I negozi alimentari di oggi più bomboniere che gastronomie
Nei negozi alimentari del Duemila le specialità si ammirano in barattoli e vasetti di gran classe, ma non sempre quelli giusti. Splendidi locali per acquistare regali e non la spesa quotidiana solo più attenti all’atmosfera e alle mode. Al contrario, il caso della famiglia Bargellini a Senigallia
SENIGALLIA (AN) - Quando il signor Gino Bargellini ha annunciato di aver ceduto il negozio di alimentari Roveldett nel centro storico di Senigallia (An), sui giornali locali si è scritto che la famiglia si era trasferita dal nord nel '74. In realtà arrivarono da Rimini e il negozio prese nome dal precedente commerciante signor Rovelli, che aveva aggiunta anche l'abbreviazione di dettagliante. Mi scuso, ma non accetto più le imprecisioni e la grossolanità. Per esempio, fuori tema, mi piacerebbe leggere sempre il nome completo delle persone o l'appellativo. La Marcegaglia qui, la Marcegaglia là; non è più gentile, senza fatica, signora Marcegaglia? Torniamo al negozio d'alimentari. La famiglia Bargellini, Gino e Piera con i figli Luca e Daniele vendeva i tradizionali alimentari, dai salumi ai formaggi, dagli ortaggi alla pasta, ai vini, condimenti e quant'altro. Per intenderci, se volevi un etto di mortadella: ecco qua. Uno stracchino morbido morbido: il signore è servito. Se ti andava una pregiata pasta all'uovo di Campofilone, non mancava la scelta. Dal prosciutto di Parma al grana padano ti proponevano la stagionatura giusta. Nulla di trascendentale, ma il vantaggio di cibi genuini, freschi e con la garanzia di un consumo continuo, la semplicità dei gesti misurati e delle chiacchiere confidenziali, il camice candido del professionista di lunga data. Il marketing dovrebbe tener conto della concretezza di un Roveldett che ha venduto per 35 anni gustosa pancetta e dietetico yogurt, con un'economia che ha dato lavoro a decine di dipendenti. I negozi alimentari del 2000 sono profondamente diversi, assomigliano a bomboniere più che a gastronomie, tutto è gustoso e squisito, le specialità si ammirano in barattoli e vasetti di gran classe, ma non sempre quelli giusti; illusioni ottiche amplificano un cucchiaino di marmellata. Splendidi locali per acquistare regali e non la spesa quotidiana, attenti all'atmosfera e alle mode, non alla concretezza; vetrine scintillanti che non stuzzicano l'appetito e si rivolgono solo al portafogli. Se propongono anche somministrazione di vini e cibi, si distinguono per familiarità e passione, ma denotano incerta professione. In tanto lusso siamo tornati alle domande tipo: vino bianco o rosso? Insistendo, ti suggeriscono: Müller Thürgau; se insisti aggiungono: trentino; ma sul produttore ti devi arrendere per non mortificarli.
è la stessa sensazione che ho provato nell'osservare la pubblicità del topino che previene l'influenza. Appartiene alla mia generazione e un caro amico interpreta l'interlocutore, quindi non sono prevenuto. Ma mi sono offeso per i suggerimenti di lavarmi le mani, aprire le finestre, buttare nel cestino il fazzoletto sporco, chiamare il medico di famiglia e riposarmi se mi ammalo. D'accordo, il topino sarà orfano, ma i pubblicitari e i committenti non hanno avuto una mamma? Penso che la prevenzione sia costosa e scientifica e non basti educazione e buon senso.
Per risarcirmi, mi attendo ora una campagna pubblicitaria che proponga di fare la spesa nel negozio sotto casa e, se fosse più lontano, andarci a piedi o in bici, con una passeggiata. Vorrei anche sentirmi spiegare - ma senza corsi per sommelier - che il Verdicchio dei Castelli di Jesi è un vino bianco e il Marzemino è rosso, insegnandomi a leggere l'etichetta per scoprire il nome del produttore.
Mi piacerebbe sapere se i mandarini acerbi e costosi di provenienza estera di questi giorni saranno sostituiti fra un mese o poco più da quelli siciliani gustosi e economici. Certo, va bene parlare di prodotti del territorio, filiera corta e via dicendo, ma qualcuno mi dica dove e come farò la buona spesa che mi merito? Si tratta di una cosa seria, perché i produttori agro alimentari sono milioni e, con dura fatica, assieme ai Rovedeldett che ancora resistono, garantiscono un po' di benessere a sé stessi e a quest'Italia. Sembra che la maggioranza di chi conta e quella dei consumatori non sia chiaramente informata. Forse serve Pubblicità Progresso.
Nella foto: famiglia Bargellini, Roveldett, Senigallia


