Truffe alimentari: brava la contessa, ma adesso chi paga tutti i conti?
E adesso chi paga il conto? Da tempo andiamo scrivendo che i vari scandali che hanno scosso l'agroalimentare italiano hanno costi pesantissimi. Tutti i giorni sul portale proponiamo aggiornamenti che via via vedono aggiungersi nuovi protagonisti. Dai truffatori del Brunello taroccato ai criminali che ci spacciano per vino quello che la magistratura non ha ancora chiarito quale tipo di bevanda sia, dai sofisticatori che vendono per olio extravergine del banale olio di semi rettificato a chi vende olio di girasole contaminato. Ma in nessuno di questi casi c'è una qualche risoluzione precisa.
In tutto questo caos la pur doverosa preoccupazione dell'ex ministro delle Politiche agrarie De Castro (che si aggiunge ai titolari non certo rimpianti di quel dicastero, a partire da Pecoraro Scanio…) è sembrata solo quella di rassicurare circa l'assenza di rischi per la salute (ma sarà vero?). L'avvio di drastiche operazioni di pulizia non sembra invece mai cominciato. Eppure l'unica cosa che si dovrebbe fare è avviare una fase di candeggio che, senza guardare in faccia ad aristocratici o banditi, restituisca certezza di cosa si mangia o si beve ai consumatori, nonché dignità agli imprenditori che fanno bene il loro lavoro (che sono poi la maggioranza). Il rispetto delle regole è più che fondamentale, insieme alla certezza delle sanzioni. Purtroppo, come detto, per ora nulla si muove. Chi sapeva e ha taciuto è rimasto al suo posto, nelle istituzioni come nei consorzi. E chissà se qualcuno nelle aziende o nelle associazioni dei produttori sarà chiamato a pagare un conto?
Per ora l'unico gesto di dignità è stato quello della contessa Noemi Marone Cinzano (titolare della cantina di Argiano, fra gli indagati per Brunellopoli con Banfi, Frescobaldi e Antinori), che ha deciso di declassare il suo Brunello 2003 per liberarlo dal sequestro e poterlo così vendere come rosso. Una quasi ammissione di responsabilità che fa onore alla contessa e che non può però restare isolata. Per restituire credibilità a tutti i produttori onesti di un onesto Brunello serve che seguano altri declassamenti pubblici e molte dimissioni o, almeno, autosospensioni da incarichi di prestigio. E qui, a costo di sembrare ripetitivi, sarebbe un vero servizio al Paese, e un esempio di stile, un onorevole passo indietro da parte di uomini sul cui rigore vorremmo continuare a poter credere, a partire magari dal presidente del comitato Gran Cru, Vittorio Frescobaldi.
In attesa che al silenzio di chi ha barato si sostituisca il rumore che certamente non potrà non provocare il prossimo ministro delle Politiche agrarie (soprattutto se, come sembra, sarà un decisionista competente come il veneto Luca Zaia), non possiamo per il momento che accogliere con piacere il verdetto finale di assoluzione per le mozzarelle di bufala campane. I prodotti in commercio sono tutti in regola e il caso è chiuso. Speriamo.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net


