Due giovani sono morti per la malattia della "mucca pazza" in Castilla e Leon, in Spagna: lo ha riferito il quotidiano El Pais, citando fonti del ministero della Sanità. Sono i primi casi mortali della variante umana della malattia di Creutfeldt-Jakob dal 2005, quando morì una donna di 26 anni, ha riferito l'emittente radio Onda Cero.
Secondo il direttore del Centro nazionale di Riferimento sulle Encefalopatie spongiformi trasmissibili Juan José Badiola «non c'é da allarmarsi, perché è probabile che le due vittime siano state contaminate otto anni fa». Stando a Badiola inoltre «é possibile che vengano individuati in Spagna nei prossimi mesi altri casi di malattia della mucca pazza».
 Non è stata resa nota per il momento l'identità delle due persone morte e non si sa ancora con esattezza dove e quando i decessi siano avvenuti. Fonti della sanità hanno precisato all' edizione elettronica di El Mundo che la Spagna ha seguito le procedure di notifica previste alla rete nazionale e a quella europea.

Coldiretti: una psicosi già costata 2 miliardi
Ci sono tutte le garanzie di sicurezza per evitare un effetto psicosi sui consumi che è già costato nel passato due miliardi di euro. E' quanto afferma la Coldiretti in riferimento alle due vittime spagnole del morbo di Creutzfeld-Jacob, ritenuta la variante umana della cosiddetta mucca pazza che è probabile siano state contaminate otto anni fa.
Da allora sono stati introdotte stringenti misure sul fronte della qualità, della tracciabilità e della genuinità e della sicurezza dei prodotti come il divieto dell'uso delle farine animali nell'alimentazione del bestiame e l'eliminazione degli organi a rischio Bse dalla catena alimentare. Ma anche e soprattutto l'introduzione a partire dal 1° gennaio 2002 di un sistema obbligatorio di etichettatura che consente di conoscere l'origine della carne acquistata con riferimento agli Stati di nascita, di ingrasso, di macellazione e di sezionamento, nonché un codice di identificazione che rappresenta una vera e propria carta d'identità del bestiame. Oggi esiste dunque una sicurezza totale per i consumatori in quanto tutti i bovini sopra i 24 mesi sono controllati.
Questi interventi hanno consentito una drastica riduzione del fenomeno Bse negli animali allevati: dai cinquanta casi individuati nel 2001 ai due casi dei primi nove mesi del 2007 su circa 450.000 test effettuati sugli animali. Con la drastica riduzione dei casi di Bse in Italia e in Europa è anche finita un'epoca di "proibizionismo alimentare" iniziata nel Consiglio dei ministri agricoli della Ue il 29 gennaio 2001, quando per fronteggiare l'emergenza mucca pazza (Bse) era stata assunta la decisione di eliminare la colonna vertebrale dai bovini di età superiore a dodici mesi, condannando dal 31 marzo 2001 la fiorentina.

A seguito dell'emergenza mucca pazza - afferma la Coldiretti - gli allevatori nazionali hanno aumentato nelle stalle gli esemplari di razze autoctone e oggi l'Italia può contare su circa 120.000 animali riconducibili alle cinque storiche razze italiane con un aumento di oltre il 20% rispetto a prima della crisi mucca pazza scoppiata nel 2001. Ad essere "salvato dall'estinzione" - continua la Coldiretti - è stato l'intero patrimonio di razze bovine Made in Italy come la maestosa chianina (30.000 animali), la romagnola (15.000 animali), la marchigiana (48.000), la podolica (20.000) e la maremmana (5.000).
Gli acquisti domestici di carne bovina delle famiglie italiane secondo i dati ismea Ac Nielsen erano risultati oltre le 405.000 tonnellate (23 chili per famiglia acquirente) per un importo di 3,5 miliardi di Euro.