Sarà per il caldo, o forse semplicemente per il peso delle sponsorizzazioni, fatto sta che è davvero poco chiara la difesa d'ufficio che non pochi giornali stanno facendo in questo periodo nei confronti dei 'poveri” produttori di Brunello sotto inchiesta della magistratura per truffa ai danni dei consumatori e dell'erario (italiano e comunitario). A leggere fra le righe, sembrerebbe che i colpevoli siano quei giornalisti che hanno osato denunciare che il 're è nudo”. Quasi che il richiamare al rispetto di disciplinari liberamente adottati dagli stessi produttori (e sulla base dei quali sono valutati i vini…) sia una sorta di delitto di lesa maestà.

A guidare questa sorta di caccia all'untore (ma sarà un caso?) è l'Unione Vini (la Confindustria dei produttori) che sulle pagine web di Focus Wine ha attaccato i 'terroir”-isti della stampa (e della produzione) con un editoriale di Marco Mancini (il direttore dell'autorevole 'Corriere Vinicolo”) nel quale si difende nella sostanza l'operato di chi ha intrallazzo (dovevano vendere del vino, è la tesi…) accusando di interferenza indebita chi ne ha scritto…

Tesi ridicole, se non fosse che dietro quelle posizioni di retroguardia da furbetti del quartierino c'è chi si muove per puntare al cambio delle regole e a una via italiana al vino globalizzato. Per quanto ci riguarda, con buona pace di Focus Wine e di altri schiavetti, ricordiamo che 'Italia a Tavola” resta in prima linea nella denuncia di Brunellopoli. La difesa della qualità del prodotto del Made in Italy a Tavola (a partire dal vino) vale per noi ben più degli interessi dei vari Frescobaldi o Antinori, che pure tanto hanno dato alla crescita di immagine del comparto, ma che ora rischiano di trascinare nella loro caduta anche i produttori in regola.

Eravamo fra i pochissimi che fin dal primo giorno dello scandalo hanno chiesto una ventata di pulizia e il commissariamento del consorzio del Brunello. Abbiamo puntato per questo sul ministro Luca Zaia e siamo felici di averlo fatto visto il rigore che ha finora dimostrato. Cosa da far impallidire schiere di predecessori. Proprio a Zaia abbiamo fatto presente quelle che riteniamo essere le aspettative del mondo della ristorazione e della filiera agroalimentare, e il ministro ha probabilmente ascoltato anche la nostra voce, dimostrandosi un uomo di governo affidabile e un interlocutore serio. E come lui si sta dimostrando tale anche il ministro Sandro Bondi che ci ha garantito un concreto intervento a breve per rispondere alla lettera aperta con cui nel numero di giugno ”Italia a Tavola” gli aveva chiesto di tutelare il valore culturale della ristorazione e della cucina italiana. Per l'originalità e la concretezza della sua decisione manteniamo un riserbo per permettergli di completare un iter che, almeno nel mondo della ristorazione, potrebbe lasciare un segno.

Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net

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