Occorre evitare che i maialini geneticamente modificati si trasformino in prosciutti per le tavole dei consumatori, che hanno dimostrato in tutto il mondo una forte contrarietà alla commercializzazione di prodotti alimentari provenienti da animali clonati. Questo il commento della Coldiretti in riferimento all'esperimento di laboratorio che ha portato alla nascita dei maialini Apollo e Circe finalizzati alla produzione di organi per xenotrapianti. Per fine maggio è atteso il parere  definitivo sulla commercializzazione di alimenti provenienti da animali clonati da parte dell'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Nel progetto preliminare l'Efsa aveva dato sostanzialmente il via libera scientifico alla vendita di latte e carne provenienti da maiali e mucche clonate e dalla loro progenie, in linea con quanto già deciso in via definitiva negli Stati Uniti dalla Food and drug administration (Fda).

Secondo l'Efsa non ci sono differenze in termini di sicurezza per questi alimenti che presentano componenti nutrizionali nella normalità rispetto a quelli ottenuti dagli altri animali e nonostante morti e malattie negli animali clonati siano significativamente più alti che negli altri animali, la tecnica della clonazione può essere usata con successo in bovini e maiali con la percentuale delle malattie che è destinata a diminuire con i progressi tecnologici mentre non si riscontra alcun impatto ambientale. Il progetto di parere dell'Efsa rilevava che i tassi più elevati di malattie e morti riscontrati negli animali clonati non devono preoccupare perché gli animali 'non conformi” sono destinati ad essere scartati dalla catena alimentare mentre non preoccupa neanche la piccola dimensione dei campioni utilizzati negli studi di clonazione.

La commercializzazione di carne, latte e formaggi proveniente da animali clonati è un rischio inaccettabile che, oltre ad un problema di scelta consapevole da parte dei consumatori e di rispetto della biodiversità, pone evidenti perplessità di natura etica che occorre affrontare prima che sia troppo tardi. Se la netta contrarietà dei consumatori americani ha costretto le principali industrie alimentari statunitensi come la Dean Food ad impegnarsi formalmente a non utilizzare il latte prodotto da mucche clonate, secondo un sondaggio on line sul sito della Coldiretti, in Italia meno di uno su dieci (8%) ritiene che la scienza abbia dimostrato che questi alimenti sono perfettamente equivalenti agli altri ed è quindi necessario consentirne la vendita senza alcun tipo di indicazione.

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