80mila ettari dedicati alla viticoltura biologica in Europa, principalmente in Francia, Spagna e Germania, e l'Italia con 38mila ettari è il Paese leader. Ma il consumatore conosce il vino ottenuto da uve coltivate con il metodo biologico? Oppure confonde i termini biologico, biodinamico e naturale?

 Secondo la Coldiretti, sono circa 10mila le aziende viticole situate per lo più nel centro-sud Italia, le cui uve sono trasformate in quasi 4mila cantine che effettuano la lavorazione nel rispetto di disciplinari privati di vinificazione biologica emanati dagli organismi di controllo, come l'Icea o dalle associazioni di produttori biologici come Aiab. Il 28% della superficie è localizzata in Sicilia, segue l'Abruzzo con il 12% e la Toscana con l'11%; tra le Regioni settentrionali troviamo l'Emilia Romagna, le Marche e il Veneto. E proprio in Veneto, nella Marca Trevigiana, di recente è nato un gruppo, BiOmbra, composto da 6 aziende che vogliono unire la cultura e le esperienze nella produzione di vino biologico; in Piemonte dal 1995 esiste l'associazione Trimillii e nelle Marche la Cooperativa Aurora di Offida (Ap).

Ma il consumatore conosce il vino ottenuto da uve coltivate con il metodo biologico? Oppure confonde i termini biologico, biodinamico e naturale? è sicuramente un argomento complesso, affrontato con molto scetticismo anche perché non esiste ancora una legislazione europea sulla vinificazione biologica, che gli operatori attendono dal 1991. In questi giorni, prima a Siena poi al Biofach di Norimberga e in seguito al Vinitaly, si parla di Orwine, un progetto di ricerca della Comunità europea su 'Viticoltura ed enologia biologiche”, avviato nel 2006 con l'obiettivo principale di sviluppare le tecniche enologiche che dovranno contribuire a definire le nuove regole europee sulla vinificazione biologica. Negli ultimi 3 anni il progetto europeo Orwine ha analizzato, messo a punto le tecniche e fornito alla Commissione europea il supporto scientifico per redigere un regolamento che possa dare risposta alle richieste di chiarezza dei consumatori e alle esigenze dei produttori. L'incontro di Siena è stato l'occasione per discutere i contenuti della proposta prima dell'approvazione, e quindi per raccogliere i commenti, ma anche per confrontarsi sulle tecniche di cantina sperimentate dallo stesso progetto Orwine in aziende pilota. Inoltre sono stati presentati i risultati dell'indagine condotta dall'Enoteca italiana nell'ambito del Progetto Bio 360°.

L'indagine rivela che i consumatori mostrano interesse verso il vino di qualità, ma l'immagine del vino bio, o più correttamente del 'vino da uve biologiche”, è ancora poco chiara e spesso viene associata a una qualità organolettica scarsa rispetto al convenzionale e anche la conoscenza delle pratiche impiegate nella vinificazione è risultata limitata. Negli Stati Uniti, dove si parla di 'organic wine”, uno dei maggiori enti certificatori del biologico in California conferma che la richiesta di certificazione bio è aumentata negli ultimi anni: da 8mila acri di vigneti nel 2005 si è passati ai quasi 10mila del 2008. Numerose sono le fiere di settore: Biofach a Norimberga, VitignoBio a Napoli, Millésime Bio in Francia, Bio & Dynamica nell'ambito di Merano Wine Festival e altre iniziative locali. Anche nelle guide cresce l'interesse per questo settore. Nella Guida ai vini bio d'Italia 2009, di recente pubblicazione,  il migliore tra gli italiani è un Soave.