Agricoltura, la più grave crisi da 20 anni Confagricoltura presidia il Parlamento
L'agricoltura sta vivendo la crisi più grave degli ultimi venti anni: le istituzioni devono intervenire a tutti i livelli, sia adottando misure straordinarie per evitare la chiusura dell'imprese, sia mettendo a punto una strategia che ponga le condizioni per la competitività del settore
L'agricoltura sta vivendo la crisi più grave degli ultimi venti anni. Di fronte alla gravità della situazione, è urgente che le istituzioni intervengano a tutti i livelli, sia adottando misure straordinarie per evitare la chiusura di migliaia di imprese agricole, sia mettendo a punto una strategia di lungo respiro che ponga le condizioni per la competitività del settore.
Da queste considerazioni nasce la mobilitazione territoriale di Confagricoltura che ha tenuto a Roma, a piazza Montecitorio davanti al Parlamento, il primo dei due sit-in nazionali, mentre prosegue l'esame della Finanziaria da parte della Commissione bilancio della Camera dei deputati. Sono arrivate a Roma delegazioni di agricoltori da tutte le regioni del nord Italia (Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia). Il secondo presidio a Roma di Confagricoltura, sempre a piazza Montecitorio, è previsto per il 15 dicembre e riguarderà gli associati del centro-sud e delle Isole.
A Roma Confagricoltura ha ribadito che intervenire per salvare l'agricoltura vuol dire non solo salvaguardare il reddito e l'occupazione di centinaia di migliaia di operatori agricoli e dell'indotto, ma anche preservare il patrimonio culturale, paesaggistico, ambientale che l'agricoltura rappresenta quale fattore non secondario di competitività del nostro "sistema Paese".
Dalla Finanziaria 2010, invece - ha evidenziato l'Organizzazione degli imprenditori agricoli - sono arrivati solo tagli: a rischio le agevolazioni per il gasolio agricolo e per la proroga delle agevolazioni per la proprietà coltivatrice; inadeguato lo stanziamento stanziamenti previsto per il fondo di solidarietà nazionale (tra l'altro con un emendamento ancora all'esame della Camera) e per gli sgravi contributivi per le aree montane e svantaggiate; azzerato il piano irriguo nazionale. Nessun provvedimento nell'ambito delle misure contro la crisi è stato deciso per il settore tranne dichiarazioni di principio (contenute in un emendamento) sull'utilizzo dello scudo fiscale anche in agricoltura.
Bloccati tutti i fondi per lo sviluppo dell'agricoltura, lasciata a se stessa, senza politiche di incentivo per il futuro. Confagricoltura - e lo ha rimarcato anche negli incontri con i parlamentari di maggioranza ed opposizione che hanno espresso la loro solidarietà - chiede interventi prioritari urgenti, come sgravi e incentivi tributari e contributivi per la riduzione dei costi produttivi ed amministrativi, che possano aiutare a sanare le perdite reddituali ed a far ripartire gli investimenti. Il rilancio dell'agricoltura ha anche bisogno di una strategia che ne rafforzi la capacità competitiva sui mercati, attraverso percorsi di innovazione di prodotto e di processo incentrati, da un lato, sulla qualità e sul legame con il territorio e, dall'altro, sul potenziamento di progetti di integrazione e accorciamento delle filiere. E occorre intervenire incisivamente sulla burocrazia che frena la competitività delle imprese e aggrava i costi.
«è necessaria una radicale semplificazione degli adempimenti.- ha detto il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni ai manifestanti partecipando al sit-in - Tra poco saranno più i colletti bianchi a predisporre le pratiche burocratiche che gli aratri nei campi. L'agricoltura ha le potenzialità per uscire dalla crisi. Per questo è doveroso lanciare l'allarme sulla gravità della situazione e sui fenomeni di abbandono e di chiusura di molte aziende, che potrebbero accentuarsi senza i necessari interventi per garantire il sostegno minimo necessario per superare il momento più nero degli ultimi due decenni».
«Non è mai troppo tardi - ha dichiarato il capigruppo del Pd nella commissione Agricoltura della camera, Nicodemo Oliverio - se perfino il presidente nazionale della Coldiretti Sergio Marini si è accorto che "i fondi stanziati nella finanziaria per l'agricoltura sono del tutto insufficienti e ben lontani dagli impegni assunti dal governo". Non intendiamo polemizzare con nessuno, tantomeno con il presidente di un'associazione come la Coldiretti che nel passato ha promosso tante battaglie a favore dell'agricoltura e a servizio degli operatori del settore primario. Ma è evidente che con questa finanziaria il Governo ha superato se stesso: pochissime risorse nonostante le tante promesse. Eppure al difficile congiuntura economia che ha intaccato l'agricoltura italiana e l'intero sistema agroalimentare avrebbe richiesto che il governo e, in particolare il ministro Luca Zaia, si rimboccassero le maniche e mettessero le mani nel portafoglio per creare le condizioni per il rilancio competitivo del settore. Così non hanno fatto nonostante le piazze della nostra penisola stanno ospitando ormai da mesi pacifiche manifestazioni di protesta di tutto il mondo agricolo».
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