Il cambio della guardia alla guida del "Gambero rosso", un tempo rivista leader dell'enogastronomia italiana, oggi in realtà testata di serie B dopo aver ceduto il campo alle Guide e alle iniziative televisive del gruppo, continua a tenere alta l'attenzione dell'opinioone pubblica. Al di là della defenestrazione del suo fondatore, Stefano Bonilli. professionista che ha segnato una svolta nell'informazione del settore, a preoccupare lettori ed opeatori è la progressiva concentrazione delle testate un tempo "libere" nelle mani i poche proprietà che spesso sono più sensbili a logiche e interessi di settore, che non progetti tipici di editori puri. Vista l'attualità del tema, riportiamo quanto pubblicato oggi dal "Corriere della sera" che offre un resoconto abbastanza preciso della vicenda

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Secondo la nuova società, il giornalista ha danneggiato l'azienda
«Gambero rosso, lite dopo 22 anni»
Chef mobilitati dopo il licenziamento dal mensile del fondatore Stefano Bonilli, il fondatore dell'impero di carta e tv

 Milano — «Bonilli ha perso», così come alla roulette, la sentenza ha fatto il giro del mondo della gastronomia, di tutti quelli che seguono il Gambero rosso, mensile, un impero editoriale che comprende anche il canale RaiSat Gambero-Channel, le Città del gusto, Roma e Napoli, e le Guide. Ma anche debiti. Quelli per i quali, alla fine, il giornalista Stefano Bonilli, romano, 54 anni, fondatore, dall'86, quando il Gambero era un inserto del Manifesto, ha dovuto gettare la spugna. «Malamente», come racconta lui.
«Sono arrivati in redazione il nuovo gestore del gruppo Gr Holding, Paolo Cuccia, e Luigi Salerno, uno che avevo fatto entrare io in società, con la raccomandata con la quale mi licenziavano in tronco. Ho dovuto sbaraccare l'ufficio in un amen. Per loro ho creato danno alla società, per me hanno soltanto avuto mancanza di stile». Tre giorni fa, venerdì mattina.

Ma a mezzogiorno Bonilli, grande appassionato di Internet, scrive sul suo blog Paperogiallo: «Sono stato licenziato dal Gambero rosso. Non avevo più nessuna azione della società e adesso ne vengo anche espulso per giusta causa. Così va il mondo». La chiusa è la solita faccina con il sorriso, fa pensare a chi spalanca le braccia in un gesto rinunciatario. «Ma non per me, sono libero, e per ora ancora sbalordito dal silenzio assordante che ha circondato in queste ore, la mia vicenda». Pochi lo hanno chiamato. Soltanto qualche cuoco: Pierangelini, Uliassi, Bottura, Vissani, Beck, Colonna. «Anche un Nicola Cavallaro di Milano… », dice, accorato. «Mi hanno subito oscurato il blog, ma è mio, regolarmente depositato. Lo avevo spostato su un altro server, ieri ho avuto 20 mila visitatori».

Ieri, domenica, altri pensieri dell'ex direttore, con tanto di titolo: «Il lato umano delle storie». Sedici righe nel blog per dire: «Ho osservato, in questi ultimi, difficili mesi, in azienda, i comportamenti delle persone e ho scoperto la fragilità e debolezza umana, i piccoli opportunismi, il cambiamento di atteggiamenti…, che mi rimandavano, come in uno specchio, le difficoltà nelle quali mi trovavo. Una esperienza choccante, ma utile…».

Una storia online, anche. «Sono accusato di aver creato danni alla società, anche con il mio blog». Una storia lunga 22 anni, con gli alti e bassi, i debiti di una stagione partita in sordina e poi cresciuta con lo sviluppo del mondo dell'enogastronomia. «Con il manager Alfredo Cazzola e Interbanca. Avevo il 62 per cento del pacchetto azionario e una linea di credito a lungo termine di 10 milioni di euro per lanciare le Città del Gusto». Qualcosa non gira per il verso giusto. «Errato parlare di un buco di 20 milioni di euro. Arriva la nuova società, negli ultimi due anni, bisogna ricapitalizzare. Sono presidente, la mia quota supera di poco il 30 per cento, e nessun potere. Se buco c'è, è inferiore a 5 milioni di euro».

