La congiuntura economica negativa pesa sulle imprese agroalimentari. Lo rileva l'indagine condotta dall'Ismea su un panel di circa 1.200 operatori dell'industria di trasformazione alimentare presentata a Bologna nell'ambito della manifestazione "So Fresh!" dal presidente dell'Ismea, Arturo Semerari. Dall'indagine emerge che il clima di fiducia nel settore ha fatto segnare, nel quarto trimestre del 2008, un netto peggioramento, scendendo a -13,6 (l'indicatore è compreso tra 100 e -100), da -0,7 del trimestre precedente.

 L'evoluzione congiunturale emersa dall'indagine Ismea delinea, comunque, un quadro meno negativo rispetto all'andamento della fiducia delle imprese manifatturiere nel complesso rilevato dall'Isae, l'Istituto di studi e analisi economica del ministero dell'Economia e delle Finanze, che si e' attestato a dicembre ai minimi storici della rilevazione.
A influenzare l'umore degli operatori del settore agroalimentare sono stati, a fine anno, sia i giudizi sul livello corrente delle scorte e degli ordinativi, sia le aspettative di un deterioramento del quadro congiunturale nel primo trimestre 2009.


Troppa merce in magazzino
è aumentato, inoltre, il numero delle imprese che hanno dichiarato un incremento delle giacenze di prodotti finiti, a fronte di un contestuale rallentamento di ordini e fatturati. Il peggioramento del clima di fiducia si è verificato in tutte le macroripartizioni geografiche.

Il comparto vinicolo tra i più colpiti
A livello settoriale gli indici evidenziano un quadro più negativo nell'industria vinicola e nel comparto dei prodotti per la prima colazione, segnalando situazioni di criticità anche per l'insieme delle bevande analcoliche, incluse le acque minerali, e per i settori della molitoria e della macellazione di carni rosse.
Valori negativi sono emersi, nel quarto trimestre, per tutti gli altri comparti produttivi, con risultati comunque migliori, rispetto alla media, nei settori degli ortofrutticoli, dell'olio d'oliva, del riso, della pasta e della macellazione di carni bianche.
Dalle risposte del 73% di imprese del campione che ha ammesso di avere risentito negativamente della crisi, emerge inoltre che le due principali difficoltà riscontrate sono quelle concernenti la contrazione della domanda nazionale e l'ambito finanziario, inteso come l'allungamento dei tempi di riscossione dei pagamenti e le difficoltà di accesso al credito.

2008 difficile anche per la Gdo
In analogia con il sentiment delle imprese industriali, anche gli operatori della grande distribuzione alimentare (ipermercati, supermercati e minimarket) hanno dichiarato, nel quarto trimestre del 2008, un marcato peggioramento del giudizio sugli sviluppi della congiuntura, con il relativo clima di fiducia, emerso da un'indagine Ismea condotta su circa 200 imprese del settore, che da +12,2 del terzo trimestre 2008 è sceso a -16,2.

Male le vendite per tutti i prodotti
Nelle sue diverse componenti l'indicatore ha messo in luce un forte deterioramento soprattutto delle aspettative di vendita. In netto peggioramento anche l'indice sull'andamento corrente delle vendite; contestualmente e' aumentato il numero degli operatori che ha dichiarato un livello delle scorte superiore alla media del periodo.
Gli effetti della crisi, secondo i risultati dell'indagine, si sono estesi a tutti i prodotti e sono apparsi diffusi a livello territoriale. Nell'ambito delle diverse aree geografiche, l'indice del clima di fiducia ha raggiunto il picco negativo nel Mezzogiorno, peggiorando sensibilmente anche al nord e al centro Italia.

Tutti i prodotti presentano, nel quarto trimestre del 2008, un indice delle vendite negativo, con forti penalizzazioni rilevate in particolare per i vini di qualità, gli spumanti e il pesce fresco e congelato.
L'indagine ha infine evidenziato un forte aumento delle vendite in promozione da parte della grande distribuzione organizzata, mentre le aspettative sulla dinamica dei prezzi nel primo trimestre 2009 rivelano una diminuzione per il 28% degli intervistati (all'inizio dell'anno l'attesa di una riduzione dei prezzi riguardava appena il 2,3% del campione) e un andamento stazionario per un altro 58,6%, contro il 25,7% di inizio 2008.

Zaia: occorre rifondare l'agricoltura italiana
«Comprendiamo le ragioni del pessimismo degli operatori. Occorre rifondare l'agricoltura italiana insieme a tutti gli operatori del settore. Vogliamo che si sappia che per noi le imprese agricole sono il centro di questo straordinario mondo produttivo». Così il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia (nella foto) ha commentato i dati dell'Indagine sul 'Clima di fiducia nelle imprese del sistema agroalimentare” di Ismea.

 Luca Zaia«I dati generali dell'indagine indicano che la congiuntura negativa pesa parzialmente anche sul sentiment delle imprese agroalimentari e dei suoi operatori - continua il Ministro - che nell'ultimo trimestre guardano con minor fiducia alle prospettive di crescita della propria azienda. Il dato risulta comunque meno negativo di quello delineato dall'Isae sul complesso delle imprese manifatturiere, che invece si attesta ai minimi storici».

«Il made in Italy dell'agroalimentare - prosegue Zaia - resta la grande potenza del mondo produttivo italiano e sta affrontando questa congiuntura meglio degli altri comparti. Le ragioni della crisi economica vanno, infatti, cercate nella distanza sempre maggiore che si è creata tra l'economia reale e la sua proiezione finanziaria, distanza che nel mondo produttivo agricolo si riduce notevolmente».
«Dai dati sulle aspettative delle imprese del comparto di trasformazione dell'agroalimentare, emerge l'attesa di un calo dei prezzi al consumo. Finalmente i cittadini e consumatori beneficeranno di un calo che fin ora non era riuscito ad attraversare tutta la filiera. Il prezzo più basso dei prodotti alimentari di largo consumo, come la pasta e il pane, saranno certamente - prosegue Zaia - un aiuto concreto per le famiglie in questo momento di crisi».


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