Il mercato delle carni avicole in Europa: produzione, consumi, import-export, prospettive
Nel 2006 l'avicoltura dei Paesi Ue 25 ha registrato una diminuzione di tutte le grandezze principali (produzione, consumi, import ed export) a causa della cosiddetta emergenza 'influenza aviaria”. Tuttavia, una volta riguadagnata la fiducia dei consumatori le prospettive del settore appaiono promettenti.
2001-2006: in calo l'avicoltura europea
Nel 2006 l'avicoltura dei 25 Paesi dell'Unione europea (Bulgaria e Romania sono entrate dal 1° gennaio 2007) ha prodotto complessivamente 10.804.000 tonnellate di carni avicole, pari al 13,3% della produzione mondiale: si tratta del risultato più basso registrato nel terzo millennio, fatta eccezione per quello del 2003.

A livello di singoli Paesi, il primo produttore si conferma la Francia (con una quota pari al 16,7% del totale), seguita da Gran Bretagna (14,9%), Spagna (12,1%), Germania (11%), Italia (9,6%) e Polonia (9,6%). Complessivamente, dunque, questi sei Paesi totalizzano quasi i tre quarti della produzione comunitaria. Nello stesso periodo i consumi hanno subito una diminuzione costante attestandosi, nel 2006, a 10.250.000 tonnellate, equivalenti a un consumo pro capite annuo di 22,2 kg. A livello di singolo Paese, la graduatoria vede in testa l'Irlanda (34 kg annui), seguita da Spagna (31,5), Gran Bretagna (30), Portogallo (29,5) e Polonia (24). Colpisce la posizione dell'Italia che, pur essendo il quinto produttore avicolo europeo, figura molto più indietro nella graduatoria dei consumi con 16 kg annui a testa.
Il 'caso Italia”
Restringendo l'analisi agli anni 2005-2006, si può notare come l'Italia sia, dopo la Grecia (-16,3%) e l'Austria (-8,4%), il Paese che ha subito la più forte riduzione dei consumi: -7,5%. Una riduzione da imputare interamente al crollo di fiducia nei consumatori italiani verso la sicurezza delle carni avicole, provocato dallo scoppio dell'influenza aviaria, nella seconda metà del 2005, in alcuni Paesi del Sud-est asiatico. Paesi peraltro lontanissimi, non solo geograficamente, dall'Europa (e in particolare dall'Italia) per quanto riguarda gli standard di qualità e di sicurezza dei processi produttivi.
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Va però aggiunto che nella stessa Italia, per la quale sono disponibili anche i dati di pre-consuntivo 2007, nell'ultimo anno la tendenza si è invertita: la produzione è risalita del 6,7%, toccando 1.120.000 tonnellate, mentre i consumi hanno segnato un +5,9%.

La produzione mondiale continua a crescere
Mentre l'avicoltura europea mostrava un andamento riflessivo, nel periodo 2000-2006 la produzione mondiale è aumentata, passando da 71.935.000 tonnellate a 81.500.000. In particolare, i tre maggiori produttori hanno tutti segnato aumenti: meno marcato quello degli Stati Uniti, da 16.813.000 nel 2001 a 18.796.000 nel 2006; più sensibile quello della Cina, al secondo posto in questa classifica, passata nello stesso periodo da 12.910.000 a 14.900.000 tonnellate; quasi impetuoso quello del Brasile, salito da 6.732.000 tonnellate nel 2001 a 9.645.000 nel 2006.
Il contesto internazionale ha fatto sì che in Europa, fra il 2004 e il 2006, si siano registrati un lieve calo nell'export, sceso da 1.400.000 a 1.350.000 tonnellate, e una contemporanea lieve crescita dell'import, salito da 900.000 a 920.000 tonnellate. Tuttavia, l'avicoltura europea rimane ampiamente autosufficiente (fra il 2004 e il 2006 l'indice è sceso dal 105 al 103%), in grado cioè di soddisfare con la propria capacità produttiva la domanda interna.
Le prospettive di medio-lungo periodo
L'emergenza 'influenza aviaria” ha provocato una rottura nell'equilibrio del mercato delle carni avicole, con una diminuzione della fiducia nei consumatori e, quindi, della produzione. Passata l'emergenza, gli esperti prevedono nel medio termine un andamento relativamente positivo per le carni avicole, che possono contare su un prezzo competitivo rispetto alle altre carni, su una notevole preferenza da parte del consumatore e sul loro crescente utilizzo nelle moderne preparazioni alimentari.
Secondo gli analisti (fonte: Annual report 2007 dell'Avec, Associazione dei produttori avicoli europei), il consumo annuo pro capite dovrebbe passare dai 22 kg nel 2006 a 24,3 kg nel 2014. E, in generale, tanto la produzione quanto i consumi dovrebbero crescere per tutto il periodo con un ritmo analogo a quello precedente alla 'crisi dell'influenza aviaria”, pari a un +2% annuo.
Per quanto riguarda l'import-export, si prevede una tendenziale diminuzione delle esportazioni, con una produzione sempre più assorbita dal mercato interno europeo, e un contemporaneo aumento delle importazioni dai Paesi terzi, spinte non tanto dalla qualità delle carni avicole extra-europee, che rimane complessivamente inferiore, quanto dalla competitività dei prezzi, anche in considerazione dell'andamento del cambio euro-dollaro.
Fonte: Una (Unione nazionale dell'avicoltura)
2001-2006: in calo l'avicoltura europea
Nel 2006 l'avicoltura dei 25 Paesi dell'Unione europea (Bulgaria e Romania sono entrate dal 1° gennaio 2007) ha prodotto complessivamente 10.804.000 tonnellate di carni avicole, pari al 13,3% della produzione mondiale: si tratta del risultato più basso registrato nel terzo millennio, fatta eccezione per quello del 2003.

