I pescatori di Bagnara Calabra bloccano il traffico ferroviario contro il veto sulle spadare
Un centinaio di pescatori di diverse marinerie della Calabria ha bloccato, stamattina, il traffico ferroviario lungo la dorsale tirrenica, all'altezza di Bagnara Calabra (Rc). Nel centro costiero calabrese è in corso la protesta di oltre un migliaio di operatori ittici che contestano il divieto di utilizzare le reti derivanti, o spadare, nell'attività di pesca imposto da Bruxelles. Una delegazione ha chiesto di incontrare il sindaco della città. Il traffico ferroviario, secondo quanto comunicato da Trenitalia, è bloccato nelle due direzioni di marcia.
Fonte: Agi
Cosa sono le spadare
Le reti pelagiche derivanti sono l'unico attrezzo da pesca vietato da una risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni unite (UNGA Res. n. 44/255 e n. 46/215) e anche dall'Unione europea (Reg. CE/1239/1998). Dopo il bando dell'Ue sono stati spesi milioni di euro come indennizzo a chi faceva una pesca comunque illegale, ma dopo una iniziale diminuzione delle attività c'è stata una nuova espansione dei muri della morte.
Le spadare sono sia le reti utilizzate per la pesca del pesce spada, sia le imbarcazioni che utilizzano tali reti. La rete spadara ha una maglia molto grande, con lato di solito superiore ai 15 cm; ha un assetto positivo, cioè galleggiante, ed un'altezza che tipicamente raggiunge e supera i 15 m. è una rete che viene calata in mare nelle ore serali e con una tipica disposizione a "zig-zag" indispensabile per la cattura. La rete spadara, infatti, non è una rete "ad imbrocco" - sono quelle in cui il pesce "entra" nella rete ed è catturato "di testa" - ma cattura il pesce spada "per avvolgimento". Il pesce spada vede la rete e comincia a nuotare parallelamente ad essa, cercando una via d'uscita. I colpi di coda del pesce producono però dei vortici che "smuovono" la rete non tesa. Smuovendosi, la rete finisce per avvolgere la coda del pesce, il quale, dimenandosi, rischia di rimanere ulteriormente impigliato.
Per salvaguardare l'attività di altri pescatori che utilizzavano reti derivanti per la pesca costiera di piccoli pelagici, in Italia è stata definita la tipologia tecnica della "ferrettara". La ferrettara è una rete pelagica derivante con maglia molto stretta, 5 cm di lato, lunga solo 2 Km che deve essere utilizzata entro 3 miglia dalla costa. Anche questa rete, a causa della maglia troppo stretta, della lunghezza insufficiente e della scarsa distanza dalla costa, non può essere utilizzata per la pesca al pesce spada.
La rete spadara, diversamente dalla ferrettara, è un esempio tipico di rete pelagica derivante d'altura: è un attrezzo da pesca molto efficace, ma decisamente poco selettivo. Per questo motivo e, in particolare, per la specifica minaccia alle popolazioni di cetacei, tali reti sono state oggetto di varie decisioni, nazionali ed internazionali, che ne vietano l'utilizzo. A seguito di tali decisioni, l'Italia ha avviato un piano di riconversione della flotta che utilizza reti derivanti. Rimaneva tuttavia un "nocciolo duro" di imbarcazioni con problemi di riconversione. A tali imbarcazioni non solo sono stati concessi contributi finanziari per la riconversione [DM 25/7/2002], ma è stata anche assegnata la licenza da rete da posta e ferrettara [DM 4/4/2003].
Entrambi i decreti sono stati firmati dal sottosegretario con delega alla Pesca e all'acquacoltura Scarpa Bonazza. In teoria, tali nuove licenze avrebbero solo dovuto ampliare la gamma di attività delle imbarcazioni interessate. Molti in molti dubitavano che questi attrezzi da pesca potessero costituire un'attrattiva economica per le barche, di notevoli dimensioni, interessate dal provvedimento: gli attrezzi in questione sono infatti tipici della piccola pesca costiera e c'era il rischio di crare soltanto un varco nella normativa. Si è permesso infatti a queste imbarcazioni di imbarcare reti (in teoria reti da posta fino ad un massimo di 5 Km di lunghezza), rendendo il controllo molto più difficile: una cosa è accertare se ci sono reti a bordo, altro è accertare di che tipo di reti si tratta e, cosa ancor più difficile, accertare come esse vengono utilizzate in mare aperto.
