Il fatto che il cereale più coltivato nel mondo quale è il riso, nonostante un crollo delle quotazioni alla produzione del 30%, sia stato il cibo che ha fatto registrare con la crescita del 6% il più alto aumento al consumo, è la conferma delle pesanti distorsioni nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola che hanno la maggiore responsabilità della fame e della povertà nei paesi ricchi ed in quelli meno sviluppati. è quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat, in occasione del Vertice mondiale per la sicurezza alimentare della Fao durante il quale il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon ha dichiarato che «Oggi più di 17mila bambini moriranno di fame. Uno ogni cinque secondi. Sei milioni all'anno. Questo non è più accettabile. Dobbiamo agire».

Il riso sta, anche, affrontando sul piano legislativo un periodo difficile dopo la proposta di legge, in nome dell'etichettatura, permetterà all'industria di non indicare con esattezza la varietà. Un Karnak, meno pregiato, potrà essere chiamato come il più blasonato Carnaroli (più costoso da produrre). Un passo indietro per le garanzie ai consumatori e la qualità. E in Italia martedi 17 dicembre il disegno legge n. 1991 'Nuova disciplina del commercio interno del riso” andrà in discussione alla Commissione agricoltura della Camera.

Nonostante il forte calo dei prezzi alla produzione agricola che sono al minimo da venti anni, per le principali materie prime come latte e cereali, rimangono alti i prezzi al consumo nei paesi ricchi ed in quelli poveri. Se nei primi le distorsioni nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola rallentano la ripresa economica e mettono a rischio il futuro delle imprese agricole, nei secondi rendono ancora più difficile la sopravvivenza dell'oltre il miliardo di affamati, soprattutto tra i bambini. Lo dimostra il fatto che l'andamento dei prezzi al consumo in 58 Paesi in via di sviluppo ha evidenziato che nell'80% dei casi i prezzi sono più alti dello scorso anno.

 L'emergenza alimentare non si risolve con i prezzi bassi all'origine per i produttori perché questi non consentono all'agricoltura di sopravvivere e, con la chiusura delle imprese, destrutturano il sistema che non è più in grado di riprendersi anche in condizioni positive. Gli aiuti alimentari sono necessari, ma non bastano e occorre investire nell'agricoltura delle diverse realtà del pianeta, dove servono prima di tutto politiche agricole regionali che sappiano potenziare le produzioni locali con la valorizzazione delle identità territoriali per sfuggire all'omologazione che deprime i prezzi e aumenta la dipendenza dall'estero.

Alle agricolture di tutto il mondo devono essere garantiti credito e investimenti adeguati se si vuole continuare a sfamare una popolazione che aumenta vertiginosamente, si devono applicare regole chiare per evitare che sul cibo si inneschino speculazioni vergognose e garantire trasparenza e informazione ai consumatori per valorizzare le realtà locali.

Stop alle speculazioni sul cibo, difesa della qualità e della sicurezza alimentare, tutela dell'ambiente e lotta alla fame mondiale sono alcuni degli impegni richiesti alle istituzioni dagli agricoltori degli otto Paesi del G8 nel documento elaborato G8 Farmers union meeting organizzato dalla Coldiretti a Roma.


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