La vacanza in Sardegna evoca spiagge dorate e tramonti, il profumo del mare e non solo. Da un sondaggio effettuato da Trade Lab nell'estate 2008 per Sardegna Ricerche, il consorzio pubblico per l'assistenza alle piccole e medie imprese istituito dalla Regione, emerge infatti anche una ricerca delle tipicità enogastronomiche regionali. Il sondaggio rientra nel progetto di Sardegna Ricerche per la valorizzazione e commercializzazione delle produzioni tipiche nei canali turistici e si rivolge in particolare alle imprese sarde operanti nel settore agroalimentare.

 I dati sono stati presentati durante CerticiBit, l''Atlante del gusto” della Bit (Borsa italiana turismo) di Milano, che quest'anno porta la firma del gastronauta Davide Paolini. Oltre il 90% dei turisti, su un campione di 2.000 intervistati al termine di un soggiorno sull'isola, consuma pane carasau e pecorini; seguono poi i salumi regionali e il mirto con oltre l'80%, e l'olio di oliva insieme a vini bianchi e rossi con consumi oltre il 70%. La cena al ristorante (43%), in agriturismo (33%) in hotel (35%) o a casa (10%) si rivela il momento prescelto per gustare le tipicità enogastronomiche isolane. Infine, la qualità dei prodotti, a detta di tutti gli intervistati, si merita un bell'8,5%.

«Allora come ingrediente base della crescita economica di molti fazzoletti di territorio - spiega Paolini - si può scegliere di puntare alle tipicità enogastronomiche regionali». Il cibo diventa 'medium”. Bottarga, pecorino, fiore sardo, ricotta, pumpia, miele di corbezzolo e di asfodelo, pane carasau, zafferano, carciofo, cardo, mirto, cannonau, vermentino non sono più solamente prodotti da assaggiare, ma autentico motivo di attrazione per il popolo di viaggiatori del gusto. «E - conclude Paolini - è in grado di diventare 'icona” al pari di una spiaggia dorata o di una montagna incantata o di un lago o di un museo d'arte».

Valentina Rota