Criminali a Torino: "ringiovanivano" tonnellate di surgelati scaduti da anni
Nuovo scandalo alimentare: surgelati e cibi precotti scaduti e riciclati come nuovi per i supermercati e i ristoranti di Piemonte e Lombardia. Basta cambiare la data in etichetta, anche se il prodotto era scaduto da anni. La «S.Al.Pi.» Spa di Collegno To), una delle due più importanti aziende italiane nel campo dei surgelati, con milioni di euro di fatturato, secondo quanto riporta il "Corriere della sera" dal 28 aprile è sotto inchiesta a seguito del sequestro di 18 tonnellate di surgelati.
L'azione criminale di cui è accusata l'azienda è legata al fatto che cambiavano la scadenza sulle etichette. Il blitz della Guardia di Finanza avrebbe sorpreso due dipendenti
proprio mentre stavano «rinfrescando» delle confezioni di funghi da 8 chili. Dal sacchetto con scadenza 28 dicembre 2005 sembra stessero passando in una confezione nuova di zecca utilizzabile entro il 30 agosto 2009. Freschi? No. «Ringiovaniti» di diversi anni. Uno dei due operai sorpresi «con le mani nel sacchetto » si sarebbe giustificato: «Se non lo facevamo ci licenziavano ». Ma il vero «miracolo» anti-età l'avrebbero messo in pratica su 144 scatole da 6 chili l'una di gamberi da mangiare entro ottobre 1998. Quasi dieci anni fa. Come li avrebbero etichettati? Se lo sta chiedendo il procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, sul cui tavolo sono arrivati i verbali della Finanza. Una novità anche per il pm da tempo in prima linea a tutela della salute.
Resta da capire quali possano essere i rischi per la salute. Se ce ne dovessero essere scatterebbe l'articolo 444 del codice penale: pericolo per la salute pubblica. Per ora il reato è solo di truffa.
L'elenco di quanto trovato nelle celle frigorifere, e sequestrato, potrebbe mettere in allerta soprattutto chi consuma pesce surgelato. Ci sarrebero in ballo almeno 48 scatole di seppie da 20 chili l'una scadute nel settembre 1999; 80 confezioni da 10 chili di piovra tunisina scaduta nell'ottobre 2004; calamaro verde (56 pacchi da 15 chili l'uno) scaduto il 26 ottobre 2002. E così via. Scatole di funghi da 8 chili l'una da buttare nell'ottobre 2003. Calamari veraci e della Patagonia vecchi di 6-7 anni. Sette tonnellate di calamari, tre di seppie, quattro di funghi. Gamberi (otto quintali) e piovra (otto quintali) di contorno.
E poi qualcuno al ristorante avrebbe potuto dare la colpa di qualche mal di pancia al cuoco...
In epoca di mozzarelle alla diossina, vino taroccato, olio alla clorofilla, i controlli a salvaguardia del buon nome del cibo italiano per fortuna, come andiamo chiedendo da tempo, si sono rafforzati. In questo caso, però, sembra che il dubbio sia sorto solo per nil prezzo troppo basso rispetto al mercato.
Per concludere, a futura memoria del nuovo Governo, vale la pena di riportare quanto scrive il "Corriere della sera": «Una riflessione: se fosse entrato in vigore il nuovo Codice della sicurezza alimentare (per semplificare la legge 283 del 1962), così come era stato presentato al tavolo Stato-Regioni, non sarebbe stato possibile nessun blitz ordinato dalla procura, né vi sarebbe stata sanzione penale. Solo una multa per etichetta non veritiera. A meno che non ci fosse scappato il morto». Forse, aggiungiamo noi, non c'è molto da pensare: occorre rendere più rigida la legge e sanzionare in modo esemplare i criminali che, per lucro, attentano alla nostra salute e distruggono l'immagine dei prodotti italiani.

