Un pescheto su campo contaminato. Arresto tra i ranghi della camorra
Un pescheto piantato su un campo altamente inquinato da rifiuti pericolosi con concentrazioni di idrocarburi pesanti, cromo, arsenico e piombo: Nicola Vassallo, già indagato per associazione mafiosa e disastro doloso con esponenti del clan dei Casalesi è stato arrestato a Caserta
CASERTA - Sono del 7 marzo scorso i rilievi fotografici della Squadra mobile di Caserta sul terreno il località San Giuseppiello di Giugliano di proprietà di Nicola Vassallo, 48 anni, fratello dell'imprenditore Gaetano, collaboratore di giustizia che ha svelato come la camorra dei Casalesi smaltiva illegalmente i rifiuti facendo affari con aziende e colletti bianchi.
Stando ai risultati delle perizie, il terreno, ampio sei ettari, risultava altamente inquinato da rifiuti speciali e pericolosi con concentrazioni definite dalla polizia di Caserta "abnormi e anomale" di idrocarburi pesanti, cromo, arsenico e piombo. I sigilli sul terreno sequestrato dalla polizia il 17 luglio del 2008 erano stati strappati e la terra, dai rilievi fotografici dei poliziotti, risultava arata.
Oltre agli arbusti di ciliegi erano stati innestate delle piante di pesche "in modo da aver creato - come si legge nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere - un immenso pescheto". Il provvedimento è stato firmato dai giudici della procura speciale sui rifiuti Paola Di Nicola, Roberto Arnaldi e Barbara Modesta Grasso su richiesta dei pm dell'antimafia partenopea Giovanni Conso e Alessandro Milita. La Direzioen distrettuale antimafia aveva chiesto la custodia cautelare nei confronti dell'indagato anche per il reato di disastro ambientale aggravato dalle modalità mafiose per la gestione dei siti-discarica in località San Giuseppiello. Ma il gip collegiale ha applicato la misura cautelare solo per la violazione dei sigilli e per la mancata custodia di un sito sottoposto a sequestro. Per gli altri reati, infatti, è in corso il processo nei confronti dei fratelli Vassallo.
Nicola Vassallo, già indagato per associazione mafiosa e disastro doloso in concorso con il fratello, con imprenditori ed esponenti del clan dei Casalesi - fazione Bidognetti - nominato custode giudiziale dell'appezzamento di terreno sottoposto a provvedimento di sequestro, è ritenuto responsabile della continuata violazione dei sigilli relativi e degli obblighi derivanti dalla carica di custode giudiziale (art. 349 e 351 c.p.), al fine di impiantare sul sito estese coltivazioni di frutta da destinare alla commercializzazione.
Fonte: Agi

