A Napoli si ritrova il senso dello Stato. Il Governo alla prova del Brunello…
Parte da Napoli la riscossa dello Stato. Per la capitale del sud, uno dei principali poli del turismo e dell'agroalimentare italiano non poteva esserci segnale più importante. Più che all'immagine politica (che pure conta, anche per il solo fatto di avere tenuta al riunione del Consiglio dei ministri nel capoluogo campano) il Governo sembra avere puntato sul recupero delle istituzioni come valore fondamentale per una comunità. Gli interventi decisi per le immondizie (fra cui il presidio delle discariche da parte dell'esercito) sono un preciso atto di forza che più di tante parole la dicono lunga sul cambiamento del clima. Fra Bettinotti e Pecoraro Scanio da un lato, e Mastella dall'altro, a Prodi non sarebbe mai riuscito quello che per l'opinione pubblica sembrava un fatto ovvio quanto obbligato.
Le forze dell'ordine hanno per altri rifiuti a cui badare nel Napoletano che non sorvegliare l'ingresso delle immondizie in discarica. E se anche ci sarà qualche strascico riguardo alle regole d'ingaggio (come si comporteranno i militare se attacchi da manifestanti ?) l'esercito potrà ben svolgere un ruolo di fronte a quella che da ben prima delle elezioni era indicata come un'emergenza nazionale.
Con questa prima decisione, che si accompagna al rispetto delle promesse elettorali di detassare gli straordinari ed eliminare l'Ici, Berlusconi sembra deciso a non giocarsi, almeno nei primi cento giorni, la fiducia di un Paese che si attende di risalire la china. E lo fa, come detto, riaffermando il senso di quello Stato che lo stesso Primo ministro aveva forse a volte lasciato appannare in passato con certo attacchi alla magistratura o le leggi ad personam. Ma ora le cose sembrano cambiate e non si può non sostenere in questa fase le politiche del Governo.
Fra breve verranno alla luce tutti i provvedimenti sulla sicurezza e, allargando il tiro, anche quelli collegati che abbiamo da tempo indicato come fondamentali sulla sicurezza alimentare. In proposito il neo ministro Luca Zaia è stato più che netto nell'annunciarci una linea dura contro i sofisticatori e coloro che attentano alla salute dei cittadini. Una strada che, ne siamo certo, verrà seguita con decisione anche sul tema più ampio delle truffe in campo agroalimentare. La linea dura sui rifiuti o sui Rom deve valere anche per tutti i truffatori, a partire da quanti speculano su beni primari come gli alimentari. False date di scadenza per i surgelati o vini adulterati devono essere perseguiti con durezza. E in questa logica ci aspettiamo anche un segnale drastico su una questione non certo marginale come il Brunello. Pensare, come fa qualcuno in Toscana fra le istituzioni o al Consorzio di Montalcino, di chiedere allo Stato di dichiarare il falso (che 'tutto” il Brunello 2003 sarebbe cioè prodotto con Sangiovese in purezza) sarebbe un atto di suicidio per il vino e l'agroalimentare italiano. Chi ha barato deve pagare pegno e sarebbe un'ottima cosa se la risposta italiana fosse un semplice elenco che contiene i nomi delle cantine in regola. Magari si può anche ricorrere ad un'autocertificazione dei produttori così da stanare tutti e vedere chi ha la faccia di bronzo, o meno. Ricordiamo che per ora solo Argiano (fra le cantine indagate insieme a Frascobaldi, Antinori e Banfi) ha ammesso implicitamente il 'dolo” declassando il suo vino e togliendoli il nome di Brunello. Altre cantine devono fare così. Questa è l'unica strada per uscire dal vincolo cieco causato da produttori disonesti. E non sarebbe male se, a sostegno di questa soluzione, i ristoratori italiani levassero dalle loro carte dei vini i Brunelli taroccati. Magari segnando la cancellazione con un semplice tratto di penna… Evidenziando invece in altro modo i Brunelli onesti. Che non sono comunque pochi.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
Le forze dell'ordine hanno per altri rifiuti a cui badare nel Napoletano che non sorvegliare l'ingresso delle immondizie in discarica. E se anche ci sarà qualche strascico riguardo alle regole d'ingaggio (come si comporteranno i militare se attacchi da manifestanti ?) l'esercito potrà ben svolgere un ruolo di fronte a quella che da ben prima delle elezioni era indicata come un'emergenza nazionale.
Con questa prima decisione, che si accompagna al rispetto delle promesse elettorali di detassare gli straordinari ed eliminare l'Ici, Berlusconi sembra deciso a non giocarsi, almeno nei primi cento giorni, la fiducia di un Paese che si attende di risalire la china. E lo fa, come detto, riaffermando il senso di quello Stato che lo stesso Primo ministro aveva forse a volte lasciato appannare in passato con certo attacchi alla magistratura o le leggi ad personam. Ma ora le cose sembrano cambiate e non si può non sostenere in questa fase le politiche del Governo.
Fra breve verranno alla luce tutti i provvedimenti sulla sicurezza e, allargando il tiro, anche quelli collegati che abbiamo da tempo indicato come fondamentali sulla sicurezza alimentare. In proposito il neo ministro Luca Zaia è stato più che netto nell'annunciarci una linea dura contro i sofisticatori e coloro che attentano alla salute dei cittadini. Una strada che, ne siamo certo, verrà seguita con decisione anche sul tema più ampio delle truffe in campo agroalimentare. La linea dura sui rifiuti o sui Rom deve valere anche per tutti i truffatori, a partire da quanti speculano su beni primari come gli alimentari. False date di scadenza per i surgelati o vini adulterati devono essere perseguiti con durezza. E in questa logica ci aspettiamo anche un segnale drastico su una questione non certo marginale come il Brunello. Pensare, come fa qualcuno in Toscana fra le istituzioni o al Consorzio di Montalcino, di chiedere allo Stato di dichiarare il falso (che 'tutto” il Brunello 2003 sarebbe cioè prodotto con Sangiovese in purezza) sarebbe un atto di suicidio per il vino e l'agroalimentare italiano. Chi ha barato deve pagare pegno e sarebbe un'ottima cosa se la risposta italiana fosse un semplice elenco che contiene i nomi delle cantine in regola. Magari si può anche ricorrere ad un'autocertificazione dei produttori così da stanare tutti e vedere chi ha la faccia di bronzo, o meno. Ricordiamo che per ora solo Argiano (fra le cantine indagate insieme a Frascobaldi, Antinori e Banfi) ha ammesso implicitamente il 'dolo” declassando il suo vino e togliendoli il nome di Brunello. Altre cantine devono fare così. Questa è l'unica strada per uscire dal vincolo cieco causato da produttori disonesti. E non sarebbe male se, a sostegno di questa soluzione, i ristoratori italiani levassero dalle loro carte dei vini i Brunelli taroccati. Magari segnando la cancellazione con un semplice tratto di penna… Evidenziando invece in altro modo i Brunelli onesti. Che non sono comunque pochi.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net


