Imanager preferiscono il golf. Più della vela, del tennis e delle corse. La ragione non è chiara. Perché passare 5 lunghe ore sul 'green” con indosso imbarazzanti pantaloni scozzesi e un ferro nove in mano nel tentativo di mandare una pallina con fossette aerodinamiche in buca? Se credete che l'unica ragione plausibile siano le tartine al formaggio e lo scotch invecchiato 18 anni offerti a fine partita, vi sbagliate di grosso. Che la parola golf sia l'acronimo di 'Gentlemen Only Ladies Forbidden” è solo una leggenda, visto che proprio le donne sono tra i campioni di questo sport. Se la competitività fosse un campo da gioco, forse sarebbe proprio un campo da golf.

 Nel gioco 'a buche” sia in quello 'a colpi” esistono molte analogie con il mondo degli affari. L'importanza delle regole è una di queste. Ce lo spiega Emilio Barlocco (nella foto), imprenditore del nord-ovest, presidente e amministratore delegato di IFM Infomaster Spa (www.ifminfomaster.com) e discreto giocatore di golf. Non è difficile incontrarlo sui campi dell'ottocentesca Villa Carolina a Capriata d'Orba (Al) dove si allena. «Il golf è probabilmente l'unico sport in cui ognuno è arbitro di sé stesso, e quindi onestà, rispetto reciproco e un certo senso dell'etichetta devono far parte del bagaglio di ogni giocatore». Ma non è tutto. «Per un buon colpo - racconta Barlocco - ci vuole equilibrio e capacità di visualizzare mentalmente la buca. Il cattivo gioco deriva da una cattiva testa. Se vuoi capire veramente chi hai davanti, niente di meglio di una partita di golf». Alla passione per il 'green” Barlocco accompagna l'amore per la cucina: chef e gourmet. Tra i suoi piatti forti vanta i risotti, le zuppe come la tradizionale 'Buridda” e l'immancabile pesto. Tra i vini predilige i bianchi, come quello di Coronata reso immortale da Stendhal nel suo Viaggio in Italia.