L'altra sera mi ero ripromesso di ascoltare fino in fondo una delle più stupide e lecchine trasmissioni sulla radio pubblica, sperando che il clima natalizio portasse un po' di buon senso ai pimpanti conduttori. Speranza tradita: l'insulsaggine dell'enogastronomia (brrr) all'ennesima potenza ha mortificato la paziente buona volontà. Dopo aver appreso con sorpresa che l'enogastronomico Aglianico si produce in Molise, che l'enogastronomico Champagne è nato prima dello Spumante, che il solito enogastronomico salumiere gioielliere ha venduto più formaggio italiano che francese, che gli italiani enogastronomici volenterosi regalano solo enogastronomico Barolo e che i bicchieri non sono enogastronomici, ho spento la radio.

Che tristezza leggere, subito dopo, che Marco Mancini lascia la direzione del settimanale 'Il Corriere vinicolo”. Poiché di vino ne capisco poco, quando anni fa l'incontrai parlammo di una comune passione, l'arte del pittore e scrittore Lorenzo Viani, viareggino non sottomesso e di grande umanità. Il direttore accettò di pubblicare qualche articolo dedicato più all'arte che al vino. Nel Belpaese dell'arte, cultura, paesaggio, musica, letteratura si può immaginare e ben sperare che il successo dell'economia, agricoltura, anche cibi e vini, si possa agganciare davvero al territorio nella sua più ampia accezione. Non solo a bistecche e formaggio di capra.

Mi lascia sconcertato che la trasmissione di cui sopra goda da anni di florido successo, senza che si abbiano dubbi sulla sua effettiva utilità. Anzi, è tenuta in gran considerazione da quell'Unione italiana vini che rappresenta le grandi aziende del mondo del vino italiano, proprietaria di quel giornale che ha allontanato Marco Mancini, un giornalista di valore che ha dimostrato equilibrio e competenza in una posizione non certo facile. Che dire? Benché sia sempre più dura, ce la faremo.