Crisi della frutta, scontro tra il Ministro e i rappresentanti degli agricoltori
È scontro tra il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia e Maurizio Solfrini, Claudio Canali e Ivan Zagnoli, in rappresentanza di Cia, Confagricoltura e Copagri di Forlì-Cesena, sulla questione delle prospettive future per uscire dalla crisi nel settore dell’ortofrutta
è scontro aperto tra il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia e Maurizio Solfrini, Claudio Canali e Ivan Zagnoli, in rappresentanza di Cia, Confagricoltura e Copagri di Forlì-Cesena, sulla questione delle prospettive future per uscire dalla crisi nel settore dell'ortofrutta. Dopo la presenza di Zaia al Macfruit, mercoledì 07 ottobre 2000, Solfrini, Canali e Zagnoli hanno fatto sapere al ministro che «Le rassicurazioni e le promesse non bastano, le ascoltiamo ormai da anni: servono fatti concreti».
«Le sue parole - spiegano i tre presidenti - hanno sconcertato molti imprenditori agricoli: non si possono scaricare completamente sulle spalle dei produttori le distorsioni del mercato e le carenze di aggregazione dell'offerta. Il Ministro ha dimostrato di conoscere benissimo le emergenze che interessano il settore nell'area romagnola, in particolare la necessità di dotare il settore agricolo di strumenti moderni per gestire le oscillazioni di mercato e i relativi rischi per i produttori. Adesso basta con le parole, è ora che faccia qualcosa».
«La questione del rifinanziamento del fondo di solidarietà - dice il presidente di Cia, Maurizio Solfrini - è sul tavolo del ministro ormai da due anni e ancora non si sa se sarà inserita nella finanziaria 2010. Al di là delle promesse personali di Berlusconi, gli strumenti di assicurazione servono alla parte migliore degli imprenditori, quelli che puntano sulla qualità delle produzioni: o vogliamo dire loro che hanno sbagliato tutto? E a proposito di errori, vogliamo parlare dell'aumento delle quote latte tanto sbandierato come conquista epocale? Per il nostro mercato italiano è stato devastante, ha fatto crollare i prezzi alla produzione».
«Sull'etichettatura di origine dei prodotti - ha aggiunto il presidente di Confagricoltura, Claudio Canali - il ministro ha ragione. Ma occorre più chiarezza in Parlamento, perché le proposte attuali rischiano di diventare un boomerang per gli agricoltori, soprattutto quando vanno a definire provenienza e prevalenza nella tracciabilità del prodotto. Apprezziamo comunque l'impegno del ministro per la definizione dell'iter legislativo».
«Senza respiro europeo - afferma Ivan Zagnoli, presidente di Copagri - non si va da nessuna parte e si penalizza chi, come la Romagna, esporta la maggior parte delle proprie coltivazioni. Ad esempio per il settore zootecnico, non dobbiamo inventare nulla di nuovo ma chiedere al prossimo Consiglio a Bruxelles l'estensione del decreto 1760/2000 (cioè etichettatura obbligatoria con nato, allevato, macellato) a tutte le carni».
Al ministro Zaia, infine, si ricorda che non è il caso di prendere sotto gamba la drammaticità del momento storico. «in campagna - concludono i tre presidenti - ci sono aziende che hanno già visto scattare i pignoramenti sulle macchine agricole. Solo il più forte sopravviverà? Non è facendo leva sul darwinismo sociale che si dimostra di saper risolvere i problemi di un Paesi».
Non si è fatta attendere la risposta di Zaia: «Bisognerebbe misurare lo stato etilico dei tre dirigenti dell'agricoltura cesenate, il cui comunicato, per forma e contenuto, è superiore allo 0,5% consentito e che hanno stravolto la verità e hanno dimostrato ancora una volta che la guerra tra poveri è il giochino preferito tra le élite».
«è legittimo avere opinioni diverse da quelle del Ministro; non è legittimo raccontare bugie agli agricoltori. Questo Ministro non rassicura e non promette: fa. Per questo la visita di ieri a Cesena è stata apprezzata da tutti gli operatori, che sanno di avere il Ministro e il Governo al loro fianco. Non diversamente è andato l'incontro con Solfrini, Canali e Zagnoli».«Si è concordato infatti che la crisi nel settore della frutta, e in generale dell'agricoltura, non è emiliana ma planetaria. Gli strumenti per risolverla sono, tra l'altro, l'intervento degli Stati su un mercato senza regole e l'aggregazione dell'offerta. Ma tutto questo, come tutti sanno, avviene in presenza di regole che nessuno Stato da solo può cambiare. I nostri tre, poi, sono gli ultimi giapponesi rimasti a difendere l'idea che esiste una relazione tra quote latte e il crollo dei prezzi. Non rispondo perché l'opinione dei tre piccoli moschettieri sia in qualche modo ricevibile, ma per parlare direttamente agli agricoltori. Diffidate di chi domani non ricorda quel che ha detto ieri».
«Se poi i tre – ha concluso Zaia – hanno qualche dubbio sul fatto che il Ministro prenda sotto gamba il momento storico, li invito semplicemente a frequentare di più persino i miei detrattori: avrebbero strumenti per farsi un'opinione. E, a proposito di darwinismo sociale, ho sempre combattuto le élite, specialmente quelle parassitarie».

