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Una beffa mondiale per Wine Spectator che ha premiato con l'Award of Excellence, ambito riconoscimento (almeno fino a poco tempo fa!), un ristorante che non esiste. Autore del brutto (bello!) scherzo, Robin Goldstein giornalista americano.
Questa volta ad essere stati stroncati sono stati loro, la redazione di Wine Spectator, la prestigiosa rivista enologica, famosa in tutto il mondo. A Robin  Goldstein è bastato fingersi proprietario di un'osteria a Milano, 'L'intrepido”, mettere su un finto sito, inventare un menu e una carta dei vini, versare 250 dollari, per aggiudicarsi l'Award of Excellence da parte di Wine Spectator.

E così la rivista che decide in ogni angolo della terra la fortuna dei produttori di vino, è stata vittima di una burla senza confini, da far arrossire dalla vergogna i più esperti millantatori. Beffa nella beffa, alcuni dei vini indicati nella lista fantasma da Goldstein erano quelli che Wine Spectator aveva stroncato attribuendo un punteggio basso, perché vini di scarsa qualità. Roba da voltastomaco!
Thomas Matthews, editore di Wine Spectator, invece di avere il buon gusto di chiedere scusa per l'accaduto, ha dichiarato ad una rivista straniera, «non pretendiamo di visitare ogni ristorante per attribuire il premio».

Non è la prima volta che accadono fatti del genere. Nel 2005 era toccato alla guida Michelin costretta a ritirare dal commercio l'edizione del Benelux perché risultava un ristorante di Ostenda, sulla costa Nord del paese, che ancora non aveva aperto i battenti. La letteratura sulle figuracce di molte guide è variegata, si va dai ristoranti recensiti senza averne gustato la cucina, a quelli indicati che già hanno chiuso; c'è poi chi si diverte a scrivere su parti del mondo dove non si è mai recato, com'è successo ad un autore della guida Lonely Planet, con buona pace dell'affidabilità.
Allora viene da chiedersi quali sono i criteri che le guide enogastronomiche seguono per dispensare riconoscimenti o per decretare la fine di un locale o di un prodotto?
Un ristorante, un vino, un produttore non può essere alla mercè di guide più o meno titolate, che agiscono senza regole.
Non è giusto!
Dietro ogni operatore del settore enogastronomico ci sono anni di duro lavoro e sacrifici notevoli che non possono essere vanificati da gente senza scrupoli che in nome del business sono disposti a qualunque cosa. è ora che ci si cominci ad indignare per dire basta con questo far west!

Piero Rotolo