ciò è dovuto a entrate irregolari o in ritardo.

Secondo la ricerca Confcommercio-Format diminuiscono sia la domanda di credito in generale da parte delle imprese (il 72,3% non ha richiesto alcun fido nel primo trimestre e non lo farà nemmeno nel secondo), sia la percentuale di imprese che ha visto accogliere la propria richiesta di fido; e sono sempre più numerose le imprese che hanno ricevuto un ammontare inferiore a quello richiesto (dal 9,7% del quarto trimestre 2008 al 14,5% del primo trimestre 2009) e quelle ancora in attesa di conoscere la risposta della banca riguardo la propria richiesta di finanziamento (dall'8,6% al 14,2%). Non si registrano, invece, particolari problemi nè per quanto riguarda la quantità e la durata temporale del credito, nè per i costi di finanziamento e di istruttoria; unica eccezione, un inasprimento delle garanzie richieste dalle banche. Le maggiori difficoltà , sia per quanto riguarda la capacità di far fronte al proprio fabbisogno finanziario sia per l'accesso al credito, sono avvertite, in particolare, dalle microimprese del commercio residenti nel Mezzogiorno.

Carlo SangalliIl commento ottimista di Carlo Sangalli, presidente Confcommercio
Il dato Istat sul calo delle vendite al dettaglio, ai minimi dal 1997, non deve essere letto "in termini drammatici" secondo il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli (nella foto). «è un dato che asetticamente può certamente preoccupare - ha detto Sangalli a margine del roadshow sul credito alle piccole e medie imprese - però va depurato dell'effetto pasqua», che l'anno scorso era caduta in marzo, mentre quest'anno è stata in aprile. «Secondo noi - ha proseguito Sangalli - il peggio è certamente passato e ci auguriamo che quanto prima arrivi il meglio».

Le preoccupazioni di Federconsumatori e Adusbef
«Quelli sul commercio diffusi oggi dall'Istat non ci sembrano proprio dei dati di un paese che sta uscendo dalla crisi, come alcuni vorrebbero sostenere, camuffando la realtà». Lo sostengono Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef.

«Il forte calo del settore delle vendita al dettaglio, continua l'analisi - che purtroppo paventavamo, è invece un preoccupante segnale di un ulteriore peggioramento della situazione economica del Paese, che non si arresterà finchè il Governo non si deciderà ad avviare serie manovre sul lato della domanda di mercato.Non c'è più spazio, infatti, per bugie e facili ottimismi, o per manovre inadeguate, insoddisfacenti e caritatevoli quali la Social Card».

Se si vuole rimettere in moto l'economia - aggiungono Trefiletti e Lannutti - è indispensabile ed urgentissimo agire in direzione di un rilancio della domanda, attraverso:la defiscalizzazione per le famiglie a reddito fisso, lavoratori e pensionati, per almeno 1200 euro l'anno; una riduzione dei prezzi di almeno il 20%, in special modo per quanto riguarda i generi di prima necessità ed i prodotti alimentari, per i quali, nonostante il forte calo dei costi delle materie prime, non abbiamo registrato alcuna diminuzione".

Fonte: Agi