Agriturist si schiera contro il "consumo" di suolo agricolo: negli ultimi 25 anni all'agricoltura italiana sono stati sottratti dall'urbanizzazione 3 milioni e mezzo di ettari. La presidente Brancaccio: il Piano Casa non aggredisca ulteriormente il paesaggio. Ora una legge per vincolare i comuni

Fermiamo il 'consumo” di suolo agricolo: è il messaggio che Agriturist, associazione di Confagricoltura per la valorizzazione turistica delle imprese agricole e dello spazio rurale, ha lanciato nella campagna di informazione sul tema. Negli ultimi 25 anni all'agricoltura italiana sono stati sottratti dall'urbanizzazione 3 milioni e mezzo di ettari, edificando soprattutto sui terreni migliori, vicini alle città, alle principali vie di comunicazione, alle località turistiche. Mentre nuove zone residenziali, centri commerciali e infrastrutture varie, coprono di cemento il nostro territorio, si indebolisce ulteriormente la potenzialità produttiva del settore primario e si arrecano danni enormi al paesaggio con ripercussioni molto negative anche sull'economia turistica.
 
Vittoria BrancaccioIl Piano Casa, recentemente annunciato dal Governo, «non può e non deve essere un'occasione per sottrarre nuovo suolo all'agricoltura e per aggredire ulteriormente il paesaggio - sottolinea Vittoria Brancaccio (nella foto) presidente di Agriturist. Deve, al contrario, essere un'occasione importante per ripensare l'urbanizzazione del territorio tenendo presenti anche le esigenze della qualificazione turistica e della salvaguardia ambientale, al di fuori di pericolose logiche emergenziali che aggiungerebbero crisi a crisi. Chiediamo che il Piano Casa vincoli i comuni a un'attenta valutazione delle unità abitative disponibili e del reale bisogno di nuova edilizia residenziale, consentendo, laddove realmente necessario, di costruire esclusivamente su aree già urbanizzate (abbandonate o sottoutilizzate). Come già avviene nei principali Paesi europei, anche l'Italia deve darsi una legge che impedisca di sottrarre altro suolo all'agricoltura».
 
«Il suolo - conclude Vittoria Brancaccio - non è risorsa illimitata che possa consegnarsi esclusivamente all'interesse individuale o settoriale, soprattutto in un paese come l'Italia, ad alta densità di popolazione e con vasti territori montani. Se non ci rendiamo conto subito, al di fuori di qualsiasi preconcetto ideologico, che un Paese moderno deve saper gestire il suolo guardando intelligentemente al futuro, fra qualche anno saremo davvero nei guai, per dipendenza alimentare dall'estero, paesaggi degradati, depressione dello sviluppo turistico, crescita dell'inquinamento ambientale».