Dopo l'allarme lanciato da Coldiretti al Vinitaly, la tracciabilità del prodotto diventa una richiesta non solo di qualità da parte del consumatore, ma anche di marketing da parte delle aziende che vogliono difendersi dalla concorrenza di 'etichette oscure” che (dopo la riforma europea sui vini da tavola) invadono il mercato e creano confusione. Le nuove tecnologie vengono incontro a questa esigenza con un progetto che si chiama 'E-wine, tracing the bottle”, presentato al Cebit di Hannover dalla camera di Commercio di Torino e dalla Fondazione Torino wireless in collaborazione con l'Istituto superiore Mario Boella.
 Immaginate di acquistare una bottiglia di vino o di ordinarne una al tavolo di un ristorante e, utilizzando il cellulare o il palmare, di poter leggere la storia di quella bottiglia e dell'azienda che la produce, di poter scoprire gli abbinamenti consigliati con i cibi, di visualizzare immagini e mappe dell'area geografica di produzione. Il progetto permette di dotare le bottiglie di vino di una carta di identità elettronica, costituita da una semplice etichetta intelligente adesiva, capace di ospitare e veicolare a consumatori, distributori, ristoratori, tutte le informazioni sul vino contenuto nella bottiglia.

«Dotare le bottiglie di vino di una sorta di carta di identità elettronica - sottolinea Alessandro Barberis, presidente della camera di Commercio di Torino - significa promuovere e tutelare in modo innovativo i nostri vini». Secondo Rodolfo Zich, presidente della Fondazione Torino wireless e dell'Istituto superiore Mario Boella, «con le nuove tecnologie si apre di fatto una nuova dimensione dell'informazione che mette l'utente nella condizione di avere visibilità sulla ”storia” del prodotto stesso. Una nuova prospettiva sia di garanzia, sia di gestione delle filiere produttive e della logistica alimentare, per un settore che riveste la massima importanza nell'economia, ma che incide anche sulla qualità della nostra vita». Ma come funziona il progetto E-wine? La fruizione dei contenuti che si vuole promuovere può avvenire attraverso due differenti tipologie di etichette: codice a barre 2D e RfId.
Nel caso del barcode 2D il consumatore può accedere ai contenuti informativi inquadrando il codice a barre bidimensionale con la fotocamera di un telefono cellulare dotato dell'applicazione di lettura. Nel caso del tag RfId il consumatore può ricevere i contenuti utilizzando, ad esempio, un palmare o altro dispositivo di lettura opportunamente attrezzati. Non è tutto. Sarà possibile anche creare un brand trasversale ai singoli produttori, permettendo iniziative congiunte di marketing o consentendo agli organismi di tutela di esercitare un maggior controllo della produzione, per esempio, passando dalle fascette numerate per i Docg a nuove forme di 'fascette tecnologiche”.

Giuseppe Mariggiò