Tirrenia è il male mentre Alitalia è il bene. Senza volere per questo forzare la mano al senso delle dichiarazioni del Presidente del consiglio, sembrerebbe un po' questo il senso di alcune sue dichiarazioni rivolte agli armatori privati, ai quali ha garantito una rapida privatizzazione della principale società di traghetti in Italia. Detto che siamo perfettamente d'accordo con la decisione del Governo (Tirrenia è una società che cumula perdite su perdite, mentre la concorrenza privata guadagna), siamo però sorpresi per la disinvoltura con cui motivazioni sagge e di stretto rigore economico possano valere in mare, ma non in cielo.

Scontato che disporre di traghetti efficienti significa offrire un servizio fondamentale per i cittadini di territori importanti del Paese, nonché un supporto insostituibile per il turismo, è almeno sorprendente che le stesse parole non siano usate anche per Alitalia. Fuor di metafora, se è vero, come è vero, che Tirrenia da anni sta facendo «concorrenza sleale» nei confronti degli armatori privati, come dice Berlusconi riconoscendo esplicitamente la fondatezza delle richieste del settore, non comprendiamo bene perché le stesse logiche non dovrebbero valere per Alitalia. Le compagnie aeree straniere accusano infatti l'Italia di protezionismo e di concorrenza sleale per l'atteggiamento di difesa ad oltranza. E ciò non a caso, visto che lo Stato resta il principale azionista della compagnia di bandiera. Così come lo è di Tirennia.

Sarà anche vero che per Alitalia si cercano partner privati che sostituiscano lo Stato, ma mentre per Tirrenia (che pure copre tratte che difficilmente i privati vorranno gestire in quanto antieconomiche) Berlusconi spinge per il mercato (e quindi in teoria anche per oratori stranieri verso i quali il Governo non sembrerebbe aver posto limiti) per Alitalia invece è stata fatta una montatura per garantirne 'comunque” il salvataggio e l'italianità. Oltre ai finanziamenti garantiti dal governo Prodi in uscita, e ora contestati dalla Ue, non dimentichiamo che Alitalia (che non collega località che non potrebbero essere coperte da altri…) costa all'erario 3 milioni di euro al giorno e non aggiunge una virgola, anzi, all'immagine del nostro Paese e del turismo.

In sintesi ci piacerebbe che su questioni così strategiche per il futuro del Paese non ci fossero due pesi e due misure. Come abbiamo già indicato in altre occasioni, quando un'azienda non funziona non c'è che una strada: portare i libri in Tribunale. E ciò vale per i traghetti come per gli arerei.

Alberto Lupini
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