Troppi passaggi nella filiera agricola che danneggiano imprese e consumatori: suona ormai come un ritornello la denuncia della Coldiretti sull'aumento della forbice dei prezzi tra produzione e consumo. L'esempio più significativo è la pasta: +16,9% contro un calo del 43% dei prezzi alla produzione

Con una crescita del 3,5% l'aumento dei prezzi per alimentari e bevande nei negozi è stato più del doppio dell'inflazione nonostante nei campi si sia verificata, in controtendenza, una riduzione del 10,9% nei compensi pagati agli agricoltori, nello stesso mese. è quanto afferma la Coldiretti nel commentare i dati sull'inflazione del 1,6% nel mese di febbraio pubblicati dall'Istat.

 In campagna ci si trova in una grave situazione di deflazione secondo le elaborazioni su dati Ismea con il segno negativo dei prezzi alla produzione che si registra a febbraio sia per le produzioni vegetali (-16,3%) che per quelle derivate dall'allevamento (-3,3%), ma gli effetti non si trasferiscono al consumo dove i prezzi continuano ad aumentare seppur più lentamente.
Il record della riduzione si è verificato per i cereali con un crollo dei prezzi alla produzione del 43% rispetto allo scorso anno a febbraio, mentre nei negozi la pasta è aumentata del 16,9% e il pane del 2,2%. Una forte calo delle quotazioni alla produzione si è registrato anche per le quotazioni di vini e oli di oliva che, su base annua, hanno fatto segnare in campagna drammatiche riduzioni, rispettivamente, del 24,3% e del 24,2%. A differenza di quanto si verifica al consumo tutti i prodotti derivati dall'allevamento accusano una flessione dei prezzi alla produzione a partire dal latte e derivati (-9,8%), ad eccezione del pollame (+2,3%).


Filiera da accorciare
L'aumento della forbice dei prezzi tra produzione e consumo conferma la presenza di forti distorsioni esistenti nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola che danneggiano imprese agricole e consumatori. Nel 2008 le inefficienze e le speculazioni sono costate alle tasche degli italiani 4 miliardi di euro con l'aumento dei prezzi per i prodotti alimentari che è stato in media del 5,4% superiore al 3,3% dell'inflazione generale con un differenziale del 2,1% che tende ad allargarsi nel 2009 (2,2% a gennaio) nonostante il forte calo dei prezzi delle materie prime agricole.
Gli italiani hanno speso 205 miliardi in alimenti e bevande (141 miliardi in famiglia e 64 fuori) che rappresentano ben il 19% della spesa familiare ed è quindi necessario interrompere un trend che impoverisce cittadini e imprese agricole in un difficile momento di crisi economica. L'obiettivo è quello di ridurre la forbice dei prezzi tra produzione e consumo per recuperare valore per le imprese e per i cittadini.

Dal campo alla tavola prezzi 5 volte superiori
Qui non c'entra né la crisi mondiale né altro, si tratta semplicemente di una prolungata rapina che secondo la Coldiretti va fermata con il progetto per una filiera tutta agricola, tutta italiana e firmata dagli agricoltori. In generale, per ogni euro speso dai consumatori in alimenti ben 60 centesimi vanno alla distribuzione commerciale, 23 all'industria alimentare e solo 17 centesimi agli agricoltori. I prezzi aumentano quindi in media quasi cinque volte dal campo alla tavola e esistono dunque ampi margini da recuperare, con più efficienza, concorrenza e trasparenza, per garantire acquisti convenienti alle famiglie e sostenere il reddito degli agricoltori in un momento di difficoltà economica.


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