Il mensile vende circa 40 mila copie, è fatto con 10 giornalisti e i collaboratori. Gambero rosso ha 120 dipendenti. La Guida dei vini è il fiore all'occhiello: 150 mila copie, in collaborazione con Slow Food. Parte il progetto Città del Gusto, a Napoli, in partnership con la Regione Campania. La strada per Bonilli è tutta in salita. «A maggio non sono più direttore editoriale di Gambero Channel, tutto perché dichiaro di non essere d'accordo con la linea di RaiSat. Dopo nove anni di successi. Bonilli: «A giugno mi chiedono di dimettermi. Mi propongono di essere fondatore e collaboratore. Non ci penso affatto. Offro l'acquisto delle mie azioni, in contratto di Put, ma la società le disconosce». I rapporti sono ormai logori. «Da venerdì ho perso potere. Proprio io che con Carlin Petrini e pochi altri, abbiamo cambiato il mondo della gastronomia. Lascio un marchio formidabile, ma non farò l'Antigamberorosso». Il suo posto è stato assegnato a Daniele Cernilli, già condirettore del mensile. Sull'ultima copertina lo chef catalano Ferran Adrià. All'interno il direttore licenziato firma una chiacchierata con il cuoco che ha cambiato l'idea di cucina. Titolo: «La rivoluzione continua». «Anche per me da domani inizia un'altra vita, nuove avventure, il passato è passato», conclude Bonilli.

Mauro Remondino


«Troppi debiti, ora il rilancio»
Il nuovo proprietario Paolo Cuccia: ho investito sulla mia passione

Paolo Cuccia sta tornando in treno da Venezia. Proprio ieri era il suo compleanno (55) e dice che «per caso» è finito in una buonissima osteria al Rialto, dove ha festeggiato con sua moglie Emanuela mangiando un crostino di baccalà («un euro e trenta») e bevendo un bicchiere di Chardonnay («due euro») dei Brandolini d'Adda. Poi ha scoperto pure che quel locale, 'Naranzaria”, era segnalato dalla guida del Gambero rosso e la cosa allora l'ha fatto molto inorgoglire. Perché il Gambero rosso, il piccolo impero editoriale del food&wine italiano, dall'autunno scorso se l'è comprato lui e non è stata un'operazione indolore: tre giorni fa Stefano Bonilli, il fondatore dell'impero, è stato licenziato in tronco.
Così, sullo stesso Cuccia, presidente di Eur Spa, ex di Acea, sono piovute critiche e sospetti, a cui ora silente di dover replicare: «Dietro Paolo Cuccia c'è solo Paolo Cuccia – dice – non ci sono vignaioli di peso, non c'è Zonin, non c'è Panerai con il suo gruppo Class e non c'è neanche Diego Della Valle che pure è mio amico. Non c'è Pesenti e non c'è Montezemolo. Ho fatto tutto da solo, sì, perché il Gambero Rosso purtroppo negli ultimi anni stava andando malissimo, la società si era mangiata tutto il capitale (oltre 4 milioni di euro) e rischiava il fallimento. Così ho deciso di intervenire…». Licenziando Bonilli? «Tanto per cominciare: al suo posto oggi c'è Daniele Cernilli, Mister Wine come lo chiamano in America, garanzia assoluta di continuità rispetto alla storia del Gambero Rosso. Ma oltre a Cernilli ho dato la fiducia a tutta la squadra, anche al direttore generale Gigi Salerno. Solo Bonilli, per strani motivi, non ha voluto saperne. Gli avevo offerto di restare come fondatore, un po' come Scalfari dentro Repubblica. Ma lui nel tempo anzi si è allontanato, dimostrando di amare sempre meno la sua creatura. La città del Gusto a Roma era una cattedrale inutilizzata, dentro ormai c'era una pizzeria, poca gente, i corsi di cucina andavano quasi deserti. Io adesso la voglio rilanciare, a Roma, a Napoli: la Città del Gusto dovrà diventare un luogo d'incontro tra produttori e compratori. Un luogo d'eventi 365 giorni all'anno. Mi dispiace per Bonilli, non si può essere buoni per tutte le stagioni, Ma questo lui non l'ha capito».

Fabrizio Caccia
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