è dunque con poca sorpresa che, immediatamente dopo l'emanazione del DM4/4/2003 si è assistito ad un clamoroso aumento dell'attività delle spadare. Greenpeace ha preparato un rapporto dettagliato sulle attività delle spadare basato su osservazioni effettuate nei porti della Sardegna sud occidentale (Isola di S.Antioco, porti di S.Antioco e Calasetta, e porto di Teulada) nel giugno 2004.
Fonte: Agi
Cosa sono le spadare
Le reti pelagiche derivanti sono l'unico attrezzo da pesca vietato da una risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni unite (UNGA Res. n. 44/255 e n. 46/215) e anche dall'Unione europea (Reg. CE/1239/1998). Dopo il bando dell'Ue sono stati spesi milioni di euro come indennizzo a chi faceva una pesca comunque illegale, ma dopo una iniziale diminuzione delle attività c'è stata una nuova espansione dei muri della morte.
Le spadare sono sia le reti utilizzate per la pesca del pesce spada, sia le imbarcazioni che utilizzano tali reti. La rete spadara ha una maglia molto grande, con lato di solito superiore ai 15 cm; ha un assetto positivo, cioè galleggiante, ed un'altezza che tipicamente raggiunge e supera i 15 m. è una rete che viene calata in mare nelle ore serali e con una tipica disposizione a "zig-zag" indispensabile per la cattura. La rete spadara, infatti, non è una rete "ad imbrocco" - sono quelle in cui il pesce "entra" nella rete ed è catturato "di testa" - ma cattura il pesce spada "per avvolgimento". Il pesce spada vede la rete e comincia a nuotare parallelamente ad essa, cercando una via d'uscita. I colpi di coda del pesce producono però dei vortici che "smuovono" la rete non tesa. Smuovendosi, la rete finisce per avvolgere la coda del pesce, il quale, dimenandosi, rischia di rimanere ulteriormente impigliato.Per salvaguardare l'attività di altri pescatori che utilizzavano reti derivanti per la pesca costiera di piccoli pelagici, in Italia è stata definita la tipologia tecnica della "ferrettara". La ferrettara è una rete pelagica derivante con maglia molto stretta, 5 cm di lato, lunga solo 2 Km che deve essere utilizzata entro 3 miglia dalla costa. Anche questa rete, a causa della maglia troppo stretta, della lunghezza insufficiente e della scarsa distanza dalla costa, non può essere utilizzata per la pesca al pesce spada.
La rete spadara, diversamente dalla ferrettara, è un esempio tipico di rete pelagica derivante d'altura: è un attrezzo da pesca molto efficace, ma decisamente poco selettivo. Per questo motivo e, in particolare, per la specifica minaccia alle popolazioni di cetacei, tali reti sono state oggetto di varie decisioni, nazionali ed internazionali, che ne vietano l'utilizzo. A seguito di tali decisioni, l'Italia ha avviato un piano di riconversione della flotta che utilizza reti derivanti. Rimaneva tuttavia un "nocciolo duro" di imbarcazioni con problemi di riconversione. A tali imbarcazioni non solo sono stati concessi contributi finanziari per la riconversione [DM 25/7/2002], ma è stata anche assegnata la licenza da rete da posta e ferrettara [DM 4/4/2003].
Entrambi i decreti sono stati firmati dal sottosegretario con delega alla Pesca e all'acquacoltura Scarpa Bonazza. In teoria, tali nuove licenze avrebbero solo dovuto ampliare la gamma di attività delle imbarcazioni interessate. Molti in molti dubitavano che questi attrezzi da pesca potessero costituire un'attrattiva economica per le barche, di notevoli dimensioni, interessate dal provvedimento: gli attrezzi in questione sono infatti tipici della piccola pesca costiera e c'era il rischio di crare soltanto un varco nella normativa. Si è permesso infatti a queste imbarcazioni di imbarcare reti (in teoria reti da posta fino ad un massimo di 5 Km di lunghezza), rendendo il controllo molto più difficile: una cosa è accertare se ci sono reti a bordo, altro è accertare di che tipo di reti si tratta e, cosa ancor più difficile, accertare come esse vengono utilizzate in mare aperto.
è dunque con poca sorpresa che, immediatamente dopo l'emanazione del DM4/4/2003 si è assistito ad un clamoroso aumento dell'attività delle spadare. Greenpeace ha preparato un rapporto dettagliato sulle attività delle spadare basato su osservazioni effettuate nei porti della Sardegna sud occidentale (Isola di S.Antioco, porti di S.Antioco e Calasetta, e porto di Teulada) nel giugno 2004.

