Alimentazione, qualità sotto attacco e ingredienti meno costosi: ecco la risposta multinazionale ai rincari
Le ricette dei prodotti alimentari in vendita stanno cambiando per contenere le spese con la sostituzione degli ingredienti tradizionali con quelli meno costosi ma di minore qualità. è l'allarme lanciato dalla Coldiretti nel sottolineare che per illudere i consumatori sul contenimento dei prezzi si sta intervenendo sul livello qualitativo dei prodotti in vendita.
Si tratta - sottolinea la Coldiretti - di un pericolo rilevato anche da un recente articolo del Wall Street Journal dove si evidenzia come le maggiori industrie alimentari, come ad esempio Hershey titolare del marchio kit kat e General Mills titolare del marchio Green Giant, stiano utilizzando oli vegetali e noccioline meno costose mentre in alcuni McDonald in Usa è già stato addirittura ridotto il formaggio contenuto nel celebre cheeseburger.
Ma il fenomeno è molto più diffuso sul mercato dei prodotti agroalimentari come dimostra ad esempio il fatto che la multinazionale Cargill ha registrato un forte aumento delle proprie vendite mondiali di surrogati destinati a sostituire il latte in gelati, formaggi, yogurt e bevande mentre la NutraCea sottolinea la crescita nella vendita di sottoprodotti del riso una volta utilizzati solamente per l'alimentazione animale. Fenomeni che trovano riscontro anche nel maggiore ricorso agli aromi artificiali, utilizzati per mascherare la scarsa qualità degli ingredienti impiegati.
Le preoccupazioni riguardano anche l'Italia che è un forte importatore di prodotti alimentari con una rilevante presenza di multinazionali dell'alimentazione in molti settori come quelli lattiero caseario, dell'olio di oliva, delle merendine, dei cibi pronti e del catering. Il rischio concreto è che nei cibi in vendita vengano utilizzati ingredienti di diversa qualità come il concentrato di pomodoro cinese, l'extravergine tunisino, le mozzarelle taroccate ottenute da latte in polvere, paste fuse e cagliate proveniente dall'estero e carni di seconda scelta (ad esempio ali di pollo al posto delle cosce). O ancora l'utilizzo delle nocciole turche nel cioccolato invece di quelle made in Italy che presentano una qualità nettamente superiore.
Alcune industrie stanno percorrendo strade diverse dal cambiamento degli ingredienti per mantenere i prezzi invariati solo in apparenza. La Cargill di Minneapolis ha iniziato a vendere nei supermercati tagli di carne di bassa qualità provenienti dalle parti meno tenere del bestiame con nomi accattivanti, la multinazionale Mars titolare dei marchi M&Ms e delle barrette Snickers sta riducendo le dimensioni delle confezioni, mentre altri come il gigante del ketchup Heinz sta sperimentando pomodori più dolci per ridurre l'impiego di sciroppo di granoturco previsto nella ricetta tradizionale.
«Fra le tante strade da percorrere per contenere i prezzi quella di tagliare sulla qualità è l'unica da evitare perché inganna i consumatori sul reale contenuto dei prodotti acquistati e mette a rischio le caratteristiche degli alimenti che si mettono in tavola ogni giorno» afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini. «In queste condizioni - precisa Marini - è evidente l'importanza di attivare sistemi di controllo ma anche di promuovere un sistema trasparente di etichettatura degli alimenti che preveda l'indicazione di provenienza e le caratteristiche qualitative per evitare inganni al consumato».
Si tratta - sottolinea la Coldiretti - di un pericolo rilevato anche da un recente articolo del Wall Street Journal dove si evidenzia come le maggiori industrie alimentari, come ad esempio Hershey titolare del marchio kit kat e General Mills titolare del marchio Green Giant, stiano utilizzando oli vegetali e noccioline meno costose mentre in alcuni McDonald in Usa è già stato addirittura ridotto il formaggio contenuto nel celebre cheeseburger.
Ma il fenomeno è molto più diffuso sul mercato dei prodotti agroalimentari come dimostra ad esempio il fatto che la multinazionale Cargill ha registrato un forte aumento delle proprie vendite mondiali di surrogati destinati a sostituire il latte in gelati, formaggi, yogurt e bevande mentre la NutraCea sottolinea la crescita nella vendita di sottoprodotti del riso una volta utilizzati solamente per l'alimentazione animale. Fenomeni che trovano riscontro anche nel maggiore ricorso agli aromi artificiali, utilizzati per mascherare la scarsa qualità degli ingredienti impiegati.Le preoccupazioni riguardano anche l'Italia che è un forte importatore di prodotti alimentari con una rilevante presenza di multinazionali dell'alimentazione in molti settori come quelli lattiero caseario, dell'olio di oliva, delle merendine, dei cibi pronti e del catering. Il rischio concreto è che nei cibi in vendita vengano utilizzati ingredienti di diversa qualità come il concentrato di pomodoro cinese, l'extravergine tunisino, le mozzarelle taroccate ottenute da latte in polvere, paste fuse e cagliate proveniente dall'estero e carni di seconda scelta (ad esempio ali di pollo al posto delle cosce). O ancora l'utilizzo delle nocciole turche nel cioccolato invece di quelle made in Italy che presentano una qualità nettamente superiore.
Alcune industrie stanno percorrendo strade diverse dal cambiamento degli ingredienti per mantenere i prezzi invariati solo in apparenza. La Cargill di Minneapolis ha iniziato a vendere nei supermercati tagli di carne di bassa qualità provenienti dalle parti meno tenere del bestiame con nomi accattivanti, la multinazionale Mars titolare dei marchi M&Ms e delle barrette Snickers sta riducendo le dimensioni delle confezioni, mentre altri come il gigante del ketchup Heinz sta sperimentando pomodori più dolci per ridurre l'impiego di sciroppo di granoturco previsto nella ricetta tradizionale.
«Fra le tante strade da percorrere per contenere i prezzi quella di tagliare sulla qualità è l'unica da evitare perché inganna i consumatori sul reale contenuto dei prodotti acquistati e mette a rischio le caratteristiche degli alimenti che si mettono in tavola ogni giorno» afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini. «In queste condizioni - precisa Marini - è evidente l'importanza di attivare sistemi di controllo ma anche di promuovere un sistema trasparente di etichettatura degli alimenti che preveda l'indicazione di provenienza e le caratteristiche qualitative per evitare inganni al consumato».

