Veneto, vuole rafforzarsi il Distretto lattiero caseario
Il Distretto Veneto del lattiero caseario cerca più unità e intese per rafforzare le aziende e pensare a nuove modalità di sviluppo per un settore centrale in Veneto. In assemblea a Treviso i 266 aderenti che rappresentano 1776 addetti sulla base di 47 imprese di trasformazione e 220 di produzione
Il Distretto Veneto del lattiero caseario guarda al proprio futuro e più esattamente a quello dei suoi 266 aderenti (47 imprese di trasformazione e-o imprese del settore lattiero caseario, 202 imprese di produzione primaria e 17 Enti) per un totale di 1776 addetti. Un futuro che può concretizzarsi positivamente con il rinnovo del patto di sviluppo per il triennio 2010-2012. Questo uno dei temi di fondo in agenda per il Distretto Veneto del lattiero caseario in assemblea al teatro Eden di Treviso. «Si rinnova l'appuntamento annuale con il Distretto Veneto Lattiero Caseario, che, giunto al sesto anno di attività, sente l'esigenza di raccontarsi e di condividere esperienze e risultati con tutti gli attori del comparto - ha spiegato Domenico Dal Bo, rappresentante del Distretto - lo svilupparsi concreto di ambiziosi progetti di ricerca, che si realizzano attraverso tutto il territorio regionale e la progettazione di nuovi strumenti di sviluppo e trasferimento tecnologico, sono un punto di orgoglio del Distretto ed un riflesso della capacità di aggregazione che le imprese hanno saputo costruire nel tempo».
Alla luce della situazione economica congiunturale che si sta delineando, ha aggiunto, «è di fondamentale importanza che il Distretto crei l'occasione per intavolare un dialogo tra le imprese , in primis, e con le istituzioni ed il mondo politico poi. Dialogo che ha anche il fine di identificare problematiche, esigenze, obiettivi e progettualita' in previsione del rinnovo del Patto di Sviluppo che dovrà essere perfezionato entro Gennaio 2010".
Si profila quindi un momento di confronto indispensabile per un settore caratterizzato da una filiera articolata, che spazia dal settore primario a quello industriale, e che costruisce una rete integrata di rilevanza fondamentale per l'economia regionale.

