Paesi e organizzazioni si sono impegnati a stanziare 6,5 miliardi di aiuti nel corso del vertice della Fao sull'emergenza alimentare appena conclusosi a Roma. La Banca Mondiale ha promesso 1,2 miliardi di dollari, gli Usa 1,5 miliardi, la Francia 1,5 miliardi su 5 anni, il Regno Unito 590 milioni di dollari. L'Italia, secondo quanto aveva annunciato in precedenza il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, si è impegnata a versare 190 milioni di euro.
Decisioni che, insieme alla dichiarazione finale, non soddisfano l'Italia.  «Ci sono state grandi declamazioni, affermazioni di principio, ma non ho sentito quella coesione unanime che sarebbe stata necessaria» di fronte ad un problema così grave come la fame nel mondo. Così ha sintetizzato il ministro degli Franco Frattini, affermando che la dichiarazione finale «purtroppo è stata molto diluita rispetto alle ambizioni iniziali», aggiungendo che se i leader mondiali non riescono a mettersi d'accordo almeno per evitare gli sprechi «in una situazione di drammatica emergenza alimentare questo mi preoccupa...». Una posizione in aperta divergenza con il direttore generale della Fao Jacques Diouf secondo cui, invece, «ci sono ricette che ancora divergono molto, ma credo che oggi siano stati raggiunti risultati all'altezza delle nostre aspettative. Non è stato facile mettere d'accordo i rappresentanti di 181 paesi diversi. Abbiamo riconfermato il nostro impegno nei confronti degli obiettivi del millennio», specificando anche che la Dichiarazione riprenderà i «punti essenziali e salienti dei precedenti accordi». ActionAid, però, se la prende con l'Italia che, secondo l'Ong «non ha fatto pienamente la sua parte», e «non ha aiutato a sufficienza la Fao affinchè riguadagnasse credibilità».

 La dichiarazione era stata preceduta dall'approvazione, per acclamazione, del testo (vedi nella sezione approfondimenti) da parte del  gruppo di lavoro delle delegazioni riunite al vertice. Il dibattito era stato acceso e spesso polemico, divenendo sempre più profondo il solco che divide i vari Paesi. Tornati alla ribalta prepotentemente i rilievi del blocco latino-americano, malgrado i tentativi del presidente del Comitato di chiedere di non riaprire nel merito la discussione. «La dichiarazione deve essere adottata in blocco - aveva detto il Presidente - e senza emendamenti».

Una posizione contro cui si era battuta l'Argentina dichiarando che «vogliamo solo dichiarare le nostre obiezioni su tutta la dichiarazione non ci opponiamo che gli altri membri approvino la dichiarazione; ci rammarichiamo che, pur condividendo molti passaggi delle dichiarazioni di Venezuela e Cuba, che molte delegazioni presenti abbiano cancellato con un solo colpo di spugna ciò che in tutta la settimana era stato dichiarato su come risolvere i problemi della fame». Cuba ha ribadito per parte sua che «la politica ostile e di aggressione degli Stati Uniti nei confronti di Cuba non ha rinunciato all'uso della fame come strumento politico. Speriamo che questa conferenza sia servita almeno a creare una coscienza sulla situazione in cui si trovano i Paesi dell'emisfero sud». Secondo il rappresentante dell'Avana, «non abbiamo trovato una soluzione al problema della fame. I ricchi e i potenti continuano ad impedirlo». A rafforzare queste argomentazioni è intervenuto anche l'Ecuador. «Venezuela, Argentina e Cuba non sono soli. Siamo tanti Paesi a non essere d'accordo».


La posizione dell'Italia

 

L'Italia ha indicato una linea della concretezza: nuovi fondi subito e nel medio periodo e proposte operative per l'Europa, tanto da fare del G8 2009 (a presidenza italiana) un punto fermo nella lotta alla povertà. Oltre alla Fao l'Italia avrebbe voluto mettere in campo anche il Pam e l'Ifad - il polo romano delle istituzioni alimentari - e per creare un coordinamento internazionale a favore della sicurezza alimentare. Berlusconi, incassando anche l'apprezzamento del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, aveva proposto di escludere dal deficit di bilancio dei Ventisette i fondi destinati ai Paesi più bisognosi.

Frattini ha chiarito che l'Italia intende fare la sua parte e ha messo sul piatto un contributo che va dall'aumento degli aiuti umanitari da 60 a 190 milioni di euro nel 2008, almeno 30 dei quali disponibili immediatamente per emergenza e sviluppo, a 3 miliardi di euro nei prossimi sei anni al Fondo di sviluppo dell'Unione europea, 200 dei quali per progetti agricoli. C'è stata poi la proposta di creare una 'banca del cibo' che, con adeguate scorte, possa stabilizzare i prezzi agricoli e l'avvio di . una ''Bretton Woods del grano'', riunendo Paesi, Agenzie, istituzioni e altri soggetti per delineare strategie di intervento in campo agricolo.
Niente preclusioni di principio, da parte italiana, inoltre, sul contestato fronte di biocarburanti e ogm. Per il titolare della Farnesina, ogm e biocarburanti non devono essere vittime di pregiudizi e ha invitato perciò a «percorrere sentieri nuovi» senza cedere a rigidità preconcette.

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