A livello di singoli Paesi, il primo produttore si conferma la Francia (con una quota pari al 16,7% del totale), seguita da Gran Bretagna (14,9%), Spagna (12,1%), Germania (11%), Italia (9,6%) e Polonia (9,6%). Complessivamente, dunque, questi sei Paesi totalizzano quasi i tre quarti della produzione comunitaria. Nello stesso periodo i consumi hanno subito una diminuzione costante attestandosi, nel 2006, a 10.250.000 tonnellate, equivalenti a un consumo pro capite annuo di 22,2 kg. A livello di singolo Paese, la graduatoria vede in testa l'Irlanda (34 kg annui), seguita da Spagna (31,5), Gran Bretagna (30), Portogallo (29,5) e Polonia (24). Colpisce la posizione dell'Italia che, pur essendo il quinto produttore avicolo europeo, figura molto più indietro nella graduatoria dei consumi con 16 kg annui a testa.
Il 'caso Italia”
Restringendo l'analisi agli anni 2005-2006, si può notare come l'Italia sia, dopo la Grecia (-16,3%) e l'Austria (-8,4%), il Paese che ha subito la più forte riduzione dei consumi: -7,5%. Una riduzione da imputare interamente al crollo di fiducia nei consumatori italiani verso la sicurezza delle carni avicole, provocato dallo scoppio dell'influenza aviaria, nella seconda metà del 2005, in alcuni Paesi del Sud-est asiatico. Paesi peraltro lontanissimi, non solo geograficamente, dall'Europa (e in particolare dall'Italia) per quanto riguarda gli standard di qualità e di sicurezza dei processi produttivi.
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Va però aggiunto che nella stessa Italia, per la quale sono disponibili anche i dati di pre-consuntivo 2007, nell'ultimo anno la tendenza si è invertita: la produzione è risalita del 6,7%, toccando 1.120.000 tonnellate, mentre i consumi hanno segnato un +5,9%.

La produzione mondiale continua a crescere
Mentre l'avicoltura europea mostrava un andamento riflessivo, nel periodo 2000-2006 la produzione mondiale è aumentata, passando da 71.935.000 tonnellate a 81.500.000. In particolare, i tre maggiori produttori hanno tutti segnato aumenti: meno marcato quello degli Stati Uniti, da 16.813.000 nel 2001 a 18.796.000 nel 2006; più sensibile quello della Cina, al secondo posto in questa classifica, passata nello stesso periodo da 12.910.000 a 14.900.000 tonnellate; quasi impetuoso quello del Brasile, salito da 6.732.000 tonnellate nel 2001 a 9.645.000 nel 2006.
Il contesto internazionale ha fatto sì che in Europa, fra il 2004 e il 2006, si siano registrati un lieve calo nell'export, sceso da 1.400.000 a 1.350.000 tonnellate, e una contemporanea lieve crescita dell'import, salito da 900.000 a 920.000 tonnellate. Tuttavia, l'avicoltura europea rimane ampiamente autosufficiente (fra il 2004 e il 2006 l'indice è sceso dal 105 al 103%), in grado cioè di soddisfare con la propria capacità produttiva la domanda interna.
Le prospettive di medio-lungo periodo
L'emergenza 'influenza aviaria” ha provocato una rottura nell'equilibrio del mercato delle carni avicole, con una diminuzione della fiducia nei consumatori e, quindi, della produzione. Passata l'emergenza, gli esperti prevedono nel medio termine un andamento relativamente positivo per le carni avicole, che possono contare su un prezzo competitivo rispetto alle altre carni, su una notevole preferenza da parte del consumatore e sul loro crescente utilizzo nelle moderne preparazioni alimentari.
Secondo gli analisti (fonte: Annual report 2007 dell'Avec, Associazione dei produttori avicoli europei), il consumo annuo pro capite dovrebbe passare dai 22 kg nel 2006 a 24,3 kg nel 2014. E, in generale, tanto la produzione quanto i consumi dovrebbero crescere per tutto il periodo con un ritmo analogo a quello precedente alla 'crisi dell'influenza aviaria”, pari a un +2% annuo.
Per quanto riguarda l'import-export, si prevede una tendenziale diminuzione delle esportazioni, con una produzione sempre più assorbita dal mercato interno europeo, e un contemporaneo aumento delle importazioni dai Paesi terzi, spinte non tanto dalla qualità delle carni avicole extra-europee, che rimane complessivamente inferiore, quanto dalla competitività dei prezzi, anche in considerazione dell'andamento del cambio euro-dollaro.
Fonte: Una (Unione nazionale dell'avicoltura)

