Il 2009 può diventare un anno nero per il consumo di pane. A lanciare l'allarme è il presidente della Fippa, Luca Vecchiato, che aggiunge: servono regole chiare per la tracciabilità del pane artigianale. Presto la richiesta al Ministero: un documento per differenziare il pane fresco dagli altri

«Entro la fine dell'anno bruceremo 500 milioni di euro a causa di un drastico calo dei consumi di pane nei 25mila forni artigianali italiani». Lo dichiara il presidente della Federazione italiana panificatori (Fippa), Luca Vecchiato (nella foto) in base alle stime federali sugli effetti della crisi economica nell'anno in corso.
«Questa crisi - prosegue Vecchiato - mina un comparto composto da piccolissime imprese che danno lavoro a 400mila addetti. Alla politica non chiediamo soldi ma l'emanazione di un regolamento che definisca una volta per tutte la differenza tra pane fresco e gli altri tipi di pane, come quello confezionato e il presurgelato venduto ad esempio nella Gdo. L'obiettivo è che il consumatore possa riconoscere con chiarezza quando il pane è fresco e quando non lo è».

Luca VecchiatoRegole chiare per i consumatori
«Occorrono - continua Vecchiato - regole chiare a salvaguardia della nostra categoria e soprattutto a tutela dei consumatori. Con la nostra professionalità siamo in grado di dimostrare la differenza e soprattutto la tracciabilità dei nostri prodotti artigianali rispetto a quelli industriali».
Per la Federazione italiana panificatori, il pane fresco deve essere riconoscibile dai consumatori e questo è possibile solo introducendo la denominazione 'pane fresco”, come già di fatto avviene con un altro importante genere di prima necessità, il latte. A tutt'oggi questa empasse mette a rischio di estinzione i piccoli forni italiani.

 Il 'falso” pane della Gdo
«Il cliente - aggiunge Vecchiato - non sa che il pane 'cotto” nella Gdo è spesso surgelato. Inoltre non sa quando e in quale paese viene prodotto. In sostanza, il consumatore ha solo l'illusione di comprare pane fresco, magari perché caldo al momento dell'acquisto, ma i panifici presenti nella Gdo sono in realtà lo 0,5% del totale. Il risultato non sta solo nella qualità ma anche nella naturalità del prodotto: noi usiamo sale, acqua, farina e una lievitazione che dura una notte intera. Questo 'nuovo pane” necessita invece di almeno 4 o 5 ingredienti in più tra lievitanti e additivi per resistere alla congelazione, che può durare anche due anni. Per non parlare del pane confezionato, che può contare fino a 40 ingredienti contro i 4 del pane artigianale».

Infine, il presidente della Fippa si rivolge alle istituzioni: «Auspichiamo un incontro urgente con il ministro delle Attività produttive per sollecitare un intervento quanto mai necessario in tempo di emergenza economica. Chiediamo semplicemente l'emanazione di un regolamento che doveva essere applicato fin dal 2008, che definisca finalmente la differenza tra pane fresco e gli altri tipi di pane».

Coldiretti: indicare la provenienza del grano
ll calo dei consumi  di pane del 2,3% nel 2008 conferma un trend in atto da molti anni che ha già portato a ridurre quasi di un terzo gli acquisti familiari di pane degli italiani rispetto al 2000. è quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Ismea Ac Nielsen nel sottolineare che il trend non riguarda però i pani tradizionali a vocazione territoriale per i quali si assiste ad una vera riscoperta nonostante i prezzi di vendita superiori.
è infatti da registrare un vero e proprio il boom dei pani tradizionali con la riscoperta di ricette, metodi di preparazione e ingredienti del territorio, con la moltiplicazione della domanda di pani identificati nel nome dal luogo di provenienza: da Lariano a Terni, da San Gaudenzio a Laterza, da Pontremoli a Borgopace.

Sono decine i pani tradizionali censiti dalle regioni perchè ottenuti secondo 'tecniche” rimaste inalterate nel tempo e crescono peraltro i riconoscimenti a livello nazionale e comunitario, dove sono state già protette dalle imitazioni la coppia ferrarese Igp, il pane casereccio di Genzano Igp e il pane di Altamura Dop e anche il pane di Matera Igp.
Al pane sono peraltro legate molte delle feste e delle sagre che si svolgono durante l'anno lungo tutto lo stivale per ricordare le tradizioni e riscoprire i sapori del passato. Una tendenza che dimostra la possibilità di invertire la tendenza in atto nei consumi riscoprendo la fragranza dei sapori del territorio a partire dall'utilizzazione di farina proveniente da grano locale al posto di quello importato.
Per questo occorre introdurre l'obbligo di indicare la provenienza del grano impiegato per produrre la farina destinata alla panificazione, al fine di assicurare l'origine nazionale del prodotto.