La vacanza in Sardegna evoca spiagge dorate e tramonti, il profumo del mare e non solo. Oltre il 90% dei turisti, su un campione di 2mila intervistati al termine di un soggiorno sull'isola, consuma pane carasau e pecorini; seguono poi i salumi regionali e il mirto con oltre l'80% e l'olio d'oliva insieme a vini bianchi e rossi con consumi oltre il 70%. La cena al ristorante (43%), in agriturismo (33%), in hotel (35%) o a casa (10%) si  rivela il momento prescelto per gustare le tipicità enogastronomiche isolane. Infine, la qualità dei prodotti, a detta di tutti gli intervistati, si merita un bell'8 e mezzo.

Questi i risultati di un sondaggio commissionato nell'estate 2008 da Sardegna Ricerche, il consorzio pubblico per l'assistenza alle piccole e medie imprese istituito dalla Regione Sardegna nel 1985, a Trade Lab. I dati sono stati presentati durante CerticiBit, l''atlante del gusto” della Bit (Borsa italiana turismo), che quest'anno porta la firma del gastronauta Davide Paolini. Il sondaggio rientra nel progetto di Sardegna Ricerche per la valorizzazione e commercializzazione delle produzioni tipiche nei canali turistici e si rivolge in particolare alle imprese sarde operanti nel settore agroalimentare.
 
«Allora come ingrediente base della crescita economica di molti fazzoletti di territorio - spiega Paolini - si può scegliere di puntare alle tipicità enogastronomiche regionali». Il cibo diventa 'medium”. Bottarga, pecorino, fiore sardo, ricotta, pumpia, miele di corbezzolo e di asfodelo, pane carasau, zafferano, carciofo, cardo, mirto, cannonau, vermentino non sono più solamente prodotti da assaggiare, ma autentico motivo di attrazione per il popolo di viaggiatori del gusto. «E - conclude Paolini - è in grado di diventare 'icona” al pari di una spiaggia dorata o di una montagna incantata o di un lago o di un museo d'arte».

Valentina Rota