Maccheroni & c, saggio brillante sul mondo e la cultura della pasta
Maccheroni & c è un brillante saggio del giornalista e scrittore Giuseppe Prezzolini che esplora con occhio divertito e colto il mondo e la cultura delle paste alimentari, dalla storia alla letteratura, dagli aneddoti sui nomi della pasta alla poesia, dal vocabolario alle ricette gastronomiche
Domenica 25 ottobre si è celebrata la giornata mondiale degli spaghetti; ora un sondaggio ha stabilito che gli italiani preferiscono i maccheroni agli spaghetti. Non capisco bene cosa significhi ma mi limito a ricordare che bisognerebbe portare un poco di rispetto in più per il guadagno contadino e il prezzo sorgente, come affermava Luigi Veronelli: se il grano è pagato 18 centesimi al chilo, non so chi lo coltiverà in futuro. Mi consolo sfogliando le pagine di Maccheroni & c brillante saggio del giornalista e scrittore Giuseppe Prezzolini che esplora con occhio divertito e colto il mondo e la cultura delle paste alimentari, dalla storia alla letteratura, dagli aneddoti alla poesia, dal vocabolario alle ricette gastronomiche. (Giuseppe Prezzolini, Maccheroni & C. Rusconi Libri, Milano, 1998)
Il grande scrittore toscano, emigrato negli stati Uniti durante il fascismo e morto a Lugano a 100 anni nel 1982, lo scrisse in inglese nel 1957 per riaffermare che Spaghetti dinner era il segno della penetrazione italiana in America e del matrimonio fra i due paesi. L'autore esplora con occhio divertito e colto il mondo e la cultura delle paste alimentari, dalla storia alla letteratura, dagli aneddoti alla poesia, dal vocabolario alle ricette gastronomiche.
Giuseppe Marotta ricordava che gli spaghetti a Napoli si mangiano per le morti e per le nascite. Un tipo di maccheroni si chiama ziti perché la zita a Napoli è la ragazza che si sposa… Gli americani dal ‘700 venivano in Italia e celebravano l'arte imparando in osteria a arrotolare gli spaghetti al sugo attorno alla forchetta. Giuseppe Prezzolini non fa molta differenza fra spaghetti e maccheroni li confonde volutamente. Ne racconta la storia con dotte e divertenti annotazioni. Addirittura la fama degli spaghetti sarebbe più ampia di quella di Dante anche perché sono l'espressione del genio collettivo del popolo italiano che ne ha fatto un piatto nazionale.
Da Byron a Paul Valery a Thomas Jefferson a Goldoni a Croce a Leopardi, solo per citarne alcuni, lo scrittore racconta le gastronomiche suggestioni di personaggi famosi, persino una poesia in lingua mezza inglese mezzo italiana, Spaghetti House. Descrive tutti modi per condire con formaggio, le tecniche di cottura, ricorda che nel 19321 un concorso di cucina fu vinto dalla ricetta Lemon surprise pudding of spaghetti (pasticcio di spaghetti al limone) e che le ricette presentate furono 129.00 di 32.000 massaie. I macaroni apparvero persino a ornare il cappello di un personaggio della rivoluzione americana a fine ‘700.
Prezzolini dà il meglio della sua penna quando descrive e commenta i nomi della pasta. Centinai di sostantivi, 'vezzeggiativi come quelli che si danno ai figlioli o agli innamorati”, con citazioni storiche, spiegazioni semantiche, geometriche, persino anatomiche, geografiche, faunistiche, floreali. Infine Prezzolini, che non era certo uno che si facesse comprare, nel penultimo capitolo plaude alle paste industriali, nome per nome ne riconosce meriti e successi.Consiglio vivamente i ristoratori più volonterosi di cercare il libro in biblioteca (in caso fosse esaurito in libreria); potranno trarre spunto per qualche citazione nei menu e per speciali e gustose celebrazione con il loro commensali. Mi permetto solo un consiglio fuori ordinanza, senza scandalizzare: non salate l'acqua di cottura. Non sono pazzo, fu il consiglio di un eccezionale artigiano pugliese e ancor oggi lo ringrazio. Diceva: «Se aggiungi cozze o pesce, serve il sale? Il buon olio extra vergine non è saporito? Verdure e ortaggi non hanno i loro minerali saporiti? E il grana o il pecorino? Acquistate una buona pasta, se costa di più consumatene di meno, abbondate nel condimento e vi farete solo del bene». Se proprio non ce la fate – aggiungo - sminuzzate a freddo nel piatto dei buoni cristalli puri, di Trapani o Cervia per esempio.
Per farmi perdonare vi lascio una poesia di Aldo Fabrizi, che dopo aver scritto raccolte ricette e poesie come La Pastasciutta, Nonna Minestra e Nonno Pane, dovette anche stare a dieta.
Me dispiace, ma nun ce la faccio a discorre
Nun me sento bene pe gnente
Che ce vòi fà .. l'anni so anni
e l'acciacchi nun perdoneno
Ma quello che me ce rode tanto è che nun me và de magnà
come se dice .. m' amanca l'appetito
nun ciò voja de gnente
nun me sento è inutile .. nun me sento
eppoi me tocca de sta puro a dieta
Pensa che puro oggi so stato a stecchetto
so ito liscio come l'ojo:
du' spaghetti a cacio e pepe .. na lombata de vitella,
du fronne de lattuga, na pera . . e .. Hai capito?
Me tocca de sta a dieta, possin'ammazzalla, purtroppo.
Nella foto s sinistra, il primo numero della rivista L'etichetta, Guida alla vita materiale secondo Luigi Veronelli, autunno 1983. La madre dei periodici dedicati ai piccoli piaceri era pubblicata da Luigi Veronelli stesso, Cesare Pillon, Claudio Riolo & c